2 - Cenni di fitosociologia

(adattato da: A. Pirola; Elementi di Fitosociologia. Coop. Libraria Univ. - Bologna 1970)

 

La fitosociologia è la scienza che studia il manto vegetale nella sua composizione ed i rapporti di questo con i fattori ambientali. Per far ciò la fitosociologia si propone di:

a)    descrivere le diverse situazioni vegetazionali nelle varie stazioni di un dato territorio;

b)    confrontare tali situazioni vegetazionali tra loro per verificarne il grado di affinità;

c)     descrivere sinteticamente queste situazioni correlandole con i fattori ambientali;

d)    descrivere le mutazioni delle situazioni vegetazionali al trascorrere del tempo.

Ciò perché ciascuna specie vegetale ha un suo specifico range di tollerabilità alle diverse situazioni ambientali entro il quale esiste il suo optimum ecologico e fisiologico. È chiaro, infatti, che più specie possono coesistere nello stesso ambiente avendo simili gradi di tollerabilità ai fattori ambientali raggiungendo tra di esse un buon grado di equilibrio che ne limita la competizione interspecifica favorendone la coesistenza.

Ne consegue che per ciascuna stazione si possono definire le specie vegetali caratteristiche e le quantità di esse che partecipano al consorzio. Ciò consente di definire le caratteristiche ambientali di un data area semplicemente osservandone la vegetazione.

 

Lo studio della vegetazione

Al variare di uno o più fattori ambientali varia pure il manto vegetale. Questa variazione può essere più o meno accentuata a seconda dell'andamento degli stessi fattori. Generalmente è possibile conoscere diverse tipologia vegetazionali anche da semplici fatti fisionomici, cioè per la dominanza di certe specie su altre o per la dominanza di una forma biologica sulle altre. Si ha così modo di individuare tratti di vegetazione omogenea da punto a punto che esprimono un andamento omogeneo delle caratteristiche ambientali di una data area di territorio.

Questi tratti di vegetazione omogenea presenti in un territorio sono detti popolamenti elementari e corrispondono ad altrettanti microambienti.

Sono proprio i popolamenti omogenei che costituiscono la base di tutti gli studi sulla vegetazione essendo essi stessi le unità minime della fitosociologia.

Per poter definire un popolamento minimo bisogna procedere secondo una metodologia che consenta di raccogliere il maggior numero di dati sulla vegetazione compresa in una determinata superficie di territorio. Questo consentirà, in seguito, di operare dei confronti significativi con i dati rilevati per altri territori.

Per operare in maniera corretta esistono delle regole da rispettare rigorosamente. Infatti, il rilievo fitosociologico richiede l'osservazione e la raccolta di tre tipi di dati che riguardano la stazione di campionamento, il tipo di substrato presente e la composizione floristica.

Il rilievo va effettuato all'interno di un popolamento elementare abbastanza esteso così che si possa aumentare la superficie del rilevamento fino a raggiungere l'estensione minima che consente di avere una serie completa di dati che consentono di descrivere validamente il popolamento.

La serie di dati da rilevare è:

1)    data e numero del rilievo;

2)    nome del rilevatore;

3)    località del rilievo;

4)    riferimenti topografici;

5)    profondità, in metri, sotto la superficie del mare;

6)    inclinazione media della superficie del suolo, in gradi sessagesimali o come pendenza in %;

7)    esposizione del rilievo;

8)    tipo di substrato e notizie pedologiche;

9)    copertura complessiva della vegetazione in valore %, eventualmente suddivisa per i diversi strati della vegetazione;

10)            superficie rilevata, in m2;

11)            elenco floristico con l'annotazione del ricoprimento relativo per ciascuna specie e della fenologia riproduttiva (gametofiti, sporofiti, propaguli, ecc.);

12)            ogni altra osservazione ritenuta valida per l'interpretazione dei dati, come ad esempio dati sui fattori microambientali.

