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LA PALMA DEL RATTAN

Calamus sp. (Kew Gardens. Foto P. Pavone)

Calamus rotang L.

Etimologia - Il termine generico deriva dal greco calamos = canna, in riferimento ai fusti sottili simili alle canne di bambù. Il termine specifico è il nome indigeno usato per indicare il materiale ricavato dai fusti (rattan).

Area d'origine - Asia sud-orientale

Descrizione botanica - Palma rampicante con fusto sottile di diametro variabile da pochi millimetri a qualche centimetro, flessibile, talora più o meno spinoso. Le foglie sono pennate, alterne ad intervalli regolari lungo il fusto, lunghe 60-80 cm, formate da segmenti lineari-lanceolati, di 15-30 cm, provvisti di due file di spine nella pagina superiore. La guaina e il sottile picciolo sono armati di spine biancastre che fungono da organi di sostegno e di ancoraggio. I fiori, unisessuali su piante dioiche, sono riuniti in vistose infiorescenze ramificate, avvolte da una spata spinosa. In altre specie (es. Calamus ciliaris) alcune infiorescenze sono sterili e formano una sorta di fruste spinose con le quali la pianta facilmente si arrampica sugli alberi vicini. I frutti sono rotondeggianti, interamente ricoperti da squame di colore rosso-bruno, lucide.

Usi - I fusti sottili e cilindrici, opportunamente lavorati, costituiscono il noto rattan, un materiale pregiato e costoso, molto apprezzato per la fabbricazione di mobili, bastoni, ombrelli e per lavori di intreccio. Prodotti simili sono, tuttavia, frequentemente realizzati con fusti di numerose altre piante, per lo più Graminacee (soprattutto il bambù), Juncacee (giunchi) o, ancora, con i rami giovani e sottili dei Salici (vìmini).