Modulo I
Origine, composizione
e sintassonomia della vegetazione marina
1 - Elementi di
corologia della biodiversità vegetale marina del Mediterraneo
La corologia è la scienza che studia la
distribuzione attuale delle specie. Sulla base delle affinità filogenetiche
indaga, inoltre, sull'origine, sulla ecologia dell'evoluzione e sugli eventi
che hanno originato i fenomeni della vicarianza e della dispersione dei singoli
taxa o di interi sintaxa.
La corolgia è in grado di evidenziare, con
metodi biologici, fenomeni geodinamici, come la tettonica a placche, e fenomeni
paleoclimatici e le conseguenti crisi di salinità, di temperatura, di trofia
ecc…, dei bacini marini ed in particolare del Terziario e del Quaternario.
L'origine della biodiversità sul Pianeta Terra: modelli a
confronto
Nel 1959 Hutchinson, uno dei fondatori della
scuola ecologica americana, pubblicò la sua teoria sull'origine della
biodiversità che aveva in precedenza esposta in un Congresso mondiale a
Palermo. L'articolo dell'American Naturalist è così titolato."Homage to
Santa Rosalia or why are there so many kinds of animals?" Certamente nel
dedicare questa teoria, rimasta ancora un caposaldo nell'ecologia dell'origine
delle specie, l'ecologo statunitense volle esprimere il suo stupore davanti
alle tante teofanie che Palermo evoca, vista da Monte Pellegrino: ricchezza di
natura e di cultura, simbolicamente sintetizzate nella grotta - santuario della
"Santuzza" palermitana, che nell'800 aveva riempito di ammirato
stupore anche Goethe.
Secondo il modello di Hutchinson l'esistenza di
molteplici nicchie ecologiche (intese come un ipervolume di assi di esigenze,
di risorse e di habitat) spiega perché vi sono molteplici forme di vita, cioè
tante specie.
La competizione interspecifica per le risorse
nelle comunità naturali ha selezionato nel tempo evolutivo le specie e ne ha
reso possibile la coesistenza attraverso una gamma infinita di mutualismi, di
divergenza di caratteri e di comportamenti. Secondo questa teoria la diversità
nelle comunità è una ricchezza da condividere e chi non condivide le risorse e
non modera la competizione si estingue.
Un modello semplice di questa teoria è stato
elaborato nel 1972 da Mac Arthur.
Una seconda teoria sulla consistenza della
biodiversità nelle comunità è stata formulata nel 1978 da Connel, stimolato da
studi sulle foreste pluviali e sulle barriere coralline.
Egli formulò l'ipotesi che le catastrofi
naturali (uragani e tifoni per le foreste, fenomeni meteo - marini come
"el Niño" per le barriere, incendi spontanei per praterie e boschi),
liberando le nicchie dai vecchi occupanti, ringiovaniscono gli ecosistemi
mantenendone alta la diversità biologica.
Questa teoria è stata denominata del
"disturbo intermedio" e si basa ormai su una grande raccolta di dati
sperimentali, che dimostrano l'esistenza dei maggiori picchi di diversità non
nei sistemi in equilibrio o climacici, non nei sistemi degradati da
inquinamento, ma nelle comunità sottoposte a moderata instabilità a causa sia
di fattori biotici (erbivoria, predazione) sia di fattori abiotici (instabilità
climatica, idrodinamica, edafica).
Una terza teoria generale sulla biodiversità fu
formulata tra il 1966 e nel 1981 da Paine e riorganizzata nel 1993 da
Colinvaux, che la denominò "Principio del raccolto". Si basa su
numerose sperimentazioni in natura, che evidenziano una maggiore diversità
nelle comunità dove vi sono più "raccoglitori di risorse": vi sono
più specie vegetali, dove vi sono più erbivori che impediscono che pochi
vegetali forti competitori occupino tutto l'habitat; vi sono più erbivori nei
sistemi naturali dove vivono più specie di carnivori. Viceversa la diversità
diminuisce drasticamente se crollano i carnivori terminali ed intermedi.
Tutte queste teorie, integrandosi danno una risposta ragionevole
sul perché della diversità nella biosfera.