Il gruppo di dati da 1 a 4 servono a dare una precisa localizzazione del rilievo; i dati da 5 a 8 servono a descrivere la tipolgia del substrato; i dati da 9 a 11 servono a fornire dati specifici sulla vegetazione rilevata.

Poiché, a priori, è impossibile conoscere quale sarà la superficie minima da rilevare per descrivere validamente una data vegetazione, si dovrà, preliminarmente, procede con l'eseguire dei rilevamenti su superfici di substrato di estensioni doppie rispetto ai rilievi precedenti annotando le specie che si trovano all'interno di ciascuna area campionata.

Ad esempio si procede campionando una porzione di fondale di 20 x 20 cm e si annotano le specie trovate in essa; poi si amplia l'area di campionamento portando il lato del quadrato a 30 cm e annotando le specie che non erano state trovate in precedenza; poi si porta il lato del quadrato a 40 cm, a 50 cm, a 60 cm, etc.

Nel momento in cui al crescere della superficie di campionamento non si ha più crescita nel numero delle specie trovate nei campioni si potrà definire quella che si chiama minimo areale o area minima del popolamento. Cioè la minima superficie di substrato in cui si riscontra il numero massimo di specie del popolamento in esame.

Naturalmente è importante che nell'eseguire i rilevamenti di superfici successivamente più grandi alla prima superficie rilevata questa deve sempre ricadere all'interno della superficie caratterizzata da vegetazione omogenea.

Le indicazioni sulla coesistenza statisticamente fedele tra specie, sulla loro vitalità e sulla coopewrazione o competizione che ciascuna di esse esercita sulle altre sono importanti per descrivere il complesso di fattori biotici che condizionano un dato popolamento. Queste indicazioni si possono dedurre dai valori quantitativi degli individui delle singole specie nei campioni rilevati, riportando per ciascuna di esse i valori relativi ad abbondanza e dominanza. Queste indicazioni sono espresse secondo scale di valori convenzionali.

Secondo Braun-Blanquet abbondanza e dominanza possono essere evidenziate da indici separati, ma egli stesso propone di utilizzare un unico indice al fine di semplificare il tutto anche in considerazione del fatto che nella maggior parte dei casi questi due caratteri vengono valutati insieme.

Braun-Blanquet propone dunque la seguente scala di 6 valori:

5: per tutte le specie che ricoprono almeno il 75 % della superficie del rilievo;

4: per percentuali di ricoprimento comprese tra 50 e 75 %;

3: per percentuali di ricoprimento comprese tra 25 e 50 %

2. per percentuali di ricoprimento comprese tra 5 e 25 %

1: per percentuali di ricoprimento comprese tra 1 e 5 %

+: per specie che hanno una percentuale di ricoprimento inferiore all'1 %.

Pignatti propone una scala che stimi la copertura, cioè che comprenda abbondanza e dominanza, espressa in 7 valori percentuali:

5: per coperture tra 80 e 100 %;

4: per coperture tra 60 e 80 %;

3: per coperture tra 40 e 60 %;

2: per coperture tra20 e 40 %;

1: per coperture tra 1 e 20 %;

+: per coperture trascurabili;

r: per specie rare con pochissimi individui e di copertura trascurabile.

Qualunque sia il criterio di valutazione adottato, l'indice di abbondanza-dominanza è la prima cifra che va segnata accanto al nome delle specie nell'elenco floristico dei rilievi.

Quando si eseguono rilevamenti di popolamenti vegetali che presentano strati di vegetazione sovrapposti si dovrà indicare nell'elenco floristico accanto a ciascuna specie trovata la sua appartenenza ai diversi strati del popolamento, oppure sarà ancora meglio separare già nell'elenco floristico le specie ritrovate a seconda dello strato nel quale si sono rinvenute. In questo caso i valori di abbondanza-dominanza si indicheranno strato per strato.

