3 - Zonazione della vegetazione marina del
Mediterraneo
L'ambiente marino: il Pelago e il Benthos
Prima di descrivere la vegetazione marina sarà
bene introdurre, brevemente, le principali suddivisioni in cui è,
schematicamente, ripartito l'ambiente marino e gli organismi che si trovano in
esso.
Una prima classificazione degli organismi marini
va fatta in ragione del fatto che trascorrano la maggior parte della loro
esistenza sul fondo marino (benthos),
galleggiando nella colonna d'acqua (plancton)
o nuotando attivamente (necton).
Questa prima suddivisione corrisponde a quella
che viene fatta dell'ambiente marino in dominio
pelagico e dominio bentonico. Il primo comprende le acque
libere che si estendono dalla superficie alle profondità delle fosse oceaniche.
Nel secondo vive l'insieme di organismi che vivono legati al fondale in maniera
più o meno diretta.
A seconda della distanza dalla costa il dominio
pelagico va suddiviso in provincia
neritica, che va dalla linea di costa fino al limite della piattaforma
continentale, e in provincia oceanica,
che comprende le acque profonde fuori dal limite della piattaforma
continentale.
In ragione della profondità e della temperatura
la colonna d'acqua è distinta in:
zona epipelagica o dominio costiero: è
la fascia che va dalla superficie fino alla profondità di 50 metri; qui si
hanno le maggiori variazioni dei fattori chimico-fisici; questa è anche la zona
maggiormente esposta all'inquinamento;
zona mesopelagica: è la fascia che va da 50
a 200 metri di profondità;

zona batipelagica: va da 200 a 2500 metri di
profondità;
zona abissopelagica: si estende dai 2500 ai
7000 metri di profondità;
zona adopelagica: comprende la colonna
d'acqua delle fosse abissali.
Un ecosistema comprende tutti le componenti
delle comunità di una determinata area geografica e l'ambiente di insediamento:
il loro insieme forma il sistema ecologico caratterizzato da complessi circuiti
energetici e da molteplici stadi della materia.
Nell'ambiente bentonico si individuano talune
comunità con caratteristiche peculiari che costituiscono le biocenosi. Moebius definisce la
biocenosi come un raggruppamento di organismi stabilmente insediati in un dato
ambiente nel quale vivono e si riproducono raggiungendo una composizione e
numero di specie e di individui, tali da non superare le condizioni medie
dell'ambiente stesso.
Tutti gli organismi che fanno parte di una
biocenosi sono legati tra di loro da rapporti di scambi energetici che ne
condizionano la permanenza e sono in equilibrio con le condizioni climatiche ed
edafiche del substrato in cui si insediano e che può esser mobile (fanghi,
sabbie, ghiaia, ciottoli) o duro (rocce, relitti, manufatti).
L'area geografica che presenta condizioni
omogenee che consentono alla biocenosi di svilupparsi è detta biotopo. Quando una limitata area di un
biotopo presenta fattori peculiari e parametri adatti per alcuni rappresentanti
di comunità differenziate altrove viene detta nicchia ecologica e
l'isola di comunità è detta enclave.
Se nel biotopo si verifica la predominanza di alcuni fattori che condizionano
l'esuberanza di una, o poche, specie senza che questo alteri la composizione
qualitativa della biocenosi si ha la formazione della facies. Quando la facies si sviluppa in senso orizzontale si parla
di cinture.
Una esuberanza di specie che si ripeta
annualmente, nell'ambito della biocenosi, da luogo ad un fenomeno detto periodismo della biocenosi. Gli
elementi di una biocenosi si distinguono in caratteristici, compagni e
accidentali.
La componente vegetale della biocenosi è
limitata nella sua distribuzione in profondità dalla quantità di luce che
penetra gli strati d'acqua. In conseguenza di questo fattore nel dominio
bentonico si distinguono il sistema
fitale ed il sistema afitale. Il
primo è quello che si spinge fin dove riescono a vivere i vegetali, il secondo
inizia la dove termina il primo e si estende fino alle massime profondità delle
fosse abissali.
Nel dominio bentonico si distinguono, inoltre, i
piani che comprendono lo spazio
verticale caratterizzato da fattori ambientali omogenei e da cenosi di
organismi statisticamente e stabilmente correlate. Nel sistema fitale vi sono
cinque piani: Adlitorale, Sopralitorale, Mesolitorale, Infralitorale e
Circalitorale. Il sistema afitale comprende, invece, tre piani: Batiale,
Abissale e Adale.
La zonazione del sistema fitale è evidenziata
dalla presenza di associazioni vegetali; queste sono definite da una cenosi
qualitativamente stabile, ripetitiva in uno spazio sufficiente, determinata da
relazioni energetiche, caratterizzata da specie compatibili nell'ecologia,
nella corologia e nella sociologia.
Spesso tali associazioni si presentano
fisionomicamente come comunità vegetali caratterizzate dalla dominanza di una o
poche specie che diventano anche specie guida. I fattori abiotici che
determinano il diverso associarsi dei vegetali nei piani sono: l'intensità
luminosa, l'intensità e la tipologia dell'idrodinamismo, la tipologia fisica
del substrato, la concentrazione in sali nutritivi ed in biostimolanti.
Vegetazione litoranea
La vegetazione litoranea comprende i popolamenti
presenti nell'adlitorale, nel sopralitorale e nel mesolitorale. In condizioni
di esposizione al moto ondoso frequente ed intenso si evidenzia un'unica zona
bionomica: il piano dinamolitorale.
Piano Adlitorale
Questo piano è sotto l'influenza indiretta
dell'acqua marina, che arriva sul suolo e sulla vegetazione sotto forma di
vento salso o vi si infiltra per capillarità e per fenomeni di penetrazione di
origine molto varia. Questo piano, quindi, non è mai raggiunto dall'acqua viva
del mare ma solo dalla salsedine.
I litorali possono essere formati da rocce o
formazioni sabbiose.
Litorale roccioso
La vegetazione delle rupi sul mare è
caratterizzata da popolamenti poco densi. Le specie sono poco numerose e
coprono scarsamente la superficie delle scogliere tormentate dall'erosione. Gli
individui si impiantano nelle fessure, a ridosso di spuntoni di roccia o di
grossi massi.
A pochi metri dalla battigia si trovano
Ombrellifere e Plumbaginacee. Sulle coste si ha un'associazione tra Chritmum maritimum e varie specie del
genere Limonium alle quali si
associano alcuni elementi appartenenti alle Composite ed alle Aizacee. Questo
tipo di associazione è stata detta Chritmo-Limonietum.
Sui terrazzi rocciosi fino ai 200 metri di
altezza sul mare, si impiantano popolamenti più o meno densi di arbusti che
costituiscono l'aspetto più degradato dei boschi dell'entroterra. Sulle coste
mediterranee dominano le associazioni a Oleo-Lentiscetum
e Ceratonietum. Elementi
caratteristici della prima associazione sono l'Olivo selvatico ed il Pistacchio
selvatico della seconda il Carrubo. Nei versanti più esposti al vento salso si
trovano cespugli di Cappero, di Euforbie e rari individui di Quercus ilex (Leccio).
Litorale sabbioso
In particolari situazioni di idrodinamismo o per
azione delle barriere formate dalla crescita verticale dei rizomi delle
fanerogame marine lungo ampi tratti di litorali marini si formano complessi
sabbiosi che per azione del moto ondoso e del vento vengono accumulati a
formare dune sabbiose parallele alla linea di costa.
Sulle dune embrionali si impiantano popolamenti
effimeri formati da piante pioniere, generalmente a portamento crassulento che
consente loro di vivere in ambienti a forte concentrazione salina. Tra questi
vegetali pionieri i più comuni sono il Pancratium
maritimum, la Cakile maritima. L'Eryngium maritimum, l'Euphorbia paralias e la Crucianella maritima.
L'Ordine fitosociologico in cui sono raggruppate
le associazioni psammofile delle regioni mediterranee è detto Ammophiletalia.
Le dune ben stabilizzate sono popolate da Ammophila arenaria e quelle più vicine alla battigia da Agropyrum junceum.
Caratteri comuni ai piani sopralitorale e
mesolitorale
I piani sopralitorale
e mesolitorale o mediolitorale sono gli unici del sistema fitale a non essere
costantemente sommersi. Sono soggetti a forti escursioni diurne e stagionali di
temperatura e di salinità. Di conseguenza il fattore umettazione col suo
gradiente determina in maniera prioritaria la distribuzione degli organismi in
questi due piani.
La vegetazione che si
insedia in questo particolarissimo ambiente è caratterizzata dalla presenza
funzionale di alghe procariote (Cianoficee). Le Cianoficee infatti svolgono un
ruolo determinante nel flusso di energia sia mediante il processo fotosintetico
che mediante quello di fissazione dell'azoto. L'importanza delle Cianoficee e
di altre alghe endolitiche nel biocarsismo di questi due piani si esplica
soprattutto mediante il fenomeno del tranofitismo, che è alla base della circolazione del
flusso energetico e dei cicli biogeochimici nel subsistema emerso del sistema
fitale.
Anche la capacità
diffusa delle Cianoficee di vivere in questi due piani come epi-endofitiche
degli altri vegetali contribuisce a rendere disponibile l'azoto da esse fissato
sia nel ciclo della materia che nell'efficenza tra questo ciclo ed il flusso
dell'energia che lo determina.
Le Cianoficee che
caratterizzano in maniera preferenziale questi due piani sono: Entophysalis deusta, Calothrix crustacea e Brachytrichia quojii.
Caratteri strutturali ed ecologici fondamentali
del sopralitorale
Questo piano
vegetazionale coincide con la zona di influenza degli spruzzi causati
dall'idrodinamismo superficiale multidirezionale con effetti dirompenti.
Corrisponde alla zona olofotica dello schema di Ercegovic e ricade nella zona a
idrodinamismo multidirezionale di Riedl.
Dal punto di vista
ambientale è l'unico piano costantemente emerso del sistema fitale marino.
Presenta forti escursioni termiche, intensa radiazione luminosa, notevoli
variazioni della salinità dipendenti dalla evaporazione e dagli apporti di
acque meteoriche.
Inferiormente esso è
limitato dal livello massimo raggiunto dalle acque per il duplice effetto delle
maree e del moto ondoso; superiormente è limitato, sui substrati rocciosi, dal
livello raggiunto dagli spruzzi dovuti al moto ondoso e al vento, con una
estensione verticale media di sei metri nelle stazioni mediamente battute del
Mediterraneo, mentre sui substrati mobili è limitato dal livello raggiunto
dalle infiltrazioni di acqua marina nel sedimento.
Sui substrati di
roccia calcarea la vegetazione dominante è costituita da Cianoficee e Licheni
formanti incrostazioni che si presentano come bande sovrapposte di colore
variante dal grigio chiaro al nero. Nella parte più elevata del piano
predominano forme epilitiche mentre più in basso, dove maggiore è
l'umettazione, ma anche i fenomeni erosivi, predominano forme endolitiche. I
substrati di rocce vulcaniche sono molto meno favorevoli all'insediamento delle
forme endolitiche e presentano una vegetazione più povera.
Alla luce delle
conoscenze attuali, il piano sopralitorale appare popolato da un numero molto
ridotto di specie che possono adattarsi alle sue peculiari condizioni
ambientali. Con l'eccezione dei licheni Verrucaria
maura e V. symbalana, che solo
raramente si ritrovano a livelli più bassi, si tratta di Cianoficee che nel sopralitorale
sono spesso epilitiche, e che nel mesolitorale, dove sono presenti come
componenti abituali di varie associazioni, vivono con più frequenza come
endobionti ed endolitiche. Queste specie presentano un accentuato polimorfismo
e la loro morfologia è in dipendenza dei fattori ambientali, principalmente
l'umidità della roccia, la luce e l'agitazione delle acque.
Aggruppamenti del Sopralitorale
Entophysalidetum deustae
Berner 1931
Questa associazione è
stata originariamente descritta come Scopulonemetum
da Berner (1931) per il Golfo di
Marsiglia "in ambienti a luminosità variabile della zona subterrestre,
nella fascia soggetta agli spruzzi". Le specie caratteristiche
dell'Associazione sono: Scopulonema hansgirgianum, Dalmatella buaensis (entrambe
sinonimi di Entophysalis deusta), Mastigocoleum testarum, Kyrthutrix dalmatica (= Calothrix crustacea), Verrucaria
maura, V. symbalana. L'Autore riporta nella tabella sintetica 13 specie.
Entophysalidetum deustae è, a nostro
avviso, una associazione in cui le Cianoficee, in assenza di competizione,
diversamente da quanto avviene a livelli inferiori, si diffondono notevolmente
e presentano valori di copertura elevati.
Il cambiamento della
denominazione è giustificato dal fatto che Scopulonema
hansgirgianum è caduto in sinonimia nel 1948 con Entophysalis deusta.
A questo syntaxon possono riferirsi le
associazioni proposte da Ercegovic
(1932). L'associazione descritta da Ercegovic
(1932) come Scopulonemetum hansgirgiani (tab.
11: 215) è da ritenere un sinonimo posteriore. L'autore ha riconosciuto, per i
substrati di roccia calcarea del litorale dalmato, una "Zona delle
Cianoficee litofite" che si estende verticalmente dal livello delle basse
maree sigiziali al livello raggiunto dagli spruzzi di acqua marina per effetto
del moto ondoso e dei venti. In essa ha distinto una fascia inferiore, di
colore grigiastro o biancastro, in cui predominano le endolite, ed una fascia
superiore, di colore bruno-giallastro o nerastro, in cui predominano le
epilite. Inoltre, Ercegovic ha riscontrato tale situazione anche in altre coste
calcaree del Mediterraneo (da Trieste a Venezia, da Marsiglia a Nizza).