I fattori che regolano la biodiversità in Mediterraneo.
Il Mediterraneo rappresenta soltanto lo 0,8%
della superficie marina dell'Oceano mondiale; ma la consistenza della sua
biodiversità è paradossalmente relativamente elevata. Si calcola che in tutti
gli oceani ed i mari del mondo gli Animali marini (Metazoi) sono circa 130.000
taxa ed i Vegetali (Macrofitobenthos) circa 8.000 taxa.
In Mediterraneo di questi Animali sono presenti
circa 7.241 taxa, pari al 5,5% (Fredj et
al., 1992); mentre dei Vegetali se ne contano circa 1.351 taxa, pari al
16,2% (Giaccone et al., 1999). (Tab.
1 e 2).
Secondo il modello di Mac Arthur (1972 in Begon et al., 1989), che qui applico per il
Mediterraneo, vi sono in un ecosistema più specie per i seguenti motivi:
a) una maggiore gamma
di risorse (oligotrofia diffusa);
b) gli organismi sono
più specializzati (endemismi e specie stenovalenti);
c) ciascuna specie ha
una nicchia ecologica più sovrapposta con le nicchie vicine (mutualismo e
specie accompagnatrici);
d) l'asse o
l'ipervolume di risorse è più sfruttato, cioè la comunità di organismi è più
satura in relazione alla portanza biologica del sistema (articolati rapporti
trofici e struttura biocenotica elevata).
In effetti il Mediterraneo è un mare
oligotrofico e non è omogeneo né nell'habitat né nelle biocenosi e si articola
in due bacini: occidentale ed orientale; ciascun bacino si divide in settori o
mari minori (Alboran; Ligure; Balearico; Tirreno: alto, medio e basso;
Adriatico: alto, medio e basso; Jonio: alto, orientale, occidentale, Mare
Africano; Egeo: centrale, settentrionale, Mare Levantino, ecc.).
Gli endemismi specializzati per le nicchie
mediterranee sono circa un terzo della sua biodiversità: 28,6% Animali e 26,6%
Vegetali.
Nello studio delle biocenosi, inoltre, le
specie, che accompagnano gli elementi caratteristici, sono molto numerose,
perché sono in grado di sovrapporre per una elevata percentuale i loro spazi o
volumi di nicchia ecologica, abbassando la competizione interspecifica ed
esaltando le sinergie mutualistiche (Bellan-Santini et al., 1994; Giaccone & Di Martino, 1997).
L'ipervolume di risorse non è ugualmente ed
intensamente sfruttato nei differenti bacini e settori nei quali si articola la
biogeografia ed il diacronismo evolutivo del Mediterraneo.
La biodiversità e la strutturazione biocenotica
diminuiscono drasticamente procedendo dal Mediterraneo occidentale al Mare
Adriatico ed al Mediterraneo orientale (Tab. 3). Per quanto concerne, inoltre,
la biodiversità vegetale, in Egeo si riduce fino al 32,2 % (Athanasiadis,
1987).
Origine della diversità vegetale in Mediterraneo.
Tra i fattori che hanno prodotto l'attuale
biodiversità del Mediterraneo ne illustrerò brevemente due: 1) la tettonica
delle placche ed in particolare alcuni eventi geodinamici, che hanno
interessato nelle diverse ere geologiche i rapporti tra i corpi idrici
dell'Atlantico e dell'Indo-Pacifico; 2) le variazioni climatiche negli ultimi
30.000 anni, che hanno causato le "crisi di Sapropel".
Lo studio sulla distribuzione degli organismi
presenti in Mediterraneo, ha consentito di costruire uno spettro corologico,
dal quale partiamo per investigare la loro origine, cioè il probabile
diacronismo del loro processo evolutivo.
Approfondendo recentemente (Giaccone et al., 1999) lo spettro corologico
della flora marina bentonica delle coste italiane(Tab. 4), che rappresenta il
72,76 % di quella nota per l'intero Mediterraneo, abbiamo ottenuto alcuni
risultati che ci hanno fatto formulare alcune ipotesi di lavoro sull'origine
della diversità vegetale marina, estensibili all'intero Mediterraneo (Tab.5 - 6
- 7).
I 202 taxa vegetali, pari a 22,32% compresi
negli elementi biogeografici comuni agli oceani Atlantico e Indo-Pacifico (AP;
IA; IAt; IP; P) ed in particolare quelli presenti nella fascia tropicale e
subtropicale, possono essere considerati elementi tetidei e mesogei. Alcuni
(IP) sono rimasti probabilmente in parte in rifugi marini marginali anche
durante la crisi evaporitica del Messiniano superiore, altri rientrarono in
Mediterraneo durante alterne vicende di comunicazione, susseguitesi sia durante
che dopo il Terziario superiore, anche fino al Pleistocene inferiore, tra il Mediterraneo
e l'Indo-Pacifico.
Alcune specie degli elementi endemici (M:
25,64%) sono molto antichi e si devono considerare veri paleoendemsimi (5%)
risalenti (Stam et al., 1988;
Giaccone e Di Martino, 1997) all'Oligocene (Laminaria
rodriguezii, Posidonia oceanica, Rissoella verruculosa, specie del genere Rodriguezella,
ecc.) o al Miocene inferiore e medio (Cystoseira
corniculata, C. barbata, Halophila stipulacea, ecc.). Altri elementi sono più recenti ed alcuni
costituiscono neoendemismi (21%) risalenti ad epoche successive alla
trasgressione pliocenica dei Trubi, quando si riformò l'ambiente marino del
Mediterraneo attuale (altre specie di Cystoseira,
specie di Laurencia, ecc.).
A questo stesso evento sono legati gli elementi
plio-pleistocenici (254 taxa, pari al 27,06 %) comuni soltanto all'Atlantico ed
al Mediterraneo (A; Ab; Abt; At;).
Gli elementi cosmopoliti (217 taxa, pari a 23,97
%) comuni al Mediterraneo, all'Atlantico, all'Indo-Pacifico o diffusi un po'
ovunque nelle zone marine del globo (Aptf; Iatf; SC; C; CA; CB; CBA), si
possono fare risalire a specie distribuite in tutto l'Oceano mondiale (o in
alcune sue fasce climatiche) nel corso delle ere geologiche e disperse
attraverso vie marine e durante eventi generalmente poco noti.
Le variazioni climatiche avvenute durante il
Pleistocene inferiore e l'Olocene hanno prodotto 12 crisi di Sapropel negli
ultimi 30.000 anni (Stanley, 1978)
Il regime pluviale nei bacini, che alimentano i
fiumi che sboccano nel Mar Nero, determinano con un ritorno di circa 3.000
anni, crisi anossiche di origine bosforica nell'Egeo.
Il regime monsonico dell'Africa orientale,
legato ai cicli di Milankovicth, causa alluvioni nilotiche e crisi anossiche
nello Ionio con conseguenze negative fino alle coste della Sicilia e nei casi
più gravi porta ad una inversione delle correnti generali del Mediterraneo.
Secondo recenti osservazioni oceanografiche
riportate da Doumenge (1993) una crisi di Sapropel è già in atto e dovrebbe
avere il suo effetto devastante intorno al 2020 - 2050.
Già nell'Egeo, infatti, sono state trovate aree
profonde con acqua anossica di origine bosforica ed in molti settori
dell'Adriatico e del Tirreno la risalita in superficie delle correnti di
Levante hanno alterato i rapporti nelle acque tra N ed il P (Orel et al.,
1993). Come conseguenza si sono avute nell'ultimo decennio varie fioriture
algali, denominate "mucillagini".
Queste crisi climatiche ricorrenti sono
probabilmente responsabili (Por et al., 1985) della scarsa biodiversità
animale (40%) e vegetale (32%) e della destrutturazione delle biocenosi ed in
particolare delle associazioni vegetali in Egeo ed in tutto il Mediterraneo
orientale, che presenta nicchie ecologiche semivuote ed esposte ad invasioni di
specie opportuniste alloctone e/o fuggitive (specie del genere Caulerpa, degli Ordini Ceramiales e Dictyotales: Ribera e Boudouresque,1995; Giaccone & Di Martino,
1997).
Meccanismi di diversificazione evolutiva.
La successione batimetrica dei paesaggi marini
sulle coste rocciose del Mediterraneo è evidenziata nell'ambiente sommerso da
formazioni vegetali, caratterizzate nello strato elevato da specie del genere Cystoseira. Il portamento della fronda e
le strutture di ancoraggio al substrato di queste specie sono il risultato di
una evoluzione guidata da un parametro abiotico della nicchia ecologica:
l'idrodinamismo.
Le Cistoseire simpodiali (C. amentacea, C. brachycarpa,
C. barbatula, ecc.) occupano le zone caratterizzate da correnti
multidirezionali e bidirezionali con effetti dirompernti, mentre le specie
monopodiali (C. mediterranea, C. elegans, C. sauvageauana, C. spinosa,
ecc.) caratterizzano le zone con correnti deboli unidirezionali o formano isole
di vegetazione nelle pozze calme e nelle baie riparate.
In ambienti con rocce organogene o vulcaniche
irregolari ed in ambienti con reologia intensa le specie hanno evoluto un
elaborato sistema di ancoraggio fatto da lunghi e suddivisi ramponi, terminati
da ventose digitate (C. jabukae, C. tamariscifolia, C. brachycarpa
v. claudiae, C. zosteroides, C. usneoides,
ecc.)
In ambienti coperti da sedimenti, le specie
hanno sviluppato cauloidi striscianti e corti rami primari (C. corniculata,
C. dubia, ecc.).
All'interno di questa selezione evolutiva le
specie hanno contrastato l'eccesso di sfruttamento provocato dall'erbivoria,
elaborando sostanze allelopatiche. Queste molecole nelle specie più antiche
sono semplicemente metaboliti secondari non lipofili mentre in quelle
mediamente evolute sono diterpenoidi lineari, che diventano sempre più
complessi con nuclei eterociclici, man mano che le Cistoseire colonizzano nuove
nicchie ecologiche, nelle quali devono limitare la predazione di nuovi o più
numerosi erbivori.
E' stato possibile ricostruire anche su basi chimiche
(Piattelli, 1990; Amico, 1995) la filogenesi delle specie attraverso la
biogenesi dei prodotti allelopatici. Un esempio di speciazione simpatrica
ancora non completata è stata studiata in alcuni ibridi naturali di C. algeriensis
x C. elegans, caratterizzati da metaboliti a biogenesi mista (Amico et al.,
1988).
In base ai risultati di questa indagine
chemiotassonomica e tenendo presente la biogeografia delle differenti specie
del genere Cystoseira, ritengo di
poter indicare in Cystoseira corniculata, specie confinata in
Adriatico, in Egeo e nello Jonio orientale ed ancora presente nell'Alto Oceano
Indiano, come il taxon che ha
inventato i metaboliti secondari diterpenoidi lineari come sostanze
allelopatiche antierbivore.
Questa specie risale probabilmente al Mare
Mesogeo del Tortoniano e rimase rifugiata durante la crisi messiniana nei
bacini marginali e residuali della Paratetide e dei laghi-mare dell'Egeo. La
metilazione di gruppi laterali di molecole terpenoidiche complesse è il mezzo
più elaborato, espresso dai genomi più evoluti delle specie di questo genere,
che hanno colonizzato aree superficiali o sono state per lunghi periodi
sottoposte ad intenso idrodinamismo in nicchie, dove è anche maggiore e più
diversificata la pressione degli erbivori.
Una causa di speciazione allopatrica è
l'isolamento geografico, che alcune specie vegetali mediterranee hanno subito
in seguito al realizzarsi di areali disgiunti. Qui indicherò soltanto due
esempi riferibili ad eventi geodinamici dell'Oligocene e due esempi che si
possono fare risalire una al bacino Paratetide e l'altro alla trasgressione
pliocenica dei Trubi (Fig. 1 e 2).