 

Come si utilizzano i rilievi

Nell'ambito dei popolamenti elementari i rilievi, eseguiti secondo le metodiche fitosociologiche, ne riproducono le linee fondamentali secondo un sistema convenzionale al fine di poter confrontare i diversi popolamenti mediante il confronto dei rispettivi rilevi tra loro. Naturalmente volendo aver un quadro complessivo della vegetazione di un dato territorio bisognerà disporre di un numero congruo di rilievi, più o meno elevato a seconda della variabilità di microambienti esistente nel territorio oggetto di studio.

Un confronto tra più territori può essere fatto confrontando tra loro i caratteri comuni che li rendono affini o differenti. Tra questi caratteri quello preponderante è costituito dalla composizione floristica. Pertanto i rilievi che hanno, tendenzialmente le stesse specie nell'elenco floristico sono altamente simili e possono essere riuniti in gruppi.

Ogni gruppo di rilievi va ordinato in tabelle grezze dalle quali si può evincere, in via preliminare, se tutti i rilevi compresi rappresentano popolamenti elementari ecologicamente equivalenti.

Questa analisi va fatta mediante il calcolo delle frequenze delle singole specie riportate in tabella. Questa frequenza s si stabilisce in base al numero di rilievi in cui compare la specie rispetto alla totalità dei rilievi. Per poi poter confrontare tabelle di più popolamenti, con numeri di rilievi diversi, si procede trasformando le frequenze reali in frequenze percentuali. Quando i rilievi sono molto simili tra loro hanno anche molte specie in comune, quindi molte di queste avranno valori di frequenza elevati. Al contrario, se si hanno rilievi molto differenti anche le specie avranno valori di frequenza bassi.

Tutto ciò si evidenzi mediante istogrammi in cui i valori di frequenza sono ripartiti in 5 classi di presenza: I = 1÷20%; II = 21÷40%; III = 41÷60%; IV = 61÷80%; V = 61÷80%.

L'istogramma va costruito ponendo in ascissa le classi di frequenza e in ordinata il numero di specie con frequenza, espressa in valori percentuali, compresa entro i limiti corrispondenti alle singole classi.

In genere si considera omogenea una tabella il cui istogramma presenta una distribuzione delle frequenze riconducibile ad una curva unimodale. Le tabelle così fatte possono, anche, essere confrontate sulla base del loro contenuto floristico. Esse descrivono la composizione media della vegetazione di un dato microambiente ed ogni rilievo rappresenta un caso particolare tra quelli osservati. In queste tabelle la classe di presenza relativa ad ogni singola specie viene riportata in una apposita colonna sulla destra dell'intera tabella.

Da ciò si evince che ogni singola specie nei confronti di un aggruppamento vegetale, sintetizzato in una tabella, potrà essere:

estranea o accidentale, se, normalmente, manca o se ha bassissime frequenze;

indifferente, se è presente anche in altri aggruppamenti con frequenze elevate ma senza apparenti significati ecologici;

preferente, se vi si trova con una frequenza maggiore rispetto a quelle riscontrate in altri aggruppamenti;

elettiva, se ha una frequenza fortemente elevata rispetto a quelle scarsamente significative presentate in altri aggruppamenti;

esclusiva, se si trova solo in un aggruppamento con alta o bassa frequenza.

Le liste floristiche delle singole tabelle possono essere confrontate tra loro semplicemente riportandole tutte in un'unica tabella generale evitando, in tal modo, di dover ricorrere ad uno schedario di fedeltà di rilievi.

Naturalmente questa operazione va fatta per tutte le tabelle che presentino evidenti affinità per la co-presenza di specie comuni che mancano o sono rare, invece, nelle altre tabelle.

Se ne deduce che ogni habitat può essere validamente descritto in base alla co-presenza di determinate specie che si trovano esclusivamente in esso o che mostrano per esso una notevole elettività. E, poiché, è ormai noto che ogni singola specie risponde a ben determinate esigenze ecologiche, dall'esame delle liste floristiche si possono paragonare tra loro i diversi ambienti di un dato territorio.

