Modulo II
Gestione delle
risorse marine e costiere
5 Stato
e cause di inquinamento delle acque costiere in Sicilia
Stato delle Acque Costiere in Sicilia
Premessa
Secondo la
legislazione italiana (legge n° 963/1965) "sono considerate inquinanti le
sostanze ... che determinano alterazioni chimiche e fisiche dell'ambiente, tali
da influenzare sfavorevolmente la vita degli organismi acquatici".
Questa definizione
giuridica rispecchia la concezione biologica dell'inquinamento, perché si basa
su una interpretazione rigorosamente scientifica dei meccanismi cibernetici con
cui agisce l'inquinamento nell'ecosistema marino.
La Valutazione di
Impatto Ambientale (V.I.A.) discende da questa concezione ed obbliga (Direttiva
C.E.E. n° 337/1985 e succ. modificazioni e aggiornamenti; D.P.C.M.
agosto-dicembre, 1988; Reg. Sicilia Circolare n° 14380/93) ad introdurre la
componente ambientale nelle scelte dello sviluppo. Di conseguenza l'Economia
(amministrazione della casa, cioé dell'ambiente di vita) deve avere come quadro
di riferimento l'Ecologia (la conoscenza della casa della vita).
Il "Vertice
della Terra", riunito a Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno 1992, é andato
oltre questa concezione sullo sviluppo e ha indicato come scopo di tutti i
progetti la realizzazione di uno sviluppo sostenibile dall'ambiente ed il
mantenimento della biodiversità.
Si ha la sensazione
che la società post-moderna, che ha constatato i guasti delle concezioni
dell'Illuminismo e del Materialismo sull'ecosistema, stia riscoprendo i valori
del Platonismo cristiano di S.Agostino. Questo pensatore mediterraneo riteneva,
infatti, che gli uomini sono naturalmente chiamati a costruire una "città
ideale", casa della vita, cioé una città-territorio, grande quanto il
pianeta. L'armonia é l'anima di questa città e quindi i suoi costruttori
rispettano l'ambiente naturale, le sue leggi ed utilizzano le tecnologie di
armonia, che assicurano uno sviluppo sostenibile dalle risorse naturali.
Gli ecologi studiano
i meccanismi con cui agiscono le cause inquinanti, ma quando passano alla fase
propositiva del risanamento, devono necessariamente tenere conto della
concezione che motiva lo sviluppo della società inserita nell'ambiente
naturale.
É riconosciuto da
tutti che ciò che accomuna ed unisce i popoli della civiltà occidentale, che ha
avuto la sua culla nell'area mediterranea ed un sito storico di amalgama e di
propulsione in Sicilia, é il Cristianesimo. Oggi sta emergendo sempre più
nitida la forza fondante e motivante del pensiero cristiano per una più
cosciente motivazione dell'azione ecologica nello sviluppo sociale.
"Ledere la
natura" é considerato insieme al "drogarsi" ed al
"genocidio" uno dei peccati gravi dell'umanità. Nel 1989 la prima
Assemblea ecumenica europea, tenutasi a Basilea, aveva, infatti, come tema:
Giustizia, pace e salvaguardia del creato; anche i cristiani delle diverse
confessioni, quindi, ritengono un valore etico l'equilibrio ambientale. Questa
"metanoia" ecologica del
mondo cristiano é uno dei semi di speranza per il terzo millennio, ipotizzati
da Giovanni Paolo II (1994).
Stato Attuale
Lo stato delle acque
costiere siciliane é documentato negli ultimi quindici anni (1980 - 1995) da
circa 800 lavori scientifici così ripartiti in percentuale:
Benthos: 50 %
Plancton: 10 %
Necton: 30 %
Fattori chimico-fisici: 10 %
Una rassegna
analitica di questa produzione scientifica é riportata da Calvo et al. (1991) ed aggiornata nei Rapporti
C.I.E.S.M. (1995).
L'ultima rassegna
sullo stato dell'ambiente marino costiero in Sicilia risale al 1987 (Giaccone,
1987). In questa rassegna le coste siciliane sono divise in 20 settori,
caratterizzati in base a misure idrologiche, microbiologiche e a rilevamenti
cartografici in scala 1:50.000 sia dei sedimenti che delle biocenosi bentoniche
(Assessorato T. e A. della Regione Siciliana, 1984-85).
I settori (Fig. :1)
maggiormente inquinati sono 10 (2 - B - 3 - C - 5 - D - 9 - 11 - 12 e 16) e tra
questi quelli maggiormente compromessi comprendono:
- i litorali antistanti i complessi industriali
di Priolo-Augusta, Gela e Milazzo;
- i tre golfi dell'area metropolitana di Palermo
(Castellammare, Palermo e Termini Imerese);
- i litorali dell'agrigentino, del ragusano e
del siracusano degradati sia per la maricoltura intensiva a terra e a mare sia
per l'agricoltura industriale in strutture protette, impiantate a poche decine
di metri dalla riva.
Volendo quantificare
l'inquinamento delle coste siciliane si può ragionevolmente affermare che
questo riguarda circa il 50 % della loro estensione con un danno grave nel 25 %
del perimetro costiero.
A questo inquinamento
dell'ambiente naturale si é aggiunto nell'ultimo decennio anche quello degli appalti
per la realizzazione di indagini ambientali a mare. La tangentopoli siciliana
ha toccato anche questo settore e le cronache giudiziarie recenti lo
documentano ampiamente. Alcuni politici e dirigenti tecnici regionali e
provinciali hanno preferito alle convenzioni trasparenti ed economiche con le
tre Università siciliane altri più compiacenti partners, spesso rappresentati
da Enti Pubblici Nazionali di Ricerca, riciclati nella gestione delle indagini
ambientali, magari attraverso il perverso istituto dei subappalti, che potrebbe
avere irretito anche qualche avventuriero dell'ambiente universitario isolano.
In questi
inquinamenti delle indagini sull'ambiente si può prevedere che vengano
scoperchiate altre pentole vuote di dati o piene di dati riciclati e rivenduti
a più committenti pubblici.
Cause
dell'Inquinamento
La Regione Sicilia in
attuazione della legge quadro dello Stato n° 319/1976 (succesivamente
modificata e aggiornata), nel 1986 approvò (D.P.R. n° 93/86) il Piano Regionale
di Risanamento delle Acque (P.R.R.A.) ed emanò la L.R. n° 27/1986 e la L.R. n°
10/1993 nella quale all'articolo 30 si prevede la V.I.A.
Al fine di
caratterizzare dal punto di vista chimico, fisico e biologico i corpi idrici
della Regione la Sicilia fu divisa in 11 aree (Fig. :2) comprendenti i
principali bacini idrografici non sempre coincidenti con i territori delle 9
province regionali. La valutazione dei carichi inquinanti potenziali é
riassunta (Tab. :1, 2, 3) in alcune tabelle nel P.R.R.A. in termini di valori
di carico, stimato per fonte (diffusa o localizzata) di generazione e per area,
di azoto e di fosforo prodotti da abitanti (residenti e turisti) e da abitanti
equivalenti (agricoltura, zootecnia, industria).
Il carico teorico di
fosforo é stimato in 4512,7 t/anno e quello di Azoto in 27845,5 t/anno. Le due
aree di Palermo (IV) e Catania (IX) sono le fonti più importanti di
inquinamento potenziale, che per il suo impatto reale non é stato ancora
abbattuto con adeguati trattamenti depurativi e con efficaci sistemi di smaltimento
e di riciclaggio dei reflui depurati.
Dei depuratori
previsti solo 1/5 sono stati realizzati e di questi solo il 25 % funziona
correttamente. I comuni siciliani e le province che li coordinano sono incapaci
di appaltare e gestire gli impianti di depurazione. Questo oltre a causare
gravissimi danni ai corpi idrici siciliani, annulla il potenziale impiego di
giovani laureati nelle gestione degli impianti di depurazione.
L'area X (Nissena,
Ragusana, Siracusana) oltre che da un consistente carico di P e di N, da
un'indagine sperimentale (Giaccone et al.,
1985) in natura e da biosaggi tossicologici in laboratorio (Dinaro &
Giaccone, 1995.), risulta caratterizzata da un inquinamento tossico dovuto alla
dispersione di fitofarmaci nella falda affiorante in mare.
Come esemplificazione
di caratterizzazione di corpi idrici costieri interessati da usi inquinanti del
territorio riportiamo il Golfo di Catania (uso urbano) ed il Golfo di Augusta
(uso industriale).
La fascia costiera del Golfo di Catania
Il litorale catanese
é sede del secondo insediamento urbano (area metropolitana) più popolato della
Sicilia.
Nell'ambito della
Legge n° 99/88 é stata realizzata nel 1990 una valutazione di impatto
ambientale, coordinata dai proff. G. Giaccone e I. Di Geronimo, sull'ambiente
marino destinato a ricevere un canale di gronda a Ognina e lo scarico del
depuratore a Pantano d'Arci.
L'analisi della
situazione esistente ha dato un quadro reale dello stato e delle cause
d'inquinamento nell'area vasta compresa nel golfo e nei siti previsti dal
P.A.R.F. come corpi ricettori delle acque reflue.
- Ognina
Le considerazioni
biologiche sono basate sul confronto dei dati disponibili per la Sicilia
(valori medi) e per i substrati vulcanici dell'Isola di Ustica (valori
ottimali). Per quanto concerne la componente vegetale sommersa nel mare di
Ognina si evidenzia una eccessiva presenza di Rodoficee (67,5 % contro 50,1 % e
56,0 % rispettivamente per la Sicilia e per Ustica), una scarsa rappresentanza
delle Cianoficee (3,85 % contro 19,9 % e 11,0 %), una normale presenza di
Fucoficee (17,25 % contro 17,1 % e 16,4 %) ed una accettabile quantità di
Cloroficee (11,3 % contro 13,3 % e 16,2 %).
L'indice
biogeografico ed ecologico, che esprime il quoziente tra le Rodoficee e le
Fucoficee, é di 4,4 (calcolato sui rilievi fitosociologici) e supera, indicando
inquinamento organico, sia il valore noto per la Sicilia (3,4) che quello per
Ustica (2,9).
Lo studio
fitosociologico mostra una diffusione eccessiva (indicatrice di acque torbide)
della Classe Lithophylletea (42,8 % contro 17,8 % di Ustica), una accettabile
presenza della Classe Entophysalidetea (9,03 % contro 8,5 %), una significativa
diffusione (indicatrice di acque relativamente fresche e rinnovate) della
Classe Cystoseiretea (23,74 % contro 14,1 %) ed una consistente presenza
dell'Ordine Ulvetalia (5,47 % contro 2,7 %) indicatrice di acque eutrofiche.
L'indice di diversità
algale é di 2,09 inferiore al valore medio che é di 3,4. La perturbazione
ambientale maggiore, manifestata dalla componente vegetale, si evidenzia negli
strati superficiali con la scomparsa o la rarefazione nella frangia
infralitorale della cintura a Cystoseira
amentacea e la sua sostituzione con specie dei generi Ulva e Corallina.
Gli indici biologici
della componente animale (Molluschi, Policheti, Briozoi) confermano i risultati
evidenziati dallo studio delle vegetazione.
L'IP (pollution
index) calcolato per i Policheti dà un valore di 0.96 ed evidenzia acque
superficiali eutrofiche ed instabilità ambientale in quelle più profonde. Gli
indici di diversità sono relativamente bassi: IDp = 1,55; IDm = 1,21; IDb =
1,45.
- Pantano d'Arci
Mentre ad Ognina
dominano i substrati rocciosi a Pantano d'Arci i fondali sono formati da
sedimenti.
L'indice algale R/P
ha valori vicini a quelli medi calcolati per il Mediterraneo solo nella
biocenosi delle Sabbie Fini ben Classate (SFBC) con facies a Donax venustus e a Pandora inaequivalvis; si presenta parzialmente alterato nelle
stazioni con Popolamenti Eterogenei (PE) e raggiunge valori di alterazione
grave procedendo dal largo verso riva.
Il valore medio é
molto elevato (R/P = 13) e manifesta una diffusa e grave situazione eutrofica
alla foce del Simeto. Nelle Sabbie Fini del Livelli Superiori (SFHN) l'indice
tende all'infinito per l'assenza di Fucoficee e per la massiva presenza di
Cloroficee pleustofitiche fino a circa 150 m dalla riva e a 3 ÷ 4 metri di
profondità.
Tra i 1000 e i 3000
metri dalla riva i fondali ospitano estesi prati a Caulerpa prolifera che, con il suo metabolismo fotochemioorganotrofo,
depura i sedimenti dall'eccesso di materiale organico portato dal Simeto.
Questa funzione é condivisa sinergicamente dall'alga rossa agarofita Solieria filiformis.
La degradazione dei
fondali é evidenziata anche dalla ripartizione percentuale di Policheti
sentinelle d'inquinamento (3,7 %) e dal generale abbassamento del valore degli
indici di diversità calcolati per tutti i gruppi sistematici esaminati (Alghe,
Policheti, Molluschi): IDa = 1,75; IDp = 1,16; IDm = 1,35. L'indice biologico algale
nel 50 % dei rilievi non é calcolabile per l'assenza di alghe brune.
Attualmente tutto il Golfo di Catania è invaso da Caulerpa racemosa e da altre specie migranti di origine
indo-pacifica.
Le forme biologiche e
di crescita delle alghe dominanti evidenziano una fascia molto inquinata verso
riva con acro-mesopleustofite, una fascia intermedia con rizofite ed una fascia
al largo e più profonda con bentopleustofite. Questa distribuzione
vegetazionale mostra una successione da riva al largo nella qualità dell'acqua
e dei sedimenti, che va dell'eutrofia alla meso-oligotrofia.
- L'ambiente marino antistante l'area
industriale di Priolo - Augusta.
In quest'area
insistono i seguenti complessi industriali:
Raffineria ESSO;
Raffineria PRAOIL;
Stabilimenti petrolchimici
dell'ENICHEM;
UNICEM;
ENEL, centrale T.E.
Tifeo;
Impianto di
depurazione consortile I.A.S.;
ENEL, centrale T.E.
Priolo G.;
Sardamag;
Raffineria I.S.A.B. e
relativo impianto di depurazione.
Scaricano nelle due
baie di Augusta e S.Panagia i reflui urbani di Augusta e di altri centri
minori.
Lo studio
interdisciplinare più completo per la Baia di Augusta é quello commissionato
dall'UNEP all'Università di Catania e per la Baia di S.Panagia, commissionato
dall'I.S.A.B., per la realizzazione di un impianto di
Gasificazione/Cogenerazione.
Il 26,38 % delle
specie di Alghe, Policheti e Molluschi ritrovati nella Baia di Augusta sono
specie definibili indicatrici di inquinamento, mentre il 50,45 % sono specie
ubiquiste ed eurivalenti; soltanto una piccola percentuale di specie
stenovalenti sopravvive con scarsi individui a vitalità ridotta.
Nel versante
industriale l'indice algale R/P nel 41 % delle stazioni non é calcolabile per
l'assenza delle alghe brune e nel resto dei rilievi ha un valore di 8,23 contro
2,5 del valore medio per il Mediterraneo.
Nel versante urbano
l'indice algale non é calcolabile nel 30 % dei rilievi e nei restanti campioni
mantiene il valore di 8,40. L'IDa é basso in entrambi i versanti (1,17 e 1,37).
Nella Baia di
S.Panagia lo studio di Catra & Mollica (1993) ha evidenziato che la
gestione dell'impianto di depurazione dell'I.S.A.B. e gli scarichi sopratutto
termici degli altri impianti industriali, razionalmente gestiti, hanno portato,
nell'ultimo ventennio (1975-1995) alla scomparsa della zona inquinata e ad un
ampliamento della zona subnormale a quasi tutta la Baia, con tratti di zone con
acque quasi pulite nelle stazioni esterne e a profondità di 25 - 30 metri. Un
manto vegetale a Caulerpa racemosa,
specie a ripartizione tropicale, sta completando la depurazione ed il
risanamento dell'ambiente marino.
Basi scientifiche per programmi ed interventi di
risanamento dell'ambiente costiero
"L'inquinamento
é un fenomeno con effetti di natura principalmente ecologica, che si
manifestano in maniera integrata sugli organismi. In altre parole, pur
provocandosi molteplici alterazioni di natura chimico-fisica sia sull'acqua che
sul fondo del mare, queste modificazioni vengono prima o poi inevitabilmente
trasformate in effetti di natura biologica.
I disordini di
carattere ambientale modificano la composizione delle popolazioni e la
struttura delle comunità di organismi, che a loro volta caratterizzano i
paesaggi sommersi e costituiscono un elemento fondamentale della formazione
dell'ambiente. Si verifica, dunque, come un circolo vizioso, che iniziando con
la degradazione ambientale, danneggia gli organismi, che diventano a loro volta
incapaci di migliorare l'ambiente.
Per queste
considerazioni, gli studi di natura biologica hanno un ruolo fondamentale per
la lotta contro l'inquinamento e per il recupero delle aree danneggiate.
Inoltre, conoscere le comunità ospitate da un corpo idrico significa
caratterizzarlo ai fini di un piano di risanamento e di utilizzazione, previsto
del resto dalla vigente legislazione italiana.
I metodi biologici
per la valutazione dell'inquinamento vengono da tempo applicati nei paesi a
maggiore sviluppo industriale. Questi studi consistono nel ricercare attraverso
le risposte dei singoli organismi (metodo autoecologico) e di comunità (metodo
sinecologico) la natura e la portata della sorgente di inquinamento, non solo
nei suoi aspetti immediati e contingenti, ma anche su quelli che col tempo si
possono ripercuotere su una parte più vasta degli ecosistemi ed interessare,
quindi, tutti gli organismi viventi, incluso l'uomo. I metodi autoecologici
servono sopratutto per evidenziare in laboratorio le caratteristiche di
particolari sostanze prodotte dall'industria.
Da questi studi
scaturiscono tabelle sui limiti di concentrazione, che molte legislazioni, ivi
compresa quella italiana, impongono sugli scarichi. Uno sviluppo di questo
metodo indaga, sempre in laboratorio, sul destino e sui meccanismi di
accumulazione che le varie sostanze tossiche possono avere sulle catene
alimentari (metodo delle catene trofodinamiche).
I metodi sinecologici
studiano in loco, sopratutto attraverso l'esplorazione diretta di
ricercatori-sommozzatori, lo stato di equilibrio o di degradazione delle
comunità di organismi fissati sul fondo o poco mobili ed i rapporti trofici tra
di essi, il plancton ed il necton.
Gli organismi
bentonici si comportano come integratori dei fattori ambientali e manifestano
nella loro vitalità e struttura comunitaria i mutamenti ecologici che hanno
interessato l'ambiente in cui vivono. Per evidenziare questi mutamenti, non
servono invece gli organismi mobili (necton), come le popolazioni ittiche, in
quanto sono in grado di allontanarsi dalle zone inquinate. Di rilevante
utilità, per evidenziare sopratutto gli effetti eutrofizzanti e quelli tossici
sulle acque, é lo studio della componente vegetale del plancton.
Infatti la diversità
nella composizione della comunità planctonica e la densità nel numero delle
cellule per unità di volume di acqua manifestano eventuali concentrazioni
significative di tossici nel corpo idrico (diminuzione di diversità biotica) o
di inquinanti urbani (aumento delle specie eurivalenti ed oligotipia di quelle
stenovalenti).
Queste metodologie di
studio di natura biologica, fondate sopratutto sull'esame delle risposte degli
organismi bentonici (in Mediterraneo la comunità più diffusa su sabbia nel
sistema fitale é la prateria a Posidonia
oceanica e su roccia le formazioni in successioni batimetrica ad alghe
brune del genere Cystoseira), sono da
riguardare come fondamentali in uno studio integrato sull'inquinamento.
Le stesse indagini
convenzionali di tipo chimico-fisico e microbiologico, pur mantenendo un ruolo
fondamentale, acquistano un significato di approfondimento sulla risposta
globale data dalle comunità viventi alla degradazione ambientale in rapporto
sopratutto agli usi a cui i vari ambienti sono destinati e alle potenzialità
che si intendono conservare".