Laminaria rodriguezii
è un paleo-endemismo che ha affinità con due specie dello stesso genere (L. sinclairii
e L. longipes) oggi presenti sulle coste settentrionali del Pacifico tra
il Giappone, le isole Kurili, l'Alaska e la California. La via marina
ipotizzata, percorsa dalla specie ancestrale, è quella medio-asiatica (Via
Turgai), che collegava nell'Oligocene un Mare Artico temperato con il Pacifico
settentrionale e la porzione centrale del Mare Mesogeo. Laminaria rodriguezii
mantiene ancora le esigenze ancestrali: termiche (temperature inferiori ai
15°C), fotiche (luminosità bassa) e reologiche (correnti di fondo); queste
condizioni si realizzano soltanto in alcuni ambienti del Circalitorale in tutto
il Mediterraneo. Anche la datazione biologica basata sulla percentuale di
ibridazione genica (Stam et al., 1988) ancorché approssimata, porta
all'Oligocene. Alla stessa epoca si può fare risalire l'origine di Posidonia oceanica, ma attraverso il ramo orientale e meridionale della
Tetide e della Mesogea. Oggi il genere si presenta con specie disgiunte in
Mediterraneo e nell'Australia.
Il Fucus
virsoides dell'Adriatico è rifugiato
allo sbocco di acque dolci sulle coste rocciose dall'Albania a Venezia e mostra
maggiori affinità con il Fucus spiralis dell'Atlantico settentrionale
(Mare del Nord), che con le popolazioni delle Canarie e delle coste europee
dell'Atlantico subtropicale.
Il bacino della Paratetide, attivo soprattutto
nel Terziario inferiore e medio è stato la culla evolutiva di questa specie.
Laminaria ochroleuca
presente nello Stretto di Messina è l'esempio più recente di disgiunzione di
areale nel Mediterraneo. Questa specie è presente fino a circa 20 metri di
profondità nell'area Lusitano-Senegalese dell'Atlantico e fino al Sud Africa.
In Mediterraneo continua la sua distribuzione nel Mare di Alboran e fino in
Algeria. La popolazione dello Stretto di Messina, per la sua profonda
penetrazione batimetrica (tra -30 e -95 m) e per la sua attività fotosintetica
(Drew, 1972), è già formata da una specie fisiologica, distinta dalla
popolazione atlantica, dalla quale è isolata almeno da 2-3 milioni di anni. Questo
isolamento e questo inizio di differenziamento evolutivo sono condivisi con
altre specie vegetali (Cystoseira usneoides, Saccorhiza polyschides)
ed animali (es. Errina aspera e Pachylasma giganteum)
presenti nelle biocenosi bentoniche dello Stretto di Messina (Di Geronimo,
1995; Fredj e Giaccone, 1995).
Conclusioni
Nel 1820, cioè quasi all'inizio dell'impatto
grave sull'ambiente causato dalla civiltà industriale, che persegue un modello
di economia individualista e massimizzante, Giacomo Leopardi, con il pessimismo
che lo caratterizzava scriveva in un suo pensiero:"... tanto è possibile
che l'uomo viva staccato affatto dalla natura dalla quale sempre più ci andiamo
allontanando, quanto un albero tagliato dalla radice fiorisca e fruttifichi.
Sogni e visioni. A riparlarci di qui a cent'anni. Non abbiamo ancora esempio
nelle passate età, dei progressi di incivilimento smisurato, e di uno
snaturamento senza limiti. Ma se non torneremo indietro, i nostri discendenti
lasceranno questo esempio ai loro posteri, se avranno posteri" (Zibaldone,
18 - 20 Agosto, 1820; Ed. 1898-1900).
L'umanità, in effetti, ne ha riparlato a Rio de
Janeiro nel 1992 e a Kjoto nel 1997, per concludere che stiamo praticando uno
sviluppo socio-economico non sostenibile dalla Natura e che stiamo alterando
profondamente l'aria che respiriamo ed il clima che condiziona la vita nella
biosfera.
Si ritiene che la nicchia ecologica, che ha reso
possibile l'emergere dell'Homo sapiens, circa centomila anni fa, sia
stata l'area geografica dell'Africa meridionale compresa tra il Kenia e
l'Uganda, caratterizzata ancora oggi a terra e a mare da una straordinaria e
spettacolare biodiversità. L'attrazione, che genera nell'uomo il fascino della
biodiversità, rivela forse un imprinting,
che la nostra specie ha ricevuto nella primordiale nicchia ecologica, dalla
quale è emersa nella linea evolutiva dei Primati su disegno eterno di
Dio-Evolutore, come Lo chiama Teilhard de Chardin (1955) fondatore
dell'antropologia moderna. Più sommessamente mi sembra di poter supporre,
inoltre, che il fascino che ci attira verso i luoghi ricchi di biodiversità, i
boschi, i fondali marini, ma che ha spinto anche i migliori urbanisti a creare
nelle città ville, giardini, arredo a verde di vie e piazze, sia forse più
profondamente la nostalgia del Giardino di Eden dove, metà dell'umanità, che si
riconosce nella fede di Abramo (Ebraismo, Cristianesimo ed Islamismo), crede
che i nostri progenitori abbiano appreso, passeggiando e conversando con Dio, a
conoscere la biodiversità del Pianeta Terra ed il segreto del suo
"divenire-creatore" cioè del processo evolutivo.
La dimensione ecologica è presente soprattutto
nelle nuove generazioni. Anche la grande passione per il mare, che è esplosa
tra le generazioni di fine millennio, è voglia di natura incontaminata, di
spazio dove potersi isolare, immergendosi e risentire, come all'inizio, che
sulle acque aleggia lo Spirito di Dio, mentre la terra va ridiventando, per il
degrado antropico e più recentemente per i frequenti incendi dolosi, "una
massa senza forma e deserta" (Genesi, 1 e 2).
L'aumentata sensibilità ambientalista,
l'interesse per gli studi ecologici sulla biodiversità nelle nuove generazioni,
hanno spinto anche i nostri Corsi di Laurea ad attivare insegnamenti e/o
indirizzi di biologia ed ecologia terrestre e marina. Tutto questo è forse un
riemergere, nelle coscienze di fine millennio, della voce suadente dell'Eden
che ricorda all'uomo di non avere avuto in possesso ma in custodia la
biodiversità del Pianeta, anche al fine di coltivarla e trasmetterla alle
generazioni future.
Su basi scientifico-filosofiche questa istanza
interiore, ha ricevuto negli ultimi decenni una prima formulazione di una
ipotesi cosmologica dell'evoluzione in Carter (1974). Il suo "Principio
antropico", infatti, postula (nell'emergere nell'uomo di una forma di vita
che prende coscienza del processo evolutivo del cosmo) la causa finale, che da
senso ai valori delle "costanti universali" ed alla struttura della
materia, che caratterizza sia il microcosmo che il macrocosmo (Rondinara,
1991).
In questi ultimi trent'anni tutte le nazioni
stanno facendo a gara per vincolare almeno il 20% del territorio a parchi e
riserve, detti anche "santuari della Natura". In questo linguaggio
ritorna la sacralità delle religioni naturali: nel santuario della Natura,
l'umanità forse ha nostalgia della esperienza dell'Eden, quando Dio scendeva a
passeggiare con l'uomo, che così ne sperimentava la familiarità tra la
biodiversità del Giardino.
Un richiamo autorevole alla coscienza ecologica
dell'umanità, al fine di perseguire la solidarietà intergenerazionale, viene da
Giovanni Paolo II (1979 e 1987):"Non bisogna fare impunemente uso delle
diverse categorie di esseri viventi o inanimati (animali, piante, elementi
naturali) come si vuole a seconda delle proprie esigenze economiche..., è
necessario rispettare l'integrità ed i ritmi della natura e tenerne conto nella
programmazione dello sviluppo...; per non mettere seriamente in pericolo la
loro disponibilità non solo per la generazione presente, ma soprattutto per
quelle future... Il mare è veramente un dono: è l'erario della città. L'eredità
da trasmettere integra ai figli... Il mare è tra le realtà della natura che più
parlano all'animo umano, chiamandolo a guardare oltre, a elevarsi in alto".
Fonti principali:
Giaccone G. & Di Martino V. (1997) - Syntaxonomic
relationship of the mediterranean phytobenthos assemblages: paleoclimatic bases
and evolutive tendencies. Lagascalia
19 (1-2): 129-144.
Giaccone G. (1999) - Ecologia della biodiversità in Mediterraneo.
Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee; Quaderno n° 22:
43-62.
Giaccone G. (1999) - L'origine della biodiversità vegetale del
Mediterraneo. Notiziario SIBM; 35: 35-51.
Comunicazioni tra Mari e Oceani durante il
Cretaceo superiore ed il Terziario inferiore: 1 - Oceano Pacifico, 2 - Oceano
Atlantico, 3 - Oceano Indiano, 4 - Mare Tetide, 5 - Mare Artico, 6 - Via Marina
Cannonbal, 7 - Via Marina Turgai, 8 e 9 - Vie Marine Australi (secondo Sims,
1990). Probabili vie di dispersione delle specie ancestrali di Laminaria rodriguezii , di Posidonia
oceanica, di Cystoseira corniculata,
C. barbata e di Rodoliti (Corallinales) - - - -. (secondo Giaccone
& Di Martino, 1997)
Laghi-Mare e Paratetide durante il Terziario
medio e superiore n°: 1 - Mediterraneo occidentale; 2 -Mare Jonio; 3 - Mare
Adriatico; 4 - Mare Egeo; 5 - Mar Rosso; 6 - Mar Nero; 7 - Paratetide; 8 -
Atlantico. Distribuzione attuale della vegetazione relitta a Fucus virsoides (Paratetide) , Cystoseira
tamariscifolia, Cystoseira usneoides,
Laminaria ochroleuca (Trasgressione
Pliocenica) , e a Caulerpa
sp. pl. (Giaccone & Di Martino, 1994). Le lettere
indicano i valori di salinità attuale; quelle sottolineate riportano i valori
presunti nell'ambito dei laghi-mare durante il Messiniano: a = 33-38‰, b =
40-60‰, c = 70-100‰, d = 15-30‰, e = 8-12‰. (Lo schema è stato elaborato in
base ai dati paleontologici e sedimentologici: secondo Por et al., 1985 e secondo Giaccone & Di Martino, 1997).
TABELLA 1
BIODIVERSITÀ DEGLI ORGANISMI MARINI
|
|
Superficie |
Vegetali
(Macrofitobentos) |
Animali
(Metazoi) |
|
Oceano mondiale |
99,2 % |
8.000 |
130.000 |
|
Mediterraneo |
0,8 % |
1.351 (16,2 %) |
7.241 (5,5 %) |
TABELLA 2
SPETTRO COROLOGICO DEGLI ORGANISMI MARINI DEL
MEDITERRANEO
|
|
Animali |
Vegetali |
|
Mediterraneo (endemismi) |
28,6 % |
26,6 % |
|
Mediterraneo + Atlantico |
50,1 % |
48,6 % |
|
Mediterraneo +
Indo-Pacifico |
4,4 % |
4,9 % |
|
Mediterraneo + Atlantico
+ Indo-Pacifico |
16,8 % |
19,9 % |
TABELLA 3
ORGANISMI MARINI RISCONTRATI NEGLI ULTIMI
CINQUANTA ANNI IN TRE SETTORI DEL MEDITERRANEO
|
|
Mediterraneo
Occidentale |
Mare
Adriatico |
Mediterraneo
Orientale |
|
Animali sp. n° 4094 /
7.241 |
87,1 % |
48,9 % |
43,1 % |
|
Vegetali sp. n° 1.100 /
1.351 |
89,5 % |
64,4 % |
57,6 % |
TABELLA 4
SPETTRO COROLOGICO DELLA FLORA MARINA BENTONICA DELLE COSTE
ITALIANE.
|
Elementi
biogeografici |
N° taxa |
% |
|
A (Atlantico) |
13 |
1,44 |
|
Ab (Atlantico boreale) |
181 |
20,00 |
|
Abt (Atlantico
boreo-temperato) |
39 |
4,30 |
|
At (Atlantico tropicale) |
21 |
2,32 |
|
AP (Atlanto-Pacifico) |
23 |
2,54 |
|
Aptf (Atlanto-Pacifico temperato
freddo) |
10 |
1,10 |
|
IA (Indo-Atlantico) |
100 |
11,05 |
|
IAt (Indo–Atlantico
tropicale) |
6 |
0,66 |
|
Iatf (Indo–Atlantico
temperato freddo) |
8 |
0,90 |
|
IP (Indo–Pacifico) |
45 |
4,97 |
|
P (Pantropicale) |
28 |
3,09 |
|
SC (Subcosmopolita) |
96 |
10,60 |
|
C (Cosmopolita) |
91 |
10,05 |
|
CA (Circumaustrale) |
1 |
0,11 |
|
CB (Circumboreale) |
8 |
0,90 |
|
CBA (Circumboreoaustrale) |
3 |
0,33 |
|
M (Mediterraneo) |
232 |
25,64 |
Totale taxa (esclusi 78 Taxa
inquirenda)
|
905 |
|
TABELLA 5
ORIGINE DELLA FLORA MARINA BENTONICA DELLE COSTE
ITALIANE.
|
|
N° taxa |
% |
|
Elementi tetidei e mesogei |
202 |
22,3 |
|
Elementi plio - pleistocenici |
254 |
28,0 |
|
Elementi cosmopoliti |
217 |
23,9 |
|
Elementi endemici mediterranei |
232 |
25,6 |
TABELLA 6
COMPOSIZIONE E SPETTRO RISPETTIVAMENTE DELLA
FLORA MARINA BENTONICA DELLE COSTE ITALIANE (INCLUSI 78 TAXA INQUIRENDA) E DEL MEDITERRANEO (± = VALORI APPROSSIMATIVAMENTE
STIMATI; R/F = INDICE BIOGEOGRAFICO RHODOPHYCEAE
/ FUCOPHYCEAE).
|
|
Coste
italiane |
|
Mediterraneo |
||
|
|
N° taxa |
% |
|
N° taxa |
% |
Rhodophyceae
|
540 |
54,94 |
|
± 795 |
58,84 |
Fucophyceae
|
205 |
20,86 |
|
265 |
19,61 |
Chlorophyceae
|
173 |
17,60 |
|
214 |
15,84 |
Cyanophyceae
|
56 |
5,70 |
|
± 56 |
3,70 |
Xanthophyceae
|
2 |
0,20 |
|
± 2 |
0,14 |
Monocotyledones
|
5 |
0,50 |
|
5 |
0,37 |
|
Incertae sedis |
2 |
0,20 |
|
± 14 |
1,03 |
|
Totali |
983 |
R/F = 2,63
|
|
± 1351 |
R/F = 3,00
|
TABELLA 7
COMPOSIZIONE DELLA FLORA MARINA BENTONICA DELLE
COSTE ITALIANE (INCLUSI 78 TAXA
INQUIRENDA) COMPRESA NELLE AREE DI PESCA FAO (3 = TIRRENO E ALTRI BACINI; 4
= ADRIATICO; 5 = IONIO; 3 – 5 = SEGNALAZIONI NON PRECISATE PER
LE COSTE SICILIANE; R/F = RHODOPHYCEAE
/ FUCOPHYCEAE).
R/F
|
2,79 |
3,06 |
2,98 |
3,08 |
|
Aree di pesca FAO |
3 |
4 |
5 |
3 – 5 |
Rhodophyceae
|
489 |
353 |
460 |
74 |
Fucophyceae
|
175 |
115 |
154 |
24 |
Chlorophyceae
|
146 |
121 |
109 |
21 |
Cyanophyceae
|
40 |
28 |
27 |
4 |
Xanthophyceae
|
2 |
- - |
1 |
- - |
Monocotyledones
|
4 |
4 |
3 |
- - |
|
Incertae sedis |
9 |
6 |
5 |
1 |
Taxa totali
|
865 |
627 |
759 |
124 |
|
% su 983 taxa |
87,99 |
63,78 |
77,21 |
12,62 |