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LA PALMA DI BETEL

 

Areca catechu L.

Etimologia - Il termine generico deriva dal vocabolo tamil areec, nome comune indigeno di queste piante, divenuto in portoghese areca. Il termine specifico è il nome indigeno che indica una droga con forti proprietà astringenti, estratta dal legno dell'Acacia catechu (fam. Leguminosae), spesso aggiunta ai semi di questa palma nella preparazione del betel masticatorio.

Area d'origine - Indie orientali, Malesia.

Descrizione botanica - E' una palma provvista di un fusto solitario e sottile, alto fino a 30 m e largo circa 20 cm, inizialmente verde, poi grigiastro e anulato dai resti delle cicatrici fogliari. Le foglie, portate alla sommità del fusto, sono pennate, con rachide rigido, ma arcuato e numerosi segmenti, rigidi e fittamente ravvicinati. I fiori, profumati e di colore giallo, sono unisessuali, riuniti in infiorescenze che si sviluppano alla base delle foglie, avvolte da due spate; i maschili, più numerosi, si localizzano all'apice dell'infiorescenza, mentre i femminili, in minore quantità, si riscontrano verso la base. I frutti sono duri, di colore rosso-arancio, ovoidali, hanno un mesocarpo fibroso e un endocarpo sottile e legnoso che avvolge un unico seme.

Usi - I semi di questa palma, erroneamente noti come noci di betel, sono ampiamente utilizzati, soprattutto nell'Asia sud-orientale, come masticatorio per le proprietà stimolanti, digestive e cardiotoniche, dovute alla presenza di tannini e sostanze alcaloidi.

Per tali motivi questa palma viene largamente coltivata, formando estese piantagioni, in molte regioni tropicali, non solo asiatiche, dal Pakistan e l'India alla Malesia, fino alle isole meridionali del Pacifico e pure in Africa.

L'apice vegetativo, inoltre, dal sapore amarognolo, viene sovente consumato come cavolo palmizio.