Le specie caratteristiche sono quelle che risultino esclusive o elettive di un certo aggruppamento. Queste specie possono essere utili a descrivere le condizioni ecologiche di un dato ambiente. Una specie caratteristica non sempre è abbondante nell'ambito dell'aggruppamento che differenzia. Infatti, il suo tasso intrinseco di rirpoduzione le sue forme e le sue dimensioni possono essere tali da renderla poco appariscente nell'ambito dell'aggruppamento. La presenza di specie caratteristiche è importante nel riconoscimento di un dato aggruppamento anche rispetto alle altre specie con frequenza elevata.

Le specie esclusive sono quelle che meglio caratterizzano un aggruppamento. Queste non sono, però, molte e qualche autore ritiene che nell'ambiente marino non ne esistano in senso assoluto. Vi sono specie indubbiamente esclusive quando si tratta di ambienti estremi. In relazione a questo aspetto vi sono:

specie esclusive assolute, sono tutte quelle esclusive;

specie esclusive trasgressive, sono tutte quelle elettive, legate all'aggruppamento ma presenti anche in aggruppamenti ad ecologia affine;

specie esclusive territoriali, sono quelle legate ad un aggruppamento limitatamente ad un dato territorio, ma con fedeltà ridotta al di fuori di questo;

specie esclusive locali, sono quelle elettive o esclusive il cui areale è più piccolo dell'estensione dell'intero aggruppamento in cui si trovano.

 

 

L'associazione vegetale

Riunendo in un'unica tabella un insieme di rilevi fitosociologici simili si ha modo di dedurre un modello medio e astratto di un aggruppamento vegetale partendo da una serie di dati relativi a casi particolari e puntiformi. A questa entità astratta viene dato il nome di associazione vegetale.

Braun-Blanquet ha definito l'associazione vegetale come: "un aggruppamento, più o meno stabile e in equilibrio con il mezzo ambiente, in cui certi elementi quasi esclusivi (specie caratteristiche) rivelano con la loro presenza un'ecologia particolare ed autonoma".

Altre definizioni sono state proposte da Guinochet, che definisce l'associazione vegetale come: "un aggruppamento floristico statisticamente omogeneo (omogeneità di tabella), con rilievi di superfici floristicamente omogenee e che possiede almeno una specie caratteristica".

Di recente si è proposto di dare un certo valore non solo alle specie caratteristiche ma anche a quelle che compaiono nell'aggruppamento con una notevole frequenza e che contribuiscono, almeno sul piano statistico della co-presenza, a definire l'associazione. Quindi, Pignatti introduce la combinazione specifica caratteristica che è formata dalle specie caratteristiche e da quelle con frequenze superiori al 60 %, cioè dalle specie dominanti.

 

 

Altre unità fitosociologiche

Un territorio caratterizzato da una morfologia monotona o in cui i fattori ambientali variano molto gradatamente da punto a punto, o da strato a strato negli ambienti acquatici, presenterà popolamenti poco differenziati. Al contrario un territorio con morfologia varie o distinto in zone vegetazionali rifletterà queste sue caratteristiche anche sui popolamenti vegetali che in esso si sviluppano che saranno, dunque, molto diversificati tra di loro.

Questi due esempi sono relativi a situazioni limite, ma in alcune località le condizioni reali si avvicinano a queste ipotetiche situazioni. La fitosociologia è nata in Europa e tutti gli studi di base sono stati condotti su modelli europei mediante i quali si sono definiti i concetti di vegetazioni concrete e astratte. Allo stesso modo si sono definite le gerarchizzazioni di ordine diverso a quello di Associazione in funzione delle affinità floristiche ed ecologiche delle vegetazioni europee.

Ne consegue che non tutti i fitogeografi concordino con queste definizioni. La maggior parte delle critiche a questi criteri vengono da coloro i quali davano un maggior peso al concetto di continuum vegetazionale nel quale è impossibile distinguere le diverse associazioni. Ciò derivava dalle personali esperienze di questi autori che erano soliti svolgere la loro attività in luoghi quali foreste e le pianure tropicali, praterie naturali americane o in situazioni di popolamenti floristicamente livellati per la forte pressione dell'uomo in cui esistono condizioni di aggruppamenti vegetali in cui il riconoscimento delle associazioni presuppone una loro conoscenza in condizioni di migliore sviluppo.

La sistematica fitosociologica basata su unità gerarchiche superiori all'Associazione viene messa in discussione dalla scuola europea. Ellemberg da importanza all'evidenziamento di gruppi ecologici, costituiti da specie con esigenze simili nell'ambito della stessa dell'associazione, in contrapposizione alle specie caratteristiche o fedeli.

Non ostante si riconosca a questo metodo una qualche rispondenza alle condizioni naturali, purchè siano realmente rilevate in campo e criticamente sperimentate con metodi autoecologici in laboratorio, di seguito preferiamo dare le definizioni ormai classiche relative alla gerarchizzazione delle unità fitosociologiche, per l'assenza diffusa di osservazioni e misurazioni di valenza ecologica delle specie sia in campo che in laboratorio.

Alleanza: è costituita da due o più associazioni affini, limitrofe nello spazio o vicarianti in territori vicini. Si individua per mezzo delle specie caratteristiche comuni solo alle associazioni che la costituiscono;

Ordine: è un complesso di alleanze e si individua grazie a specie caratteristiche proprie;

Classe: riunisce in se più ordini che corrispondono ad una ecologia simile e presentano spesso una fisionomia comune.

Spesso le specie caratteristiche sono comuni a tutte le suddivisioni di ordine superiore all'associazione.

Le regole per denominare le singole unità fitosociologiche possono essere riassunte in maniera schematica. Per denominare l'associazione viene preso il solo tema della denominzaione latina di una specie caratteristica e vi si aggiunge il suffisso "-etum", mentre il suffisso specifico segue declinato al genitivo, per esempio l'associazione a Caulerpa prolifera sarà denominata Caulerpetum proliferae. Per l'alleanza si utilizza il suffisso "-ion"; per l'ordine il suffisso "-etalia" per la classe il suffisso "-etea". Esiste un codice internazionale di nomenclatura fitosociologica che regola tutta la metodologia sintassonomica.

A titolo di esempio riportiamo la gerarchizzazione della vegetazione a Caulerpa:

 

Classe Caulerpetea Giaccone & Di Martino 1997

        Tipo nomenclaturale Caulerpetalia Giaccone & Di Martino 1997

 

        Car. class.: Caulerpa prolifera e Caulerpa racemosa

 

                 Ordine Caulerpetalia Giaccone & Di Martino 1997

                 Tipo nomenclaturale Caulerpion Giaccone & Di Martino 1997

                 Car. ordine: Caulerpa prolifera e Caulerpa racemosa

 

                         Alleanza Caulerpion Giaccone & Di Martino 1997

                         Tipo nomenclaturale: Caulerpetum racemosae                                                    Giaccone & Di Martino 1995

 

                         Car. all.:Caulerpa prolifera

                                   Caulerpa racemosa

 

                 1a Ass. Caulerpetum racemosae Giaccone & Di Martino 1995

                         Car. Ass.: Caulerpa racemosa

 

                 2 a Ass. Caulerpetum taxifoliae mexicanae Giaccone & Di Martino 1995

                         Car. Ass.: Caulerpa taxifolia ecad mexicana

 

                 3 a Ass. Caulerpetum scalpelliformis Mayoub 1976 emend                                                                     Giaccone & Di Martino 1995

                         Car. Ass.: Caulerpa scalpelliformis

                                  Schizotrix arenaria

 

                 4 a Ass. Caulerpetum taxifoliae taxifoliae Di Martino & Giaccone 1997

                         Car. Ass.: Caulerpa taxifolia ecad taxifolia

 

                 5 a Ass. Caulerpetum proliferae Di Martino & Giaccone 1997

                         Car. Ass.: Caulerpa prolifera

 

Il tipo nomenclaturale di un syntaxon, cioè di un elemento della classificazione fitosociologica, è quello nel quale si trova il rilievo tipo all'interno della tabella fitosociologica, utilizzata per descrivere e classificare la vegetazione, come entità nuova per la scienza fitosociologica.

Talvolta è necessario evidenziare differenze tra i rilievi di una stessa tabella di associazione formando delle unità fitosociologiche di ordine inferiore all'associazione stessa. In questo caso si hanno:

sub-associazione: è evidenziata da specie differenziali che in associazioni molto estese ne caratterizzano aspetti particolari corrispondenti a condizioni edafiche particolari o del clima locale o semplicemente situazioni corologiche diverse rispetto ai luoghi per i quali è descritta l'associazione;

variante: è caratterizzata, principalmente, da differenze quantitative di specie presenti nell'associazione;

facies: corrisponde alla predominanza di una sola specie.

 

 

Lo studio delle Associazioni

Le tabelle di associazione vanno presentate riunendo le diverse specie presenti in elenco in gruppi di caratteristiche di associazione, caratteristiche di alleanza (che vanno eventualmente riunite con quelle delle altre unità superiori) e specie compagne. Nell'ambito di ciascuno di questi gruppi i taxa vanno ordinati in base alla frequenza decrescente. Talvolta si preferisce suddividere le specie dell'elenco floristico a seconda dello strato vegetazionale di appartenenza. Si avranno, nel caso della vegetazione marina, specie di strato elevato, specie di sottostrato, specie epifite, etc.

Anche i rilievi possono essere ordinati in base all'affinità floristica ma sempre nell'ambito della medesima associazione.

Sulla base di una tabella così strutturata sarà poi possibile effettuare una prima parte degli studi su base floristica, per poi passere agli studi di campo sull'ecologia dell'associazione (sinecologia), sul suo dinamismo e sul suo periodismo.

 

a) Studio floristico

In parte riguarda il completamento della tabella di associazione con elementi descrittivi quali la presenza e l'indice di ricoprimento per ogni singola specie. Poi si possono evidenziare le forme biologiche delle singole specie e calcolarne le rispettive quantità in valori % ottenendo lo spettro biologico dell'associazione. Successivamente di definisce la struttura dell'associazione in modo da ottenere un modello di distribuzione nello spazio delle diverse forme biologiche.

Presenza. Le presenze assolute o le classi di presenza, indicate con numeri romani da I a V, si segnano in una apposita colonna al margine destro della tabella.

Indice di ricoprimento. Esprime, per ciascuna specie in tabella, il suo ricoprimento nell'ambito dell'associazione. Viene calcolato in base ai valori di abbondanza-dominanza che ha la specie in tabella. Poi a ciascuno dei valori ottenuti si attribuisce un grado di ricoprimento in % relativo ad un ipotetico valore medio:

 

 

Scala abbondanza-dominanza

Grado di ricoprimento %

Valore centrale

5

75 - 100 %

87,5

4

50 - 75 %

62,5

3

25 - 50 %

37,5

2

10 - 25 %

17,5

1

1 - 10 %

5,0

+

-

0,1

 

Questo indice risulta dalla somma di tutti i valori centrali, divisi per il numero dei rilievi della tabella e moltiplicata per cento:

indice ricoprimento = ( Σ valori centrali / numero dei rilievi ) × 100.

Questo indice così determinato è valido solo nel caso in cui i rilievi siano stati eseguiti secondo la scala di abbondanza-dominanza di Braun-Blanquet. Nel caso in cui si sia proceduto secondo le metodiche consigliate da Pignatti si calcola l'indice di copertura percentuale.

Spettro biologico. Serve a definire, in maniera puramente indicativa, la struttura dell'associazione. L'assegnazione delle forme biologiche alle specie in tabella viene fatta secondo Runkier, però lo spettro biologico ha valore limitatamente all'associazione che si sta studiando.

Per rendere questo spettro più aderente alla vegetazione concreta, lo si può calcolare tenendo conto delle diverse forme biologiche e dell'indice di ricoprimento delle singole specie e poi esprimendo in valori percentuali le somme ottenute per ogni singola forma biologica. Si ottiene così lo spettro biologico reale che è particolarmente utile per quelle associazioni che presentano una specie dominante come unica rappresentante di una data forma biologica.

Struttura. Lo spettro biologico reale è già sufficiente a dare una idea della struttura di vegetazione di una data associazione. Però è anche possibile fare ulteriori valutazioni al fine di rappresentare graficamente una associazione oltre che la distribuzione nello spazio delle singole specie che la compongono.

Un tipo di rappresentazione della struttura della vegetazione è stato proposto da Dansereau e Arros che partendo da una tabella di associazione risalgono ai dati relativi ad habitus e morfologia fogliare o del tallo delle diverse specie, oltre che alla loro distribuzione spaziale esprimendo tutte queste informazioni secondo un simbolismo convenzionale che origina una formula laterale ed un grafico che tracciano le linee fondamentali dell'associazione in esame.

Minimo areale. È la minima superficie in cui è possibile trovare il maggior numero di specie che compongono l'associazione.

 

b) Sinecologia

Descrivendo un'associazione solo dal punto di vista floristico avremo un quadro esatto relativamente ad una serie di affetti legati a fenomeni ambientali che ne hanno determinato la composizione. Questo, però non può considerarsi sufficiente a descrivere in modo completo l'associazione. Nella descrizione di una associazione vanno anche considerati i parametri dei principali fattori che si verificano in corrispondenza dei popolamenti elementari dell'associazione.

Così facendo si definisce l'ampiezza ecologica dell'associazione correlando le oscillazioni dei fattori ecologici sia alle singole specie dominati e/o caratteristiche sia al complesso delle combinazioni di specie caratteristiche nell'ambito della stessa associazione.

Tra i fattori di cui tener conto i principali sono quelli orografici o batimetrico-morfologici e quelli edafici o legati alla tipologia del substrato (roccioso, mobile, …).

I fattori orografici o batimetrico-morfologici. Profondità del rilievo, inclinazione del substrato ed esposizione sono fattori intimamente legati tra loro e che condizionano fortemente la composizione di specie di una associazione perché dalle loro variazioni dipendono la quantità e qualità della luce e la temperatura a cui le associazioni si trovano esposte.

I dati relativi a tutte queste informazioni vanno annotati nella testata delle tabelle fitosociologiche.

I fattori edafici. La tipologia del substrato è importante da conoscere perché influenza fortemente la presenza di specie in un dato ambiente. Secondo questi fattori le specie possono essere ordinate in categorie ecologiche.

 

c) Periodismo e dinamismo.

Le osservazioni floristiche di una associazione vanno fatte per un periodo di almeno un anno (con campionamenti mensili ostagionali; in mare sono necessari almeno due campionamenti in primavera e in autunno) al fine di conoscere gli aspetti diversi delle singole specie che compongono l'associazione quando queste si trovano nelle diverse fasi del loro ciclo biologico. Tutte queste variazioni posso essere dovute a caratteristiche intrinseche delle stesse specie o possono essere correlate a variazioni dei fattori ambientali.

Il mutare della composizione floristica e delle condizione ecologiche nella vegetazione è detto dinamismo e generalmente si articola in una serie di successioni progressive e regressive.