Pozze sopralitorali
Nel sopralitorale si
riscontrano degli ambienti alquanto peculiari costituiti da pozze di dimensioni
diverse, alimentate sia dagli spruzzi di acqua marina che dalle acque
meteoriche. Queste pozze vengono distinte da Feldmann
(1937) in "temporanee, a salinità elevata e ricche di sostanze
organiche" e in "semipermanenti a salinità ridotta a causa di apporti
continui di acque dolci".
Per le pozze
temporanee Feldmann (1937)
descrive le associazioni a Brachiomonas
submarina, a Platymonas tetrathele, a Stephanoptera gracilis, che sono tutte nomina nuda. Cioè le associazioni non
sono documentate da rilevamenti.
Il variare delle
condizioni ecologiche nel corso dell'anno, determina in una stessa pozza il
succedersi di popolamenti a composizione specifica molto diversa. Tali
popolamenti, per il fatto di essere costantemente immersi, non sono da
considerare propriamente sopralitorali.
Per le pozze
semipermanenti lo stesso Autore descrive una associazione a Rivularia nitida (= Calothrix crustacea) che ha affinità con
l'associazione Entophysalidetum deustae.
Caratteri
strutturali ed ecologici fondamentali del mesolitorale
Questo piano
vegetazionale è compreso tra il sopralitorale, sempre emerso, e l'infralitorale
sempre sommerso, ed è caratterizzato da una alternanza più o meno regolare di
emersione e di sommersione dipendente principalmente dalla marea e dal moto
ondoso. Corrisponde alla zona talantofotica dello schema di Ercegovic e ricade nella zona con
idrodinamismo multidirezionale di Riedl
(1964, 1971).
L'estensione
verticale del piano varia da stazione a stazione e dipende dalle escursioni di
marea che, in Mediterraneo, hanno valori medi di 20-30 cm e massimi di 1,5-1,8
m. Tale estensione può variare localmente sino a raggiungere oltre 2 metri di
ampiezza in rapporto alla conformazione della costa e al moto ondoso.
Sono distinguibili un
sottopiano superiore ed uno inferiore, rispettivamente al di sopra e al di
sotto del livello medio del mare.
Il sottopiano
superiore presenta un manto vegetale lacunoso e discontinuo con un accentuato
periodismo stagionale ed una forte influenza edafica da parte della natura
chimica della roccia (silicea o calcarea) e della sua consistenza (compatta o
friabile); in esso in condizioni ottimali sono riconoscibili tre orizzonti,
evidenziati da tre cinture vegetali.
Il sottopiano
inferiore è caratterizzato da un manto vegetale denso e continuo. Durante la
bassa marea, se il mare è calmo, questo sottopiano resta scoperto a lungo,
altrimenti viene continuamente umettato per effetto del moto ondoso; in questo
sottopiano si distinguono due orizzonti, evidenziati da cinture vegetali,
diversificate in differenti situazioni ambientali ed in specifiche regioni
biogeografiche.
Aggruppamenti
del Mesolitorale
Bangietum atropurpureae
Giaccone 1993
L'associazione è
presente nell'orizzonte alto del mesolitorale superiore delle stazioni battute
su substrati rocciosi. Si sviluppa in ambienti esposti al moto ondoso e
raggiunge il pieno sviluppo nei mesi invernali e primaverili. Oltre alla due
specie caratteristiche, Bangia
atropurpurea e Ulothrix flacca,
ha elevati valori di copertura la Cyanophycea tranofita Brachytrichia quojii.
Benchè diversi autori
citino associazioni (si tratta di nomina nuda) con le specie caratteristiche
sopra menzionate (Feldmann, 1937:
associazione a Bangia-Ulothrix; Den Hartog, 1959: Bangieto-Ulothricetum subflaccidae), nessuno di essi pubblica dati
quantitativi. In Giaccone (1971),
Giaccone et al. (1973) e in Giaccone et al. (1974) sono riportate delle tabelle, ma si
tratta di rilievi che ricadono sull'insieme delle cinture mesolitorali
comprendenti, oltre al Bangietum
atropurpureae, anche altre associazioni.
Porphyretum
leucostictae
Boudouresque 1971
Specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Porphyra
leucosticta, Scytosiphon simplicissimus e Polysiphonia sertularioides. L'autore cita come caratteristica
anche Rivularia mesenterica (= Calothrix crustacea), già proposta come
caratteristica dell'Entophysalidetum deustae Berner 1931. Inoltre Porphyra umbilicalis e P. linearis, citate dall'Autore nel
testo come specie caratteristiche, non sono presenti nei rilevamenti della
tabella. Queste due specie sono comunque riscontrabili con frequenza in questa
associazione.
Questo aggruppamento
ha il suo sviluppo ottimale nel periodo invernale e primaverile; è presente
nell'orizzonte medio del mesolitorale superiore, in stazioni battute e si
colloca tra il Bangietum atropurpureae (in
alto) e il Nemalio-Rissoeletum
verruculosae (in basso). E' costituita prevalentemente da specie vegetali
(ca 90%), tra le quali dominano Neogoniolithon
brassica-florida e Scytosiphon
simplicissimus; mentre il contingente faunistico è rappresentato soltanto
da quattro entità, tra le quali Chthamalus
stellatus risulta la specie più
importante anche dal punto di vista sociologico.
L'analisi della
tabella ha evidenziato che il settimo rilevamento è privo di caratteristiche di
biocenosi e che in tutti i rilevamenti sono presenti diverse entità (dal 15 %
al 40 %) determinate a livello generico, prevalentemente appartenenti al gruppo
delle ubiquiste.
Il syntaxon si può ritenere valido
nonostante la presenza di entità determinate solo a livello generico, in quanto
questa carenza è rilevante solo tra il gruppo di specie considerate dall'Autore
come ubiquiste e diverse. Ci si augura che in futuro questa associazione sia
più compiutamente caratterizzata nel contingente floristico.
Nemalio-Rissoelletum verrucolosae
Boudouresque 1971
Le specie
caratteristiche di questa Associazione sono: Rissoella verruculosa, Nemalion
helminthoides e Audouinella
nemalionis. L'Autore cita come caratteristica anche Calothrix parasitica (= Calothrix
crustacea), già proposta come caratteristica dell'Entophysalidetum deustae Berner 1931. Lo stesso vale per Callithamnion granulatum considerata
caratteristica dell'Enteromorphetum
compressae Berner 1931. Polysiphonia
tenerrima, inoltre, considerata specie caratteristica, non è in tabella.
Questo aggruppamento
si riscontra durante tutto l'anno ma si sviluppa pienamente nel periodo
invernale e primaverile ed è presente nell'orizzonte basso del mesolitorale
superiore, in stazioni battute. La tabella ha carattere di omogeneità e le
caratteristiche dell'ordine sono più frequenti rispetto a quelle dell'alleanza.
L'esame delle
correlazioni tra le specie evidenzia un riscontro tra la dominanza di Rissoella verruculosa (ric. medio 56%) e
il contingente di ordine superiore, mediamente rappresentato a livello di
ricoprimento (17%).
Inoltre non è privo
di significato che in tutti i rilevamenti della tabella si riscontrano diverse
determinazioni incomplete (dal 15% al 30%). Sui substrati calcarei Rissoella verruculosa è generalmente
assente. Il syntaxon si può ritenere valido con le osservazioni e
raccomandazioni riportate per il Porphyretum
leucostictae.
Lithophylletum byssoidis
Giaccone 1993
Le specie
caratteristiche dell'Associazoione sono: Lithophyllum
byssoides, Chaetomorpha mediterranea, Laurencia papillosa, Pterocladiella
melanoidea, Lophosiphonia cristata, e
Taenioma nanum.
L'associazione si
inquadra nell'ordine Ralfsietalia
verrucosae Giaccone 1993 e nell'alleanza Ralfsion verrucosae Giaccone 1993. Si afferma nel sottopiano inferiore del mesolitorale inferiore
del Mediterraneo, con esclusione di alcune aree dell'Egeo, dello Ionio,
dell'Adriatico settentrionale e di stazioni di tutto il Mediterraneo con acque
dissalate, inquinate o relativamente fredde. In aree e stazioni sfavorevoli può
essere vicariato dall'Enteromorphetum
compressae Berner 1931. Questa associazione è il tipo nomenclaturale sia
dei due syntaxa di ordine superiore
appena citati, che della classe Entophysalidetea
deustae Giaccone 1993.
Si tratta di una associazione
mesofotica, mesoterma, mesoalina e cumatofila di substrato roccioso o duro
compatto ed esposto all'azione del moto ondoso e delle escursioni di marea. In
condizioni ottimali forma marciapiedi organogeni (trottoir) su substrati
suborizzontali e cornici su substrati subverticali. In condizioni meno
favorevoli forma cuscini mammellonati sparsi e croste squamate. Il tallo della
specie guida è fortemente biocarsificato ad opera di Cyanophyceae tranofite (Brachytrichia
quojii, Calothrix crustacea, Entophysalis deusta, E. conferta, Microcoleus
lyngbyaceus, Anacystis cyanea) e di Chlorophyceae
tranofite (Bulbocoleon pyliferum, Entocladia leptochaete, E. viridis, Phaeophyla
dendroides) o comunque da noi rinvenute come prevalentemente endolitiche.
Le Cyanophyceae formano un feltro
alla base della parte viva del Lithophyllum
byssoides e con la fissazione dell'azoto assicurano il ciclo di questo
elemento in tutta la formazione organogena.
Lithophylletum byssoidis
subass. Lithophylletosum trochanteris
Marino, Di Martino & Giaccone 1999.
La specie
caratteristica della sub-associazione è: Lithophyllum
trochanter.
Giaccone (1968)
descrive per molte località dell’Egeo un tipo di vegetazione caratterizzata da Lithophyllum trochanter (Bory) Huvé.
Confrontando la bionomia delle associazioni vegetali dell’Egeo e della penisola
Maddalena ci sembra che i valori maggiori di temperatura dell’Egeo facciano
discendere L. trochanter più tipicamente nella frangia infralitorale e
fino a –150 cm di profondità; mentre in Sicilia sud-orientale L. trochanter si sviluppa a partire
dall’orizzonte basso del mesolitorale fino a – 80 cm nei substrati
sub-verticali. In ogni caso i mammelloni calcarei formati in Sicilia sono di
diametro e di altezza inferiori rispetto a quelli dell’Egeo. Secondo la nostra
esperienza al di fuori dell’Egeo, L.
trochanter forma densi popolamenti solo in alcune stazioni del litorale
ibleo. In questo biotopo l’alga calcarea è inserita nell’associazione Lithophylletum byssoidis, come specie
differenziale di una sub-associazione che riteniamo nuova per la fitosociologia
del Mediterraneo. Nel contingente caratterizzante dell’associazione mancano Taenioma nanum, peraltro presente a
Punta Tavernara e Pterocladiella
melanoidea, mentre nelle caratteristiche mesolitorali di ordine superiore
risultano sempre assenti le Fucophyceae
incrostanti, citate in antecedenza. L.trochanter,
in questo studio è stato ritrovato a Capo Murro di Porco a –20 cm di profondità
associato anche a C. amentacea come
in Egeo (Giaccone 1968). Tra le specie accompagnatrici ad alta frequenza
troviamo le Cyanophyceae dell’Entophysalidetum deustae, molte specie a
ripartizione mesolitorale ed in particolare le specie caratteristiche
territoriali della associazione da noi descritta in precedenza come Polysiphonio-Lithophylletum papillosi.
Ceramio-Corallinetum elongatae
Pignatti 1962
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono:
Corallina elongata (considerata da noi di ordine superiore), Ceramium ciliatum (senza precisazione
della varietà), Ceramium barbatum (= C.
rubrum var. barbatum), Gelidium crinale (= G. pusillum), Antithamnion cruciatum
e Grateloupia filicina (con riserva), Ceramium
diaphanum var.diaphanum (con riserva).
Questa associazione,
descritta da Pignatti per la costa veneta come elemento interno di una
biocenosi, occupa la porzione più bassa del mesolitorale (denominata in
letteratura anche frangia mesolitorale), al limite superiore della frangia
infralitorale, ed è emersa solo per brevi periodi. Risulta costituita
prevalentemente da vegetali, ma nei rilievi dell'Autore anche la componente
faunistica è ben rappresentata (20-23%).
Nel litorale veneto
l'autore riconosce due subassociazioni, ognuna delle quali comprensiva di due
varianti.
La subass. ceramietosum, presente nelle stazioni
calme, ove si realizza dopo un periodo di tre-quattro anni, è differenziata da Dictyota dichotoma, Enteromorpha linza,
Gelidium spathulatum. Invece la subass.
corallinetosum, collegata alle stazioni battute, si forma dopo 20-30 anni.
In biotopi sciafili corrispondenti si afferma il Phymatolithetum lenormandii Giaccone 1993 Queste due associazioni
hanno in comune Corallina elongata che
quindi consideriamo anche per questo motivo caratteristica di ordine superiore.
Fucetum virsoidis
Pignatti 1962
Le specie caratteristiche
dell'Associazione sono: Fucus virsoides,
Gelidium spathulatum, Phormidium tenue (= Schizothrix calcicola), Enteromorpha
flexuosa subsp. flexuosa e Gelidium pulvinatum (= G. pusillum). Le altre specie riportate dall'Autore sono
caratteristiche di altre associazioni: Bangia
fuscopurpurea (= B. atropurpurea) è caratteristica del Bangietum atropurpureae, Rivularia mesenterica (= Calothrix crustacea)
è caratteristica dell'Entophysalidetum
deustae.
Associazione
esclusiva delle coste orientali (dall'Albania alla Slovenia) e settentrionali
dell'Adriatico (da Triete a Venezia), essa occupa tutto il piano mesolitorale
ed è connessa con le ampie escursioni di marea, con le temperature
relativamente basse e con le acque dissalate ed eutrofiche proprie di questo
tratto di mare. Si tratta probabilmente di un aggruppamento relitto del bacino
della Paratetide.
Sulla base della
diagnosi originale, risulta costituita prevalentemente da vegetali (86%) mentre
la componente faunistica è rappresentata da otto specie (14,%) tra le quali
risultano più frequenti: Patella
coerulea, Mytilus galloprovincialis, Actinia equina e Balanus sp.
La tabella è omogenea
e comprende un ricco elenco di caratteristiche. L'Autore rileva anche una
facies a Cladophora vagabunda (come C. penicillata) sviluppata nel mese di settembre.
Il successivo studio
di Giaccone & Pignatti (1967)
sulla vegetazione del golfo di Trieste, ha ulteriormente contribuito a una
migliore conoscenza dei popolamenti vegetali a Fucus virsoides, che nel particolare ambiente sono caratterizzati
anche dalla presenza di alcune specie rare o assenti nelle coste venete: Catenella caespitosa, Lophosiphonia subadunca, Streblocladia
collabens.
Phymatolithetum lenormandii
Giaccone 1993
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Phymatolithon
lenormandii, Cruoriella armorica (che può discendere anche nei piani
sottostanti), Hildenbrandia rubra e Gymnothamnion elegans.
L'associazione si
sviluppa in maniera matura sotto il bordo del marciapiede, sulle pareti delle
cornici a Lithophyllum byssoides e
all'ingresso delle grotte. La tabella dei rilievi riportata mette in evidenza
tra le specie caratteristiche anche Cruoriella
armorica, Gymnothamnion elegans e Hildenbrandia
rubra. Enclaves di questa associazione si trovano in tutto il mesolitorale
inferiore, nella frangia infralitorale e nel sottostrato del Cystoseiretum strictae Molinier 1958.
Consideriamo affine a questa associazione l'Hildendrandietum prototypi indicato come nomen nudum sia da Giaccone
(1965) sia da Boudouresque
(1971). Si tratta di situazioni ambientali molto sciafile in cui Phymatolithon lenormandii di fatto
scompare.
Enteromorphetum compressae
(Berner 1931) Giaccone 1993
Questa associazione è
stata riscontrata insieme ad altre dell'alleanza Ulvion (Corallinetum e Ceramietum) in una stazione particolare
del Golfo di Marsiglia soggetta al moto ondoso ma riparata dall'impatto diretto
dei marosi, con apporto di acqua dal largo che attenua lo stato di inquinamento
e dissalamento tipiche del golfo.
L'Autore considera
questa subassociazione, legata come serie laterale al Ceramietum, una formazione aperta e poco ben definita
sociologicamente e dipendente all'alleanza Ulvion.
Polysiphonio-Lithiphylletum papillosi
Marino, Di Martino & Giaccone 1999
Le specie caratteristiche dell'associazione
sono: Lithophyllum papillosum, Polysiphonia opaca, Polysiphonia
sertularioides.
Questa associazione era stata già rilevata , ma
non descritta a Lampedusa (Scammacca et
al., 1993) e si ritrova in tutto il Mediterraneo orientale (Giaccone,
1968). Dal punto di vista bionomico si sviluppa nel mesolitorale superiore, ma
si può trovare con specie trasgressive anche nel sottopiano inferiore sui
substrati a forte pendenza. Essa vicaria due associazioni che, nel Mediterraneo
occidentale, popolano il sottopiano superiore del mesolitorale (Porphyretum leucostictae Boudouresque
1971 e Nemalio-Rissoelletum verruculosae Boudouresque 1971). La
specie comune ad entrambi i bacini del Mediterraneo è Polysiphonia sertularioides che si ritrova nel contingente
caratterizzante anche del Porphyretum
leucostictae. Si tratta evidentemente di una specie che, a giudicare dai
valori di ricoprimento e dallo stato riproduttivo, trova condizioni ottimali in
questo livello bionomico del Mediterraneo orientale. Mentre P. sertularioides domina nelle porzioni
superiori del sottopiano, P. opaca
preferisce la parte inferiore. La corallinacea Lithophyllum papillosum
si comporta da buona caratteristica territoriale per tutto il piano
mesolitorale del Mediterraneo orientale, ma preferisce il sottopiano superiore.
Nelle zone di transizione biogeografica si trova associato anche a Lithophyllum lichenoides e ad altre specie a ripartizione mesolitorale
caratteristiche di altre associazioni vegetali. Nella tabella hanno elevata
frequenza ed alti valori di ricoprimento le Alghe Azzurre, già ritrovate nei
rilevamenti illustrati in precedenza per l’Entophysalidetum
deustae. Tra le specie occasionali a ripartizione mesolitorale sono
presenti in tabella: Callithamnion
granulatum, Chondrophycus papillosus, Nemalion
helminthoides, Audouinella nemalionis,
Ceramium ciliatum v. robustum, Entheromorpha compressa e Taenioma nanum. Mentre è facile
inquadrare questa associazione nella classe Entophysalidetea
Giaccone 1993 è difficile attribuirla ad ordini ed alleanze già introdotte per
il Mediterraneo (Giaccone et al.,
1993) Riteniamo che sia necessaria una maggiore conoscenza della vegetazione
mesolitorale del Mediterraneo orientale prima di provare ad inquadrare questa
associazione in sintaxa mesolitorali di ordine superiore. Peraltro le alghe
brune incrostanti Hapalospongidion
macrocarpum e Nemoderma tingitanum
caratteristiche di sintaxa mesolitorali di ordine superiore sono rare e o
assenti nel Mediterraneo orientale (Ribera et
al., 1992).
Syntaxa di Ordine
superiore
Per il piano
sopralitorale riconosciamo con Ercegovic i seguenti syntaxa di ordine superiore che aggiorniamo coerentemente nella
nomenclatura:
Ord.
Entophysalidetalia deustae Ercegovic 1932 nom. mut.
(Den . orig.: Pleurocapsetalia crepidinum Ercegovic
1932: Tab. 9-10: 214).
Car. ord.: Microcoleus
lyngbyaceus. Secondo
la revisione delle Cyanophyceae, Lyngbya
martensiana v. marina è un
sinonimo di questa specie.
Tipo nomencleturale: Entophysalidion deustae Ercegovic 1932
All.
Entophysalidion deustae Ercegovic
1932 nom. mut.
(Den. orig.: Scopulonemeion hansgirgiani Ercegovic
1932: Tab. 11: 215).
Car. all.: Microcoleus lyngbyaceus.
Tipo nomenclaturale: Entophysalidetum deustae Berner 1931
Per quanto riguarda i
syntaxa di ordine superiore del
Mesolitorale si condivide la proposta di Molinier, precedentemente esposta, che
riconosce per ognuno dei sottopiani un ordine ed una alleanza distinti.
Le denominazioni
proposte da Molinier sono nomina dubia da rigettare in parte a norma dell'art. 2c
del C.N.F. (Codice di
nomencaltura Fitosociologica), perchè derivati da nomi di animali, ed in tutto
a norma dell'art. 38, perchè i nomi dei syntaxa
di rango inferiore che li tipificano sono stati considerati nomina dubia. Alcune specie considerate
da Molinier come caratteristiche di ordine superiore, sono risultate tali anche
a noi e pertanto le abbiamo mantenute nel contingente floristico
caratterizzante i vari syntaxa.
Questa considerazione
supera la difficoltà, pur presente dal punto di vista formale, data dal fatto
che Molinier parla di biocenosi e non di associazioni, come rango inferiore del
suo sistema sintassonomico e quindi formalmente si tratta, a norma dell'art.
34, di un rango non previsto dal C.N.F. Noi abbiamo analizzato nelle pagine
precedenti le biocenosi di Molinier, in quanto riteniamo, sulla base delle
argomentazioni riportarte in un lavoro precedente dell'Autore (Molinier & Picard 1953), che queste
biocenosi sono state metodologicamente introdotte con criteri sintassonomci
analoghi a quelli che si utilizzano in letteratura per le associazioni ma con
liste di specie vegetali completate da liste di specie animali, strettamente
legate alle prime e conducenti come le prime vita bentonica. A rafforzare
questa nostra opinione interviene lo schema di gerarchizzazione adottato
dall'Autore per queste biocenosi quadro, in ranghi di ordine superiore: ordini
e alleanze. In base alle argomentazioni precedenti riteniamo opportuno
introdurre nuovi syntaxa di ordine
superiore per i due sottopiani del Mesolitorale.
Sottopiano superiore
Ord.
Bangietalia atropurpureae Giaccone
1993.
Tipo nomenclaturale: Bangion atropurpureae
Car. ord.: Hapalospongidion
macrocarpum.
All.
Bangion atropurpureae Giaccone 1993.
Tipo nomenclaturale: Bangietum atropurpureae
Car. all.: Hapalospongidion
macrocarpum.
A questi sintaxa di
ordini superiore che caratterizzano il sottopiano superiore del mesolitorale in
Mediterraneo vanno riferite le associazioni che formano cinture stagionali e
popolano orizzonti sovrapposti: Bangietum
atropurpureae, Porphyretum leucostictae e Nemalio-Rissoelletum verruculosae.
Sottopiano inferiore
Ord.
Ralfsietalia verrucosae Giaccone 1993.
Tipo nomenclaturale: Ralfsion verrucosae
Car. ord.: Ralfsia verrucosa, Nemoderma tingitanum,
Gastroclonium clavatum e Corallina
elongata.
All.
Ralfsion verrucosae Giaccone 1993.
Tipo nomenclaturale: Lithophylletum byssoidis
Car. all.: Ralfsia verrucosa, Nemoderma tingitanum,
Gastroclonium clavatum e Corallina
elongata.
A questi due syntaxa di ordine superiore che
caratterizzano il sottopiano inferiore del mesolitorale in Mediterraneo vanno
riferite le seguenti associazioni perennanti, caratterizzate da forte
periodismo stagionale: Lithophylletum
byssoidis(incluse le subassociazioni),
Ceramio-Corallinetum elongatae, Phymatolithetum lenormandii e probabilmente
anche Fucetum virsoidis (in stazioni
dell'Adriatico), Enteromorphetum
compressae (in biotopi con acque dissalate per presenza di scoli di acque
dolci più o meno eutrofiche) e Polysiphonio-Lithophylletum
papillosi.
I tre ordini
fitosociologici proposti per il sopralitorale e il mesolitorale, con le
rispettiva alleanze e associazioni, si propone di includerle in una unica
classe denominata:
Entophysalidetea deustae Giaccone 1993.
Tipo nomenclaturale Lithophylletum byssoidis
Car. cl.: Brachytrichia quojii.
La caratterizzazione
ecologica di questa classe è quella riportata nel paragrafo precedente relativo
a "Caratteri comuni ai due piani: sopralitorale e mesolitorale"
La vegetazione sommersa
L'associarsi dei
vegetali nella zona intertidale è condizionata dalla latitudine, dalla ampiezza
e dalla durata delle fasi delle maree, dal moto ondoso e soprattutto dalla
temperatura e dall'umidità. Nella zona costantemente coperta dall'acqua i
fattori che regolano il formarsi di consorzi vegetali sono la consistenza del
substrato, la penetrazione della luce, l'idrodinamismo da moto ondoso o da
correnti e, in maniera meno determinante, la temperatura e la salinità. La
pressione sembra non influire sulla distribuzione verticale dei vegetali
sommersi.
Per i popolamenti
epifiti e per quelli che vivono in sottostrato, all'ombra delle forme più
sviluppate, hanno un'influenza determinante i fattori biotici e gli scambi
energetici.
I vegetali
condizionati da un'immersione continua popolano i piani infralitorale e
circalitorale del sistema fitale. La vegetazione in questi piani, a livello dei
grandi gruppi sistematici, ha in tutti i mari del mondo una omogeneità maggiore
di quella presente nei piani più superficiali. L'ambiente sommerso, infatti,
pur risentendo dei cambiamenti dei fattori ecologici nei limiti del sistema
fitale mantiene condizioni abbastanza omogenee a tutte le latitudini,
eccettuate quelle estreme dei poli e dell'equatore.
Caratteri
strutturali ed ecologici fondamentali del piano infralitorale
Il piano
infralitorale è limitato superiormente dal livello occupato da specie vegetali
che non possono sopportare emersioni prolungate. Il suo livello inferiore
corrisponde alla profondità di compensazione delle Angiosperme e delle alghe
fotofile. Naturalmente questa profondità dipende dalla penetrazione della luce
che è strettamente legata alla torbidità delle acque. Questo piano corrisponde
alle zone megafotica e metriofotica di Ercegovic (in Molinier, 1958). In Mediterraneo questo piano si estende poco
oltre i 35 metri di profondità nel bacino occidentale e leggermente più in
profondità in quello orientale. Halophila
stipulacea è l'Angiosperma che arriva anche a circa 100 metri di profondità
nei mari tropicali.
Riedl (1964), a
seguito di studi sul mare Adriatico, ipotizza che i movimenti delle acque
causati dalle onde possano identificare tre zone: (i) dalla superficie fino a
circa 3 metri di profondità, la zone di "rottura" delle onde, è
caratterizzata da movimenti multidirezionali; (ii) da 3 a circa 11 metri di
profondità i movimenti delle acque sono prevalentemente oscillatori; (iii) da
11 metri a 20-25 metri (raramente 35m) il flusso dell'acqua ha un unica
direzione (moto unidirezionale) che, in assenza di correnti permanenti, dipende
da quella delle onde. La prima e la seconda zona sono separate da un limite la
cui profondità corrisponde a 2,5 h,
dove h indica la media dell'altezza
delle onde; il limite tra la seconda e la terza zona corrisponde ad una
profondità il cui valore è compreso tra /2 e , dove corrisponde alla lunghezza dell'onda.
Il piano
infralitorale può essere diviso in due sottopiani: sottopiano superiore e
sottopiano inferiore, tale diversificazione in sottopiani oltre che dalla
luminosità può essere determinata dalla zonazione idrodinamica e dagli alotermoclini.
Sottopiano superiore
Il sottopiano
superiore è condizionato da una intensità luminosa compresa tra il 60 e 15% di
quella incidente alla superficie, e da
idrodinamismo multidirezionale e bidirezionale. Questo sottopiano
corrisponde, quindi, alle prime due zone descritte da Riedl.
In questo sottopiano
si distinguono diversi orizzonti: la frangia infralitorale, ampia pochi
decimetri, è la zone di passaggio tra il mesolitorale e l'infralitorale.
L'orizzonte alto è caratterizzato da idrodinamismo multidirezionale, mentre
l'orizzonte basso dalla prevalenza di idrodinamismo bidirezionale.
Le Cistoseire che si
affermano in questo sottopiano sono simpodiali in ambienti esposti (Es.: C. amentacea, C. brachycarpa, ecc.) e
monopodiali in ambienti riparati (Es.: C.
mediterranea, C. elegans, C. sauvageauana, ecc.).
Aggruppamenti
fotofili dell'infralitorale superiore
Cystoseiretum strictae
Molinier 1958
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Cystoseira
amentacea var. stricta (come C. stricta), Feldmannia paradoxa.
Questa vegetazione è
stata descritta per la prima volta da Molinier nel 1958 per le coste di Cap
Corse, in stazioni di ambiente battuto. L'Autore, pur descrivendo questo Aggruppamento
come una Biocenosi, mette in evidenza che la componente faunistica è costituita
da specie ubiquiste che incidono limitatamente sulla struttura del popolamento.
La componente
vegetale è costituita fondamentalmente da Cystoseira
amentacea v. stricta e Feldmannia paradoxa che l'Autore indica
come specie caratteristiche della biocenosi. L'elenco delle specie
caratteristiche è stato integrato successivamente da Boudouresque (1971) e da
Giaccone (1971). Questi Autori, oltre alle specie indicate da Molinier,
considerano caratteristiche di questo Aggruppamento: Laurencia truncata (come L.
pinnatifida), Sphacelaria cirrosa (come
S. hystrix), Boergeseniella fruticulosa, Herponema valiantei, Bryopsis duplex (come
B. disticha), Gelidium pusillum.
Tuttavia, Sphacelaria cirrosa e Gelidium pusillum: la prima è stata già
indicata da Molinier come caratteristica del Cystoseiretum crinitae, la seconda è caratteristica dell'Enteromorphetum compressae Berner 1931.
In Adriatico Cystoseira amentacea v. spicata sostituisce C. amentacea v. stricta, mentre nel bacino orientale domina C. amentacea v. amentacea.
Cystoseiretum
strictae subass. Cystoseiretosum tamariscifoliae
Giaccone 1972
Le specie
differenziali di questa Associazione sono: Cystoseira
tamariscifolia, Mesophyllum
lichenoides, Saccorhiza polyschides,
Phyllariopsis brevipes (come
Phyllaria reniformis), Asparagopsis
armata, Schyzimenia dubyii,
Desmarestia ligulata, Halurus equisetifolius.
Questo Aggruppamento
vegetale, descritto da Giaccone (1972) per lo Stretto di Messina e per il Mare
d'Alboran, si afferma in biotopi con acque fresche per fenomeni di upwelling.
In queste condizione ambientali C.
tamariscifolia vicaria C. amentacea costituendo una
Subassociazione distinta il cui corteo floristico è simile a quello del Cystoseiretum strictae.
Sulle coste laviche
con sorgiva di acqua dolce del Golfo di Napoli e del Golfo di Catania Schyzimenia dubji forma facies differenziali che scendono anche nel Cystoseiretum crinitae, spesso associandosi anche a Cystoseira mediterranea, Grateloupia proteus, e Sebdenia monardiana e a specie dell'ordina Ulvales.
Nell'area
lusitano-senegalese e, più in generale, sulle coste atlantiche dell'Europa è
probabile che l'aggruppamento a C.
tamariscifolia e a Saccorhiza
polyschides costituisca una associazione autonoma.
Dasycladetum vermicularis
Mayhoub 1976
Le specie
caretteristiche dell'Associazione sono: Dasycladus
vermicularis, Polysiphonia ferulacea.
L'Aggruppamento
si impianta in biotopi calmi o moderatamente battuti, su substrati rocciosi
leggermente inclinati, ricoperti da sedimenti sabbiosi, fino a circa 40 cm di
profondità. L'Autore considera tra le specie caratteristiche Flabellia petiolata (come Udotea petiolata); questa specie, tipica
di Associazioni sciafile, si trova insieme a Dasycladus vermicularis probabilmente a causa della ridotta
luminosità (dovuta al rimaneggiamento del sedimento e all'esposizione delle
stazioni) in cui in cui si sviluppa l'Associazione nel Mediterraneo orientale.
Sargassetum vulgaris
Mayhoub 1976
Le specie
caretteristiche dell'Associazione sono: Sargassum
vulgare, S. trichocarpum.
Questa Associazione,
descritta per le coste siriane, sostituisce il Cystoseiretum strictae in stazioni moderatamente battute,
raggiungendo il massimo sviluppo in biotopi ombreggiati a circa -2/-3 metri di
profondità. S. trichocarpum può
formare anche facies estese nel circalitorale del Mare Egeo (Giaccone,
1968-69).
Cystoseiretum crinitae
Molinier 1958
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Cystoseira
crinita, Sphacelaria cirrosa (come S.
hystrix), Stypocaulon scoparium,
Cladostephus spongiosus f.
verticillatus (come C. verticillatus), Anadyomene stellata.
Molinier nel 1958
descrive la biocenosi quadro Cystoseiretum
crinitae per le coste di Cap Corse, questo Aggruppamento si trova in
ambienti sia di moto battuto che di moto calmo.
La componente
faunistica, sebbene abbondante, è rappresentata da specie ubiquiste che non
incidono sulla struttura dell'aggruppamento, pertanto questa biocenosi può
essere considerata un' Associazione vegetale.
L'Autore indica quali
specie caratteristiche: Cystoseira
crinita, Sphacelaria cirrosa (come S.
hystrix), Stypocaulon scoparium,
Cladostephus spongiosus f. verticillatus (come C. verticillatus),
Anadyomene stellata.
Successivamente Giaccone
(1971) e Boudouresque (1971), trattano questo aggruppamento vegetale riportando
delle tabelle di rilievi. In particolare Boudouresque propone di aggiungere
alle specie indicate come caratteristiche da Molinier anche: Padina pavonica, Dictyota fasciola (come Dilophus fasciola), Erythrocystis montagnei (come
Ricardia montagnei), Liagora viscida,
Herposiphonia secunda, Liebmannia leveillei, Dasycladus vermicularis,
Cystoseira elegans, C. brachycarpa v.
balearica (come C. caespitosa);
ma le prime quattro specie, come già proposto da Molinier (1958), sono da
considerarsi appartenenti ad unità fitosociologiche di ordine superiore
(Alleanza Cystoseirion crinitae), le
rimanenti sono caratteristiche di altre Associazioni. Infine C. brachycarpa v. balearica viene considerata come vicariante di C. crinita. O secondo Pizzuto (1998)
come specie elettiva di un aggruppamento vegetale autonomo.
Verlaque (1987)
corresse la denominazione di questa associazione in Cystoseiretum balearicae
poichè nella stessa località in cui Molinier descrisse il Cystoseiretum crinitae
trovò Cystoseira balearica anzichè C. crinita. Questa non è una motivazione
legittima a norma del C.N.F., pertanto resta valida la combinazione
nomenclaturale proposta originariamente da Molinier (1958).
Cystoseira crinita è la specie più ricca di
vicarianti geografiche ed ecologiche già indicate da Giaccone & Bruni
(1973): C. abies-marina: regione
Macaronesia; C. algeriensis: ambienti
caldi e ricchi di sedimentazione; C.
barbatula: Mediterraneo orientale (Egeo, Jonio, Canale di Sicilia) che
risale anche nella frangia infralitorale; C.
brachycarpa v. brachycarpa e v. balearica: Tirreno centro-meridionale; C. corniculata: Adriatico, Egeo e in
parte dello Jonio in ambienti con sedimenti; C. hyblaea: Mar Jonio nord-occidentale che risale nella frangia
infralitorale; C. elegans: pozze
infralitorali ed in baie riparate; C.
sedoides: presente in Nord Africa ed a Pantelleria in ambienti poco
illuminati; C. susanensis: Tirreno
meridionale, Mar Jonio e Mar Africano. Nei settori settentrionali, o in siti
con presenza di acque fresche per fenomeni di up-welling, questa specie può
essere vicariata anche da C. mediterranea,
che risale anche nella frangia.
Cystoseiretum crinitae subass. Alsidietosum helmintochortonis Molinier 1958
La specie
differenziale di questa subassociazione è: Alsidium
helminthochorton.
Questa
subassociazione si afferma in biotopi con forte sedimentazione e idrodinamismo
ridotto.
Cystoseiretum crinitae subass. Cystoseiretosum compressae Molinier 1958
La specie
differenziale di questa subassociazione è: Cystoseira
compressa, che può risalire anche nel mesolitorale o discendere nel
sottopiano inferiore dell'infralitorale.
Molinier descrive
questa subassociazione come una facies di impoverimento dell'associazione tipo.
Si afferma anche in stazioni relativamente calme e leggermente inquinate.
Cystoseiretum crinitae
subass. Stypocauletosum scoparii
Boudouresque 1971
La specie
differenziale di questa subassociazione è: Stypocaulon
scoparium.
Si afferma nei primi
metri dell'infralitorale, in biotopi con instabilità ambientale, in
particolare, di origine sedimentaria. A questo Aggruppamento è possibile
ricondurre il popolamento a Padina
pavonica e Dictyota fasciola (come
Dilophus fasciola) descritto da
Mayhoub (1976) per le coste siriane; entrambe queste specie, infatti, sono
presenti nei rilievi pubblicati da Boudouresque (1971) con elevati valori di
copertura. Stypocaulon scoparium
scoparia, H. filicina, Padina pavonica e Dictyota fasciola si ritrovano comunemente in stazioni in cui
l'instabilità ambientale, dovuta alla
sedimentazione, è la caratteristica predominante.
Cystoseiretum crinitae
subass. Halopitetosum incurvae Boudouresque 1971
Le specie
differenziali di questa subassociazione sono: Halopitys incurva, Dipterosiphonia rigens.
Si afferma nei primi
metri dell'infralitorale, in biotopi con instabilità ambientale, in
particolare, di origine fotica.
Cystoseiretum crinitae
subass. Gelidietosum spinosi hystricis
Marino, Di Martino & Giaccone 1999
La specie caratteristica di questa sub-associazione è: Gelidium spinosum v. hystrix.
Questa sub-associazione si sviluppa sui substrati sub-verticali
esposti ad oriente ed insieme alla specie differenziale presenta un
ricoprimento elevato di specie caratteristiche di ordine superiore a tallo
calcareo (Amphiroa rigida e Jania rubens) Si nota anche la presenza
significativa di specie accompagnatrici sempre a tallo calcareo (Haliptilon virgatum, Neogoniolithon brassica-florida, Peyssonnelia polymorpha, Jania adhaerens,
Lithophyllum byssoides) oltre che di Fucales
(Cystoseira compressa e Sargassum vulgare), di Dictyotales (Dictyopteris polypodioides, Dictyota
dichotoma) e di Rhodomelaceae (Boergeseniella fruticulosa, Laurencia majuscula). Questi valori di
presenza e di ricoprimento di specie evitate dagli erbivori, denota un forte
disturbo, causato da questi organismi sul manto vegetale, caratterizzato dal
prevalere di specie non appetibili e non digeribili. Questa sub-associazione ha
dunque la composizione di un syntaxon durevole bloccato nell’evoluzione da
intensa erbivoria selettiva, in sinergia con l’esposizione e l’inclinazione del
substrato. Questo è confermato anche dal fatto che Gelidium spinosum v. hystrix,
dove non vi è l’influenza sinergica di questi fattori, si ritrova come specie
accompagnatrice con scarsi valori di frequenza e di ricoprimento in tutto
l’infralitorale dell’area studiata.
Cystoseiretum barbatae Pignatti 1962
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Cystoseira
barbata, C. compressa (come C.
abrotanifolia), Halymenia floresia,
Gracilaria bursa-pastoris (come G. compressa), Hypnea musciformis, Nemastoma dichotoma, Ceramium diaphanum v. diaphanum, C. diaphanum v. strictum, C. diaphanum v. lophophorum, Bonnemaisonia asparagoides.
Descritta da Pignatti
(1962) per le coste venete, quest'associazione si sviluppa in ambienti
caratterizzati da luce e idrodinamismo ridotti.
Pignatti inserisce
nell'elenco delle specie caratteristiche anche Cladostephus spongiosus f.
verticillatus (come C. verticillatus)
e Dictyopteris polypodioides; queste
specie sono inserite anche tra le specie caratteristiche rispettivamente del Cystoseiretum crinitae Molinier 1958, e
del Dictyopteretum polypodioidis
Berner 1931.
Trichosoletum myurae Mayhoub 1976
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Liagora
farinosa, Trichosolen myura, Hydroclathrus clathratus.
L'associazione
descritta da Mayhoub (1976) per le coste della Siria si sviluppa in
"cuvettes" profonde. Si tratta di un aggruppamento fotofilo di
affinità calda e che si sviluppa in ambienti con idrodinamismo ridotto. Tra le
specie caratteristiche l'Autore riporta Lophocladia
lallemandii e Anadyomene stellata;
la prima riteniamo sia ampiamente distribuita, mentre la seconda è stata già
indicata da Molinier (1958) come caratteristica del Cystoseiretum crinitae.
Herposiphonio-Corallinetum elongatae Ballesteros 1988
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Herposiphonia
secunda f. tenella, Corallina
elongata.
Questa Associazione
si afferma in biotopi poco profondi e con elevato idrodinamismo. La specie
dominante è Corallina elongata,
associata a Herposiphonia secunda f. tenella, mentre altre specie epifite non assumono un ruolo
rilevante. L'Autore descrive quest'aggruppamento per la Costa Brava, ma la sua
distribuzione in Mediterraneo è probabilmente più ampia, recentemente è stata
riportata per l'Isola di lampedusa. Tuttavia è da rilevare che Corallina elongata è stata indicata come
specie caratteristica anche dell'Ordine Ralfsietalia
verrucosae Giaccone 1993; si tratta
evidentemente di una specie con una ampia distribuzione batimetrica.
Cystoseiretum sauvageauanae
(Giaccone 1973 nom. dub.) Giaccone 1994
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Cystoseira
sauvageauana, C. schiffneri f. tenuiramosa,
Stilophora rhizodes.
Le condizioni
ecologiche in cui si afferma questa Associazione sono quelle indicata da
Giaccone. Come specie caratteristiche vengono indicate: Cystoseira sauvageauana, C. schiffneri f. tenuiramosa, Stilophora rhizodes, mentre Lophocladia lallemandii, presente in tabella tra le specie
caratteristiche, viene ritenuta a più larga valenza ecologica. In biotopi del
Mediterraneo orientale Cystoseira spinosa
v. tenuior vicaria C. sauvageauana. In altri biotopi C. brachycarpa v. brachycarpa può vicariare C.
sauvageauana e può discendere anche
nell'infralitorale inferiore.
Questa Associazione è
stata descritta da Giaccone, in Giaccone & Bruni (1973), per il
Mediterraneo sud-occidentale e si trova nell'orizzonte basso dell'infralitorale
superiore caratterizzato da correnti oscillanti. Per quanto riguarda la tabella
completa, l'Autore fa riferimento ad un lavoro precedente, nel quale la tabella
IV "popolamenti a Cystoseira
sauvageauana e C. brachycarpa", contiene 25 rilievi. Tuttavia nessuno
dei rilievi presenti in questa tabella può essere considerato come rilievo
tipo. Infatti: (i) tra le specie caratteristiche che vengono riportata nel
testo e quelle che sono presenti in tabella non c'è corrispondenza; (ii) le
superfici rilevate sono estremamente ampie (secondo la metodologia terrestre) e
pertanto sono presenti numerose specie di Cystoseira
alcune delle quali caratteristiche di altre Associazioni (C. crinita e C. spinosa); (iii) il dato quantitativo di C. sauvageauana è dato insieme a quello di C. brachycarpa pertanto l'aggruppamento descritto mostra una
copresenza di C. sauvageauana e C. brachycarpa, le cui coperture
percentuali sono probabilmente simili. In altre stazioni, invece, C. sauvageauna forma dei popolamenti
fisionomicamente omogenei e ben strutturati, in cui C. brachycarpa non è presente. Pertanto Cystoseiretum sauvageauanae Giaccone 1972 è un nomen dubium secondo l'art. 37 del C.N.F.
Aggruppamenti
sciafili dell'Infralitorale superiore
Schotteretum nicaeensis
Berner 1931
Le specie caratteristiche
dell'Associazione sono: Schottera
nicaeensis (come Phyllophora
palmettoides), Gymnogongrus
crenulatus (come G. norvegicus)
"Tipo di
associazione di alghe della regione litorale, che si sviluppa in acqua di mare
aerata, più o meno inquinata e diluita in maniera intermittente, ma unicamente
localizzata nelle stazioni con luce fortemente ridotta a debole
profondità".
Rhodymenietum ardissonei Pignatti 1962
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Chondracanthus
acicularis, Rhodophyllis divaricata (come Rhodophyllis bifida).
L'A. considera Rhodymenia ardissonei, dominante
nell'Associazione, come specie ad ampia distribuzione batimetrica.
Infine vengono
individuate due varianti stagionali: una autunnale a Callithamnion corymbosum ed una primaverile a Bryopsis plumosa.
L'ambiente in cui si
afferma, oltre che dalla scarsa intensità luminosa in buchi e anfratti dei
"murazzi", è caratterizzato da una relativa calma idrodinamica.
L'Associazione è
riportata anche per il Golfo di Trieste.
L'ambiente dove sono
stati effettuati i rilievi è, al contrario di quello veneziano, di origine
naturale, ubicato in superficie ed alquanto esposto alla risacca. La
configurazione floristica è di conseguenza affine anche allo Schotteretum nicaeensis Berner 1931.
Pterothamnio-Compsothamnietum thuyoidis
Boudouresque, Belsher & Marcot-Coqueugniot 1977.
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Pterothamnion
crispum (come Platythamnion plumula
v. crispum), Compsothamnion thuyoides.
L'Associazione si
sviluppa nell'Infralitorale superiore presso la superficie dei piccoli porti
non eccessivamente inquinati e sui substrati artificiali dei moli e delle
banchine. Gli A.A. la includono nell'ordine Rhodymenietalia
Boudouresque 1971, perchè le specie tionitrofile dell'Ordine Ulvetalia Molinier 1958 vi sono
scarsamente rappresentate.
Nonostante questo
Aggruppamento sia stato caratterizzato dagli A.A. con la metodologia dei gruppi
ecologici, le informazioni sono riportate in maniera da soddisfare le esigenze
fondamentali della metodologia sigmatista e l'Associazione quindi risulta
validamente descritta.
Sottopiano
inferiore
Il sottopiano
inferiore è caratterizzato da una luminosità compresa tra il 20 e 1% di quella
incidente alla superficie, una temperatura che non supera i 18-20 C e da un idrodinamismo prevalentemente
unidirezionale.
Le Cistoseire che si
affermano in questo sottopiano sono generalmente monopodiali (Es.: C. jabukae, C. spinosa, C. mauritanica);
ma in presenza di correnti si affermano anche specie simpodiali (C. brachycarpa
v. claudiae, C. corniculata).
Aggruppamenti
fotofili dell'infralitorale inferiore
Cystoseiretum spinosae
Giaccone 1973
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Cystoseira
spinosa, C. schiffneri v. latiramosa,
Valonia macrophysa, Halopteris filicina, Dictyota dichotoma v. intricata (come D. linearis).
Questa associazione
descritta da Giaccone, in Giaccone & Bruni (1973), ricopre i substrati duri
dell'infralitorale inferiore nelle porzioni meridionali dei bacini occidentali
ed orientali del Mediterraneo, caratterizzati da idrodinamismo ridotto e di
tipo fluente. Per quanto riguarda la tabella completa, l'Autore fa riferimento
ad un lavoro precedente, Giaccone 1971, nel quale la tabella V "aspetti
della biocenosi coralligena" contiene
24 rilievi di cui 13 relativi a questo aggruppamento. Ma, non tutte le specie
che vengono riportata nel testo come caratteristiche sono presenti in tabella;
pertanto riteniamo specie caratteristiche dell'agguppamento solo quelle che sono
presenti sia nella tabella che nel testo: Cystoseira
spinosa, C. schiffneri v. latiramosa,
Valonia macrophysa, Halopteris filicina, Dictyota dichotoma v. intricata (come D. linearis). Dall'analisi della tabella il popolamento non appare
omogeneo dato che C. spinosa ha scarsi valori di copertura. Questa
specie in altre stazioni del Mediterraneo raggiunge coperture elevate
costituendo popolamenti omogenei e ben strutturati.
In Adriatico Cystoseira spinosa è vicariata da C. corniculata in ambienti con forte
sedimentazione, mentre nel Tirreno, in ambienti con sedimentazione grossolana e
in presenza di correnti è presente C.
jabuka. Il limite inferiore dell'infralitorale, marcato da questa
vegetazione a Cystoseire, può estendersi anche al di sotto del limite inferiore
delineato dalle Angiosperme marine.
Aggruppamenti
sciafili dell'Infralitorale inferiore.
Flabellio-Peyssonnelietum squamariae
Molinier 1958.
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Peyssonnelia
squamaria, Flabellia petiolata (come Udotea
petiolata), Osmundaria volubilis (come
Vidalia volubilis).
Molinier (1958)
descrisse l'Aggruppamento vegetale sciafilo che si sviluppa sui rizomi e più in
generale nel sottostrato della prateria a Posidonia
oceanica. Egli la denominò biocenosi sciafila dei rizomi, anche se la
componente faunistica riportata nei rilievi non è nè determinante nè
caratterizzante del contingente fondamentale, in effetti l'A. la denomina con
terminologia fitisociologica Udoteo-Peyssonnelietum
Molinier 1958.
L'A. inquadra questa
Associazione, insieme al Posidonietum
oceanicae Molinier 1958, nella Classe Zosteretea
Pignatti 1953.
Secondo Pignatti
(1953) questa Classe raggruppa soltanto la vegetazione marina ad Angiosperme.
Boudouresque (1971) correttamente include questa Associazione nell'Ordine Rhodymenietalia Boudouresque 1971 e di
fatto emenda l'Associazione sciafila, anche se non lo dichiara formalmente, sia
nella componente floristica caratterizzante (vedi tab. X e XI dell'A., 1971),
che nell'inquadramento ambientale (biotopi sciafili calmi dell'Infralitorale
inferiore). Pérès e Picard (1964) ed altri ricercatori dopo di loro considerano
questa Associazione la componente vegetale di una complessa formazione sciafila
denominata "Precoralligeno".
Anche se i
rilevamenti successivi a quelli effettuati da Molinier (1958) sono realizzati
secondo l'estensione ambientale introdotta da Boudouresque (1971), e che noi
condividiamo, riteniamo che l'Associazione introdotta da Molinier resti
sufficientemente definita e caratterizzata floristicamente nella sua
presentazione originale.
Osmundarietosum volubilis Serio & Pizzuto 1992.
La specie
differenziale della Subassociazione è: Osmundaria
volubilis.
Questa
Subassociazione del Flabellio-Peyssonnelietum
squamariae Molinier 1958, è stata descritta per l'Infralitorale della
Sicilia orientale in ambienti scarsamenti illuminati e soggetti ad intensa
sedimentazione. È da precisare che in questi biotopi l'Infralitorale ha il suo
limite inferiore intorno ai -20 metri.
Molti altri
ricercatori in precedenza avevano segnalato in differenti settori biogeografici
del Mediterraneo questo Aggruppamento.
La specie guida di
questa Subassociazione può estendersi anche nel Circalitorale, sia su substrato
duro che nella Biocenosi del detritico costiero.
Halymenietum floresiae Giaccone & Pignatti 1967.
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Halymenia
floresia, Boergeseniella fruticulosa (come Polysiphonia fruticulosa), Halymenia dichotoma (come Chrysimenia dichotoma), Cladophora
prolifera, Scinaia furcellata, Sphaerococcus coronopifolius, Chrysimenia
ventricosa, Halarachnion ligulatum, Thuretella schousboei, Alsidium corallinum.
Gli A.A. includono
tra le caratteristiche Zanardinia
prototypus, ma Giaccone considera questa specie caratteristica dell'Alleanza
Sargassion hornschuchii Giaccone
1973. Si tratta in effetti di una specie emisciafila diffusa
nell'Infralitorale, ma che può penetrare anche in tutto il Circalitorale.
L'Associazione si
sviluppa nell'Infralitorale in biotopi caratterizzati da risorgive marine di
acque dolci e sopporta anche acque moderatamente eutrofiche. L'Infralitorale
nel Golfo di Trieste ha il suo limite inferiore intorno a 7 - 10 metri di
profondità.
L'Associazione è
descritta per il Golfo di Trieste, ma è possibile riscontrarla anche in altri
biotopi del Mediterraneo.
Rhodymenio-Codietum vermilarae
Ballesteros 1989.
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Codium
vermilara, Aglaothamnion (come Callithamnion) tripinnatum, Spermothamnion flabellatum.
L'A. descrisse questa
Associazione per la Costa Brava, ma la ritiene diffusa in tutta la costa
Catalana. Si afferma in ambienti calmi dell'Infralitorale inferiore, dove
sostituisce il Cystoseiretum spinosae
Giaccone 1973. Si sviluppa principalmente nel periodo primaverile-estivo tra
gli 8 ed i 20 m. di profondità, in biotopi caratterizzati da scarsa intensità
luminosa (12-2% di quella misurata in superficie) e con una relativa ricchezza
di nutrienti azotati.
L'Aggruppamento è
descritto dall'A. con il metodo dei gruppi ecologici, ma è riconducibile alle
esigenze essenziali del metodo sigmatista e delle norme del C.N.F.
Riteniamo di
interpretare correttamente il testo dell'A. indicando più formalmente le specie
caratteristiche sopra indicate.
Tra le specie che
presentano una netta dominanza qualitativa e quantitativa l'A. riporta Rhodymenia ardissonei e Mesophyllum lichenoides, dotate di più
larga ripartizione batimetrica. L'A., infine, considera strettamente legate al
contingente caratterizzante le specie a distribuzione boreale: Anthithamnionella spirographidis e Audouinella codii.
Caratteri
strutturali ed ecologici fondamentali del piano circalitorale
Si estende al di
sotto del limite inferiore dell'infralitorale, fino alla profondità massima
alla quale le alghe multicellulari possono esplicare la fotosintesi. Questo
piano, che corrisponde alla zona oligofotica di Ercegovic, in Mediterraneo, su
substrato duro, è condizionato da una intensità luminosa compresa tra 0,9% e
0,01% di quella misurata in superficie. La temperatura oscilla tra 18°C e
13,5°C. L'idrodinamismo è dato da correnti di gradiente termoalino e di
dislivello tra bacini, potenziato da correnti di stretto in biotopi separati da
strozzature geomorfologiche. Il limite inferiore del manto vegetale
generalmente si interrompe tra 120 e 150 metri di profondità. Specie algali
pluricellulari sono state raccolte fino a 200 metri di profondità ed in tutta
la piattaforma continentale, ma si tratta di specie non strutturate in
associazioni vegetali. Comprende due sottopiani: nel sottopiano superiore che
finisce mediamente intorno a 80 metri di profondità è possibile ancora trovare
una vegetazione stratificata con in strato elevato Fucales (Cystoseira e Sargassum), Laminariales, Desmarestiales
e Sporochnales ed in sottostrato Rodoficee
molli ed incrostanti insieme a poche Cloroficee (Palmophyllum, Codium e
altri generi). Nel sottopiano inferiore tra 80-130 metri di profondità si
ritrova una importante copertura vegetale ad opera di Melobesie libere e di
specie algali aggreganti e reptanti. A profondità maggiore le forme vegetali
presenti spesso sono cadute dal livello superiore e sopravvivono stentatamente.
Pertanto la
vegetazione fotofila che si afferma in questo piano è rappresentata da
Aggruppamenti vegetali in cui è presente uno strato elevato ben sviluppato.
Aggruppamenti
fotofili del circalitorale
Cystoseiretum zosteroidis
Giaccone 1973
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Cystoseira
zosteroides, Arthrocladia villosa, Sporochnus pedunculatus, Polysiphonia foeniculacea.
Questa
associazione è stata descritta da Giaccone, in Giaccone & Bruni (1973), per
biotopi caratterizzati da correnti di fondo a direzione costante, da
un'intensità luminosa compresa tra 0,9% e 0,1% di quella incidente sulla
superficie e da una temperatura che oscilla stagionalmente tra 16 °C e 14 °C.
Per quanto riguarda la tabella completa, l'Autore fa riferimento a tabelle
pubblicate in lavori precedenti (Giaccone
1965, 1967, 1969, 1971). Tra queste riteniamo che la più completa sia quella in
Giaccone 1971: tabella V "aspetti della biocenosi coralligena" con 24
rilievi, di cui 11 relativi a questo aggruppamento. In questa tabella, tuttavia,
non sono presenti tutte le specie che vengono indicate nel testo come
caratteristiche; pertanto riteniamo tali solo quelle presenti sia nella tabella
che nel testo: Cystoseira zosteroides,
Arthrocladia villosa, Sporochnus pedunculatus, Polysiphonia foeniculacea.
E da
notare che i rilievi sono stati effettuati a notevole profondità (da -40 a -80
m), ciò potrebbe spiegare la scarsa copertura della specie guida (da 1 a 20%) e
l'abbondanza quantitativa e qualitativa di specie sciafile.
Questo
aggruppamento è stato descritto anche per le coste catalane; in quest'area, il Cystoseiretum zosteroidis è presente ad
un livello batimetrico superiore (-16/-18 m), la specie guida presenta maggiori
valori di copertura. Osservazioni simili sono riportate per le coste orientale
della Sicilia.
Nel Mare
Egeo e in maniera impoverita anche nel Mar Jonio (orientale) e nel Mare Adriatico
(medio e basso) C. zosteroides è
vicariata da C. corniculata che si
afferma in ambienti con caratteristiche ecologiche simili a quelle in cui si
sviluppa il Cystoseiretum zosteroidis.
Cystoseiretum zosteroidis
subass. Laminarietosum rodriguezii Giaccone
1973
La specie
differenziale è: Laminaria rodriguezii.
Questa
subassociazione descritta in Giaccone e Bruni (1973) si afferma in biotopi al
di sotto dei 40 metri di profondità con scarsa luminosità e in presenza di
correnti di fondo di direzione costante. Il corteo floristico di questa
subassociazione è uguale a quello del Cystoseiretum
zosteroidis, ma vi è una maggiore rappresentanza di specie sciafile e
reofile.
Cystoseiretum usneoidis
Giaccone 1972
Le specie
carratteristiche diell'Associazione sono: Cystoseira
usneoides, Laminaria ochroleuca, Phyllariopsis purpurascens (come Phyllaria purpurascens), Ulva olivascens, Callophyllis laciniata,
Phyllophora heredia.
Questa associazione
descritta da Giaccone (1972), si afferma in aree limitate del Mediterraneo
(Mare di Alboran, Stretto di Gibilterra e Stretto di Messina). L'area
geografica dell'Atlantico orientale ospita la stessa associazione, ma ad una
profondità inferiore (10-15 m) di quella del Mediterraneo. Le condizioni
ambientali che determinano l'affermarsi dell'associazione sono: correnti
intense di tipo pulsante; l'esistenza di una accentuata omotermia; ricchezza di
sali nutritivi. L'intensità luminosa è compresa da 1 e 0,05% di quella
incidente sulla superficie.
Cystoseiretum usneoidis
subass. Laminarietosum ochroleucae Giaccone 1994.
Le specie
differenziali sono: Laminaria ochroleuca,
Lithothamnion philippi.
Quest'aggruppamento
si afferma in biotopi (Stretto di Messina, Mare di Alboran) più profondi (50-70
m di profondità) caratterizzati dalla presenza di forti correnti pulsanti. In
queste condizioni Cystoseira usneoides assume
un ruolo secondario mentre L. ochroleuca
costituisce l'elemento dominante e a volte esclusivo dello strato elevato, con
il sottostrato prevalentemente costituito da Lithothamnion philippi. Il popolamento a L. ochroleuca, descritto come facies, sembra individuare una
subassociazione autonoma che viene descritta considerando Olotipo il rilievo
13/29 della tabella II in Giaccone 1972. In questa tabella, che riporta i
rilievi del Cystoseiretum usneoidis,
sono presenti alcuni rilievi in cui L.
ochroleuca assume significativi valori di copertura.
Cystoseiretum dubiae
Furnari, Scammacca, Cormaci e Battiato 1977
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Cystoseira
dubia, Nitophyllum tristromaticum, Kallymenia patens.
Questo aggruppamento
è stato descritto, come "popolamento a C.
dubia", per le coste della Sicilia orientale (Isola Lachea, Catania),
in presenza di correnti periodiche e unidirezionali e forte sedimentazione.
Il Cystoseiretum dubiae si sviluppa intorno
ai 40 metri di profondità ed è caratterizzato da discreta copertura della
specie guida, soprattutto nei mesi estivi, e da Kallymenia patens e Nitophyllum
tristromaticum che vengono pertanto considerate specie caratteristiche. Gli
Autori riportano una tabella con 113 rilievi, quelli relativi al Cystoseiretum dubiae vanno dal 103 al
113. C. dubia è stata raccolta fino a circa 200 metri metri di profondità nel
Mediterraneo oriantale e oltre 100 metri di profondità nel Mediterraneo
occidentale.
Aggruppamenti
sciafili del Circalitorale.
Lithophyllo-Halimedetum tunae
Giaccone 1965
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Lithophyllum
stictaeforme (come Pseudolithophyllum
expansum), Halimeda tuna (come Halimeda platidysca).
L'A. indica fra le
specie caratteristiche anche Flabellia
petiolata (come Udotea petiolata),
già inserita da Molinier (1958) tra le specie caratteristiche del Flabellio-Peyssonnelietum squamariae
Molinier 1958.
Lo stesso vale per Codium bursa considerata specie
caratteristica dell'Alleanza Sargassion
hornschuchii Giaccone 1973.
L'A. riporta una
specie differenziale: Peyssonelia
polymorpha, è probabile che in questo taxon
sia inclusa anche Peyssonnelia
rosa-marina, a quel tempo ancora non separata tassonomicamente da P. polymorpha.
Anche se tutte le
specie citate hanno un'ampia ripartizione nei biotopi sciafili, formano
un'Associazione nel Circalitorale superiore, dove Halimeda tuna forma prati estesi. Questa associazione può risalire
anche nell'Infralitorale inferiore.
L'ambiente di
elezione è caratterizzato da debole torbidità, presenza di idrodinamismo
unidirezionale costante e con apporti di acque fresche dal fondo. La componente
animale bentonica manifesta queste condizioni con il prevalere di filtratori.
Ballesteros (1991) ha
realizzato uno studio approfondito sulla ricchezza floristica, sulla biomassa e
sull'ecologia di questa Associazione lungo i fondali della Costa dei Pirenei
davanti a Tossa del Mar. Questo A. evidenzia una vicarianza di Mesophyllum lichenoides, che prevale
nettamente su Lithophyllum stictaeforme,
in condizione di maggiore intensità di energia luminosa. Questo fenomeno è
stato riscontrato anche in Sicilia sud-orientale.
Rodriguezelletum strafforellii
Augier & Boudouresque 1975
Le specie caratteristiche dell'Associazione sono: Rodriguezella strafforellii, Rodriguezella
pinnata, Spermothamnion johannis, Ceramium bertholdii, Sphacelaria plumula,
Blastophysa rhizopus, Polysiphonia subulifera.
Gli A.A. citano anche
i rilievi riportati in Boudouresque (1973), come caratterizzanti la
Sub-biocenosi del Coralligeno circalitorale denominata in quel lavoro Peyssonnelietum Rodriguezelletosum Boudouresque
1973 e dipendente dal Peyssonnelietum
rubrae Boudouresque 1973.
Essi introducono il Rodriguezelletum strafforellii come una
Biocenosi dei substrati duri di ambienti relativamente calmi del Circalitorale
e considerano il contingente fondamentale condizionato in parte da cianofilia
obbligatoria. Utilizzano la metodologia dei gruppi ecologici ed indicano tra il
contingente caratteristico altre specie non riportate nelle tabelle di
riferimento.
Nonostante queste
carenze ci sembra che ci siano gli elementi essenziali per considerare
validamente descritta questa Associazione secondo le esigenze del metodo
sigmatista e le norme del C.N.F.
Questa Associazione
impoverita si ritrova anche nel sottostrato del Cystoseiretum zosteroidis Giaccone 1973.
Phymatholitho-Lithothamnietum
corallioidis Giaccone 1965.
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Phymatholithon
calcareum (come Lithothamnion calcareum), Lithothamnion corallioides (come Lithophyllum solutum).
L'A. include tra le
specie caratteristiche anche Arthrocladia
villosa, epibionte sulle Rodoliti, che poi trasferisce tra il contingente
caratteristico del Cystoseiretum
zosteroidis Giaccone 1973.
Secondo Pérès e
Picard (1964) questo Aggruppamento è una facies della Biocenosi delle sabbie
grossolane e ghiaie fini in correnti di fondo del Detritico costiero,
comunemente conosciuta in Atlantico con il nome di Mäerl.
In Mediterraneo
l'Associazione, detta comunemente a Melobesie libere, si sviluppa nel
Circalitorale, ma può risalire anche nell'Infralitorale.
Ha il suo ambiente
favorevole alla base delle falesie in biotopi con correnti di fondo di tipo
laminare ad andamento regolare, a profondità di 30-90 metri nel Mediterraneo
occidentale e di 80-120 metri nei settori più meridionali ed orientali.
Cambiando
l'idrodinamismo, la granulometria e l'intensità luminosa si possono avere
alcune facies differenziali e/o vicarianze a:
1) Peyssonnelia rosa-marina (fango fluido e
mobile in correnti turbolenti associate ad eventi di tempesta);
2) Lithophyllum racemus (sabbie grossolane
e ghiaie fini in correnti turbolenti di fondo);
3) Lithothamnion valens (facies a
"prâlines" in correnti di fondo laminari e con occasionali picchi di
correnti forti);
4) Neogoniolithon brassica-florida (come N. notarisii e N. mamillosum), Mesophyllum lichenoides, Lithothamnium fruticulosum auct!
(correnti oscillanti e pulsanti in ambienti anche infralitorali con bocche di
collegamento con il mare aperto e nei canaloni di intermattes delle praterie a Posidonia oceanica: vedi anche Calvo et al., 1982).
Gli epibionti
vegetali sono documentati per il Mediterraneo occidentale da Augier e
Boudouresque (1978) e per quello orientale da Giaccone (1968).
Formazioni di
Rodoliti si ritrovano fossili sia nelle rocce sedimentarie del Mesozoico, sia
soprattutto in quelle del Terziario e del Quaternario.
Questa Associazione è
la più estesa formazione vegetale di substrato mobile del Circalitorale in
Mediterraneo, paragonabile per importanza alle praterie ad Angiosperme marine
dell'Infralitorale.
Syntaxa
di Ordine superiore: substrato roccioso o duro
La vegetazione
fotofila sui substrati rocciosi del Mediterraneo è stata inquadrata da Molinier
(1958) in un Ordine Cystoseiretalia,
in una Alleanza Cystoseirion e in due
Associazioni Cystoseiretum strictae e
Cystoseiretum crinitae. L'Ordine Cystoseiretalia includeva esclusivamente
gli aggruppamenti dell' infralitorale superiore.
Giaccone (1965)
introdusse la Classe Cystoseiretea Giaccone
1965 che comprende i popolamenti bentonici su substrato roccioso o su sabbia
grossolana mista a ghiaia, caratterizzati da una vegetazione stratificata con
alghe brune generalmente in strato elevato.
Successivamente
Giaccone, in Giaccone & Bruni (1973), ha ampliato le caratteristiche
ecologiche dell'ordine Cystoseiretalia Molinier
1958 includendo in esso tutte le associazioni fotofile dell'infralitorale e del
circalitorale. Inoltre Giaccone propose due nuove Alleanze: Sargassion vulgaris Giaccone 1973 e Sargassion hornschuchii Giaccone 1973.
Nella prima di queste due Alleanze incluse, oltre alle due Associazioni di
Molinier, anche il Cystoseiretum
sauvageauanae Giaccone 1973 e nella seconda Alleanza il Cystoseiretum spinosae Giaccone 1973, il
Cystoseiretum zosteroidis Giaccone
1973 ed il Cystoseiretum usneoidis
Giaccone 1972.
Qui riteniamo valido
il Cystoseirion crinitae Molinier
1958, e quindi il Cystoseiretum sauvageauanae
viene incluso in questa Alleanza. Il Sargassion
vulgaris diviene dunque sinonimo posteriore dell'Allenza di Molinier.
Pertanto, la
vegetazione marina dell'infralitorale e del circalitorale su substrato roccioso
è inquadrata fitosociologicamente secondo il seguente schema:
Classe Cystoseiretea Giaccone 1965
Tipo
nomenclaturale: Cystoseiretalia Molinier
emend. Giaccone 1994.
Car.
Classe: Jania rubens, Lithophyllum
incrustans, Padina pavonica, Dasycladus vermicularis, Dictyota fasciola v. repens, Laurencia obtusa, Acetabularia
acetabulum (come A. mediterranea),
Pseudolithoderma adriaticum (come Lithoderma adriaticum), Erythrocystis montagnei (come Ricardia montagnei), Amphiroa rigida, Liagora viscida.
Ordine
Cystoseiretalia Molinier 1958 emend. Giaccone 1994
Tipo
nomenclaturale: Cystoseirion crinitae Molinier
1958.
Car.
Ord.: Jania rubens, Lithophyllum
incrustans, Padina pavonica, Dasycladus vermicularis, Dictyota fasciola v. repens, Laurencia obtusa, Acetabularia
acetabulum (come A. mediterranea),
Pseudolithoderma adriaticum (come Lithoderma adriaticum), Erythrocystis montagnei (come Ricardia montagnei), Amphiroa rigida, Liagora viscida.
Giaccone
(1973), inserendo nell'ordine Cystoseiretalia
Molinier 1958 gli aggruppamenti dell'infralitorale inferiore, ha di fatto
emendato questo Syntaxon, cambiandone i caratteri ecologici.
Alleanza
Cystoseirion crinitae Molinier 1958
Den orig.: Cystoseirion
Molinier 1958.
Tipo
nomenclaturale: Cystoseiretum crinitae Molinier
1958.
Car.
All.: Jania rubens, Lithophyllum
incrustans, Padina pavonica, Dasycladus vermicularis, Dictyota fasciola v. repens, Laurencia obtusa, Acetabularia
acetabulum (come A. mediterranea),
Pseudolithoderma adriaticum (come Lithoderma adriaticum), Erythrocystis montagnei (come Ricardia montagnei), Amphiroa rigida, Liagora viscida.
Comprende le
Associazioni vegetali dell'infralitorale superiore (Cystoseiretum strictae, Dasycladetum vermicularis, Sargassetum vulgaris, Cystoseiretum
crinitae, Cystoseiretum sauvageauanae, Cystoseiretum barbatae, Trichosoletum
myurae, Herposiphonio-Corallinetum elongatae ecc.). Quest'Alleanza è
caratterizzata da un idrodinamismo di tipo multidirezionale (fino ad una
profondità di circa 2,5 h) e
bidirezionale pendolare con forti oscillazioni; l'intensità luminosa compresa
tra il 60% e 15% di quella incidente sulla superficie dell'acqua (Giaccone & Bruni, 1973).
Alleanza Sargassion hornschuchii Giaccone 1973
Tipo
nomenclaturale: Cystoseiretum spinosae
Giaccone 1973.
Specie
caratteristiche: Sargassum hornschuchii,
Codium bursa, Spatoglossum solieri, Zanardinia prototypus, Zonaria tournefortii.
L'Alleanza comprende
i Cistoseireti dell'infralitorale inferiore e quelli del circalitorale (Cystoseiretum spinosae, Cystoseiretum zosteroidis, Cystoseiretum
usneoidis, Cystoseiretum dubiae). È caratterizzata da idrodinamismo
unidirezionale fluente. L'intensità luminosa è compresa tra il 20% e 0,01% di
quella incidente alla superficie, la temperatura oscilla mediamente tra 14°C e
16°C.
Syntaxa
di ordine superiore della vegetazione sciafila
La vegetazione
sciafila del Mediterraneo nel suo complesso è stata inquadrata storicamente da
Giaccone (1965), che distinse due Classi: una per l'Infralitorale ed una per il
Circalitorale.
Nella Classe Cystoseiretea Giaccone 1965, nell'Ordine
Cystoseiretalia Molinier 1958 e
nell'Alleanza Cystoseirion crinitae
Molinier 1958, Giaccone incluse lo Schotteretum
nicaeensis Berner 1931 (come Petroglosso-Plocamietum
Molinier 1958) ed il Flabellio-Peyssonnelietum
squamariae Molinier 1958 (come Udoteo-Peyssonnelietum
Molinier 1958).
Nella Classe Lithophylletea Giaccone 1965,
nell'Ordine Lithophylletalia Giaccone
1965 e nell'Alleanza Lithophyllion
stictaeformis Giaccone 1965 (come Lithophyllion), Giaccone incluse il Lithophyllo-Halimedetum tunae Giaccone
1965 (come Pseudolithophyllo-Halimedetum
platidyscae Giaccone 1965) ed il Phymatholitho-Lithothamnietum
corallioidis Giaccone 1965 (come Lithothamnio-Lithophylletum
soluti Giaccone 1965).
Boudouresque (1971:
117-118), introdusse l'Ordine Rhodymenietalia
Boudouresque 1971, includendovi le due Associazioni infralitorali create da
Molinier (1958).
Egli però non tenne
presente che Giaccone (1965) aveva introdotto una gerarchizzazione
sintassonomica differenziata per la vegetazione sciafila distribuita nei due
piani del sistema fitale: Infralitorale e Circalitorale.
Di consequenza nel
protologo scrisse che l'Ordine da lui introdotto "raggruppa l'insieme dei
popolamenti sciafili dell'Infralitorale e del Circalitorale".
Di fatto però le due
Associazioni che l'A. incluse in quest'Ordine sono, per sua esplicita
affermazione e per la descrizione dei loro Autori, a ripartizione solo
infralitorale. Di consequenza è stata emendata formalmente la delimitazione
batimetrica di questo Ordine limitandola all'Infralitorale.
Inoltre si indica
come tipo nomenclaturale, non indicato dal suo A., l'Alleanza Peyssonnelion squamariae (come Peyssonnelion) Augier e Boudouresque
1975 e per quest'ultimo Syntaxon come
tipo nomenclaturale si considera l'Associazione Flabellio-Peyssonnelietum squamariae Molinier 1958.
L'altra Alleanza Schotterion nicaeensis (come Petroglossion) Boudouresque e Cinelli
1971, era stata introdotta per le due Associazioni sciafile di ambiente battuto
dell'Infralitorale superiore, da noi considerate nelle pagine precedenti come nomina dubia e ricondotte
all'Associazione Schotteretum nicaeensis
Berner 1931.
Pertanto anche questa
Alleanza risulta emendata, con l'inclusione di altre Associazioni che
preciseremo più avanti e con l'introduzione del suo tipo nomenclaturale nello Schotteretum nicaeensis Berner 1931.
Il Peyssonnelion squamariae Augier &
Boudouresque 1975 è stato introdotto dagli A.A. per raggruppare due
Associazioni, una diffusa nell'Infralitorale inferiore (Udoteo-Aglaothamnietum tripinnati Augier & Boudouresque, 1975,
da noi considerata un sinonimo posteriore del Flabellio-Peyssonnelietum squamariae
Molinier 1958) e l'altra nel Circalitorale (Rodriguezelletum
strafforellii Augier & Boudouresque 1975).
Gli A.A. nel
delimitare l'ambito dell'Alleanza non hanno tenuto conto, che per gli
Aggruppamenti sciafili del Circalitorale Giaccone (1965) aveva creato
l'Alleanza Lithophyllion stictaeformis (come
Lithophyllion) Giaccone 1965.
Pertanto si ritiene
necessario emendare l'Alleanza di Augier & Boudouresque (1975) riportandola
nell'ambito dell'Infralitorale inferiore escludendovi il Rodriguezelletum strafforellii ed includendovi altre Associazioni
come preciseremo più avanti.
Con riferimento a
quanto esposto e documentato in questo paragrafo ed in quelli precedenti proponiamo
per la gerarchizzazione della vegetazione sciafila dell'Infralitorale e del
Circalitorale del Mediterraneo il seguente schema:
Classe
Lithophylletea Giaccone 1965 emend. Giaccone 1994.
Tipo nomenclaturale:
Ordine Lithophylletalia Giaccone
1965.
Car. Classe: Lithophyllum stictaeforme, Peyssonnelia
rubra, Peyssonnelia inamoena (al tempo non distinta da P. rubra).
La Classe comprende
la vegetazione sciafila e di sottostrato dell'Infralitorale e del Circalitorale
sia di substrato duro che di substrato mobile, in differenti gradienti di luce,
temperatura, idrodinamismo, nutrienti. Nell'emendamento si precisa il tipo
nomenclaturale, si indicano le specie caratteristiche e vi si include l'Ordine Rhodymenietalia. Pertanto la Classe
emendata comprende i due ordini seguenti:
I.
Ordine Rhodymenietalia Boudouresque 1971 emend. Giaccone 1994.
Tipo nomenclaturale:
Alleanza Peyssonnelion squamariae
Augier & Boudouresque 1975 emend.
Giaccone.
Car. Ord.: Phyllophora crispa, Valonia macrophysa, Botryocladia
botryoides, Mesophyllum lichenoides, Cutleria
chilosa, Eupogodon planus, Nereia filiformis.
L'Ordine comprende
gli Aggruppamenti sciafili dell'Infralitorale in differenti condizioni
idrodinamiche ed inquadrati nelle due Alleanze di seguito caratterizzate.
L'emendamento consiste nel restringerne i limiti batimetrici all'Infralitorale,
quelli sintassonomici alle Associazioni incluse nelle due Alleanze sotto
delimitate e nell'indicare il tipo nomenclaturale e le specie caratteristiche
secondo le norme del C.N.F.
I,1
- Alleanza Schotterion nicaeensis Boudouresque & Cinelli
1971 emend. Giaccone
1994.
Den Orig.: Petroglossion Boudouresque & Cinelli
1971
Tipo nomenclaturale: Schotteretum nicaeensis Berner 1931.
Car. All.: Lomentaria articulata, Cruoria cruoriaeformis
(come Cruoria purpurea e
Contarinia cruoriaeformis),
Lomentaria clavellosa (come Chylocladia
clavellosa), Halurus flosculosus.
L'Alleanza comprende
le Associazioni sciafile dell'Infralitorale in differenti condizioni
idrodinamiche di tipo sia multidirezionale che bidirezionale ed in acque sia
oligotrofiche che eutrofiche. Le specie indicate come caratteristiche sono
incluse nel tipo nomenclaturale su indicato. Comprende le Associazioni sciafile
di seguito riportate:
- Schotteretum
nicaeensis Berner 1931
- Rhodymenietum
ardissonei Pignatti 1962
- Pterothamnio-Compsothamnietum
thuyoidis Boudouresque, Belsher & Marcot-Coqueugniot
1997.
I,
2 Alleanza: Peyssonnelion squamariae Augier & Boudouresque
1975 emend. Giaccone 1994.
Den. orig.: Peyssonnelion
Augier & Boudouresque 1975.
Tipo nomenclaturale: Flabellio-Peyssonnelietum squamariae
Molinier 1958.
Car. All.: le stesse
specie indicate sopra come caratteristiche dell'Ordine Rhodymenietalia.
L'Alleanza comprende
le Associazioni sciafile dell'Infralitorale in condizioni di idrodinamismo
unidirezionale più o meno oscillante, originate dal moto ondoso. La temperatura
è ancora sensibilmente influenzata dal periodismo stagionale. Alcune delle
Associazioni elencate possono ritrovarsi impoverite nel sottostrato di
Angiosperme e Fucoficee. Vi includiamo le seguenti Associazioni sciafile:
- Flabellio-Peyssonnelietum
squamariae Molinier 1958
- Osmundarietosum
volubilis Serio & Pizzuto 1992
- Halymenietum
floresiae Giaccone & Pignatti 1967
- Rhodymenio-Codietum
vermilarae Ballesteros 1989
Le specie indicate
come caratteristiche sono comuni all'Ordine Rhodymenietalia
e si ritrovano nel tipo nomenclaturale sopra indicato.
II.
Ordine Lithophylletalia Giaccone 1965.
Tipo
nomenclaturale: Alleanza Lithophyllion stictaeformis Giaccone
1965.
Car. Ord.: Halimeda tuna, Peyssonnelia polymorpha, P.
rosa-marina, Rhodymenia pseudopalmata, Polysiphonia sanguinea.
L'Ordine comprende le
Associazioni sciafile del Circalitorale sia su substrato duro che mobile, in
ambienti calmi o in presenza di correnti di fondo laminari e turbolente di
varia intensità. L'Autore ne completa qui la caratterizzazione indicando
formalmente il tipo nomenclaturale e le specie caratteristiche. Vi è compresa
la seguente Alleanza:
II,1
- Alleanza: Lithophyllion
stictaeformis Giaccone 1965.
Den. orig.: Lithophyllion Giaccone 1965.
Tipo nomenclaturale: Lithophyllo-Halimedetum tunae Giaccone
1965.
Car. All.: le specie
caratteristiche sono comuni all'Ordine Lithophylletalia.
L'Alleanza comprende
le Associazioni sciafile del Circalitorale di substrato duro e mobile in
condizioni di luminosità prevalentemente diffusa e di temperatura costante o
scarsamente influenzata dal periodismo stagionale. L'ambiente può essere calmo
o interessato da idrodinamismo laminare o turbolento.
Vi includiamo le
seguenti Associazioni:
- Lithophyllo-Halimedetum tunae Giaccone
1965;
- Phymatholitho-Lithothamnietum
corallioidis Giaccone 1965;
- Rodriguezelletum
strafforellii Augier & Boudouresque 1975.
L'inclusione di
quest'ultima Associazione, è da considerare come emendamento di Giaccone
all'originario inquadramento di Augier & Boudouresque (1975) nell'Ordine Rhodymenietalia e nell'Alleanza Peyssonnelion squamariae.
La vegetazione ad Angiosperme
Il substrato (dott. Marcello Catra)
Il termine substrato viene qui utilizzato in
riferimento a quelle strutture con le quali gli organismi mantengono un
rapporto temporaneo o permanente di contatto.
A differenza dei fattori ambientali che regolano
la vita nell’ambiente marino quali luce, temperatura, salinità ecc., risulta
difficoltoso definire in termini chimico-fisici le proprietà del substrato
Il substrato non condiziona direttamente la
crescita e lo sviluppo delle alghe bentoniche, ma ha sicuramente una funzione
di supporto permettendo alle alghe di fissarsi e di attingere alle sostanze
nutritive del mezzo circostante. Soltanto nel caso delle alghe rizofite, delle
alghe endolitiche e delle Angiosperme marine il substrato rappresenta almeno in
parte una risorsa dei nutrienti richiesti.
Quindi per la maggior parte dei vegetali marini
risulta indifferente la composizione chimica del substrato mentre sono
condizionati dalle caratteristiche tessiturali di quest’ultimo. Infatti alcune
specie preferiscono ancorarsi su roccia e/o substrati duri altre crescono
esclusivamente su sedimenti sciolti (± substrati mobili); in quest’ultimo caso la
notevole variabilità granulometrica dei sedimenti condiziona in modo specifico
l’insediamento degli organismi vegetali. Pertanto è importante conoscere le
caratteristiche tessiturali del substrato mediante un’analisi sedimentologica,
in modo da correlarle ai popolamenti vegetali.
I sedimenti non sono altro che il prodotto
dell’azione demolitrice operata dagli agenti esogeni sulle rocce. Il vento, la
pioggia, le variazioni di temperatura sono le principali cause di quest’azione
che trasformano le morfologia dei territori; tramite fiumi e torrenti i
sedimenti vengono trasportati verso il mare che rappresenta la loro meta
finale. Il moto ondoso e le correnti di fondo influenzano sia l'erosione che la
tipologia dei sedimenti. Inoltre sono presenti sedimenti di tipo organogeno
formati da gusci e scheletri di organismi marini che vengono demoliti
principalmente dall’azione erosiva del mare.
L’analisi sedimentologica ha lo scopo di
evidenziare le caratteristiche e la distribuzione dei sedimenti sui fondali e
di ottenere, attraverso un’analisi statistica dei dati, informazioni circa la
possibilità di movimento dei sedimenti sul fondo.
La prima fase dell’analisi sedimentologica è la
campionatura che deve essere effettuata in modo da prelevare un campione di
sedimento indisturbato. A questo scopo viene utilizzata una benna “Shipek”
formata da due semicilindri concentrici che si chiudono automaticamente quando
il sistema impatta sul fondo. Essa permette in media il recupero di sedimento
su un’area di circa 25x35 cm e uno spessore di circa 10 cm.
Il sedimento così recuperato viene lavato in
acqua dolce, per evitare la formazione di aggregati dovuta ai sali presenti, e
quindi essiccato in forno.
Successivamente si eseguono le analisi di
vagliatura a secco con una pila di setacci a maglie via via decrescenti tali da
dividere le porzioni ghiaiosa, sabbiosa e pelitica; quest’ultima viene vagliata
con il metodo densimetrico. Le differenti porzioni granulometriche vengono
classificate secondo la tabella di Wenthworth che divide i sedimenti nei gruppi
principali (Ghiaie, sabbie, peliti) in funzione dei diametri. In seguito le
percentuali delle singole porzioni vengono collocate all’interno del triangolo
di Folk e Ward che presenta ai tre vertici le percentuali di ogni porzione. In
tale modo è possibile definire le caratteristiche del sedimento.
Sulla base del rapporto tra specie e substrato
le specie vengono raggruppate in categorie ecologiche: Epilitiche, Endolitiche,
Psammofile, Pelofile, Epibionti e Endobionti.
Le specie epilitiche vivono fissate sulla roccia
che rappresenta escusivamente il supporto sul quale ancorarsi senza avere con
esso nessun rapporto trofico; inoltre, è stato notato che alcune specie
prediligono selettivamente substrati vulcanici, metamorfici o carbonatici.
Sembra che questa preferenza sia in rapporto soprattutto con lo stato della
superficie rocciosa (liscia, rugosa, finemente fessurata ecc..). Un esempio tipico
Mediterraneo è quello della Rissoella
verruculosa presente prevalentemente su substrati vulcanici o metamorfici.
Le specie endolitiche sono principalmente
Cyanophyceae, Chlorophyceae che vivono all’interno di roccie carbonatiche o
conglomerati organogeni.
Le psammofile sono specie che si impiantano su
sabbia mediante un sistema stolonifero di ancoraggio; si tratta principalmente
di Angiosperme (Posidonia, Halophila, Cymodocea) e alghe verdi (Dasycladus,
Penicillus e Caulerpa).
Le specie pelofile (Zostera e Ruppia) vivono
su fango sviluppando sistemi di ancoraggio simili quelli delle specie
psammofile.
Le specie epibionti ed endobionti vivono
rispettivamente su organismi o all’interno di essi utilizzandoli esclusivamente come supporto o traendo da essi
sostanze organiche (parassiti o semiparassiti).
La prateria a Posidonia oceanica.
La prateria a Posidonia oceanica caratterizza il piano
infralitorale su substrato mobile. Si tratta di un popolamento estremamente
complesso che è stato oggetto di numerosi studi. Alcune praterie sis viluppano
anche su roccia.
Da un punto di vista
vegetazionale, all'interno del Posidonieto si distinguono diversi
aggruppamenti. Moliner (1958) distingue la biocenosi relativa alle foglie della
Posidonia (Posidonietum oceanicae) e
la biocenosi sciafila relativa ai rizomi (Udoteo-Peyssonnelietum). Successivamente
Boudouresque (1971) riprende gli aggruppamenti descritti da Molinier (1958)
anche se egli denomina Posidonietum
oceanicae esclusivamente l'aggruppamento di alghe epifite della fronda. Uno
studio vegetazionale specifico sulla flora epifita si deve a Van der Ben
(1971).
Posidonietum oceanicae
Molinier 1958
La specie caratteristica dell'Associazione è: Posidonia oceanica.
In questo
aggruppamento, descritto come biocenosi, Molinier (1958) individua due elementi
fondamentali: la Posidonia oceanica e
la componente faunistica che costituiscono, secondo l'Autore, le specie
caratteristiche della biocenosi. L'Autore segnala inoltre la presenza sulle
foglie di Posidonia di numerose "Melobesie incrostanti" non
determinate.
Nonostante le
numerose specie animali presenti, la descrizione dell'aggruppamento fornita
dall'Autore è estremamente esauriente e rispecchia fedelmente la fisionomia del
popolamento.
Pertanto riteniamo di
trasformare questa biocenosi in Associazione vegetale non prendendo in
considerazione la componente animale e mantenendo come unica specie
caratteristica Posidonia oceanica. La
presenza di un'unica specie caratteristica è un criterio omogeneo a quello
adottato da Pignatti (1953) per gli altri aggruppamenti ad Angiosperme marine.
Quest'associazione si
afferma sui substrati dell'infralitorale caratterizzati da sabbie grossolane e
da ottima ossidazione; si sviluppa in maniera ottimale tra 10 e 20 metri di
profondità.
Myrionemo-Giraudietum
sphacelarioidis Van der Ben 1971
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Myrionema
orbiculare, Giraudia sphacelarioides, Cladosiphon
cylindricus, C. irregularis, Myractula gracilis, Chondria mairei, Spermothamnion flabellatum f. bisporum.
L'insieme delle
specie epifite della fronda di Posidonia è stato considerato da diversi Autori
come un aggruppamento distinto. Van der Ben (1971) ha effettuato uno studio
specifico sulle specie epifite delle foglie di Posidonia oceanica delle coste francesi, identificando
l'aggruppamento a Myrionema orbiculare e Giraudia sphacelarioides; la
descrizione di Van der Ben accompagnata da una tabella fitosociologica
esauriente rende questo aggruppamento valido come Associazione vegetale che
viene denominata Myrionemo-Giraudietum
sphacelarioidis Van der Ben 1971.
L'Autore indica come
specie caratteristiche: Myrionema
orbiculare, Giraudia sphacelarioides, Cladosiphon
cylindricus, C. irregularis, Myractula gracilis, Chondria mairei e Spermothamnion flabellatum f. bisporum.
La presenza di queste
specie sulle fronde di Posidonia è stata segnalata da altri autori; ciò
testimonia la costanza di questo aggruppamento vegetale. Tuttavia questo
Aggruppamento non può essere considerato esclusivo delle foglie di Posidonia;
in maniera impoverita infatti è presente sia sulle foglie di altre Angiosperme
marine che sulla fronda di Cistoseire dell'Infralitorale.
Cymodoceetum nodosae
Giaccone e Pignatti 1967
La specie
caratteristica dell'Associazione è: Cymodocea
nodosa.
E' stata descritta
dagli Autori per il Golfo di Trieste, dove la specie generalmente vicaria
totalmente le praterie a Posidonia
oceanica. Questa associazione, che nel Golfo di Trieste ha il suo limite
inferiore a 6-7 metri di profondità, nel resto del Mediterraneo si spinge anche
a 30-35 metri nell'infralitorale inferiore. Si afferma su sedimenti di sabbie
con prevalenza di elementi fini scarsamente ossidati (sabbie fini ben calibrate
e sabbie fangose in ambiente calmo).
Gli Autori, sebbene
non riportino in tabella in modo esplicito specie caratteristiche, indicano nel
testo delle alghe macroscopiche osservate in questo popolamento (Gracilaria confervoides auct., Polysiphonia
subtilissima).
Zosteretum marinae
Pignatti 1953
La specie
caratteristica dell'Associazione è: Zostera
marina.
Quest'associazione
descritta da Pignatti (1953), occupa i fondi marini con sabbia fine mista a
fango poco ossidati dell'Infralitorale superiore, in biotopi soggetti ad
apporti di acque dolci e quindi con acque fresche e dissalate (22-37 %º).
Si tratta di una
Associazione monospecifica di cui Pignatti riporta una tabella sintetica di 10
rilievi con due indici (il primo indica la copertura % ed il secondo la classe
di presenza).
Trattandosi di una
tabella di presenza non è possibile indicare l'olotipo. Pertanto indichiamo il
neotipo nel ril. n. 1 della tab. 2 in Simonetti (1973) con unica specie
caratteristica Zostera marina. In
questo rilievo, così come negli altri relativi all'associazione (dal 1 al 3),
sono presenti anche numerose specie algali. Si tratta, nella maggior parte dei
casi, di specie ubiquiste o comunque ampiamente distribuite in altre
Associazioni sia algali che di altre Angiosperme marine.
Zosteretum noltii
Pignatti 1953
La specie
caratteristica dell'Associazione è: Zostera
noltii (come Z. nana)
Questa Associazione
predilige le velme e le paludi delle lagune caratterizzate da sedimenti fini in
cui sono presenti processi riduttivi. La specie caratteristica è Zostera noltii, specie spiccatamente
eurialina a ripartizione mesolitorale ed infralitorale superiore con fondali
fangosi.
Si tratta di una
Associazione monospecifica di cui Pignatti (1953) riporta una tabella sintetica
di 10 rilievi con due indici (il primo indica la copertura % ed il secondo la
classe di presenza).
Trattandosi di una
tabella di presenza non è possibile indicare l'olotipo; pertanto indichiamo il
neotipo nel ril. 4 della tab. 2 in Simonetti 1973 con unica specie
caratteristica Zostera noltii. In
questo rilievo, così come negli altri relativi all'associazione (ril. 4 e 5),
sono presenti anche numerose specie algali. Si tratta, nella maggior parte dei
casi, di specie ubiquiste o comunque ampiamente distribuite in altre
Associazioni sia algali che di altre Angiosperme marine.
Syntaxa di Ordine
superiore: substrato mobile
La vegetazione ad
Angiosperme marine è stata oggetto di studio e di inquadramento fitosociologico
da parte di numerosi autori. Braun-Blanquet (1931) inserisce nell'Ordine Potametalia Koch 1926 due Alleanze: Posidonion Blaun-Branquet 1931 e Ruppion maritimae Blaun-Branquet 1931.
Nella prima Alleanza inquadra l'associazione a Posidonia e a Cymodocea,
mentre nella seconda inserisce l'associazione a Ruppia e a Zannichellia
pedicellata e la subassociazione a Zostera
noltii.
Béguinot (1941)
introdusse l'Ordine Zosteretalia per
la vegetazione marina ad Angiosperme.
Braun-Blanquet e
Tüxen (1943) modificano lo schema di Braun-Blanquet (1931) introducendo
l'Alleanza Zosterion Blaun-Blanquet
& Tüxen 1943 al posto dell'alleanza Posidonion;
essi inquadrano questa nuova Alleanza nell'Ordine Zosteretalia Béguinot 1941; questo viene inquadrato nella Classe Potametea Braun-Blanquet & Tüxen
1943 che comprende sia le associazioni di pleustofite, che quelle delle
aptofite e delle rizofite in acque salmastre e salate.
Pignatti (1953)
inquadra la vegetazione marina ad Angiosperme nella Classe Zosteretea Pignatti 1953. Essa, secondo l'Autore comprende la
"vegetazione fanerogamica sommersa ed affiorante a bassa marea, delle
acque salse". In essa Pignatti inquadra l'Ordine Zosteretalia Béguinot 1941 e l'Alleanza Zosterion Blaun-Blanquet e Tüxen 1943.
Tutte le Associazioni
ad Angiosperme marine (Posidonietum
oceanicae, Zosteretum marinae, Zosteretum noltii, Cymodoceetum nodosae)
vengono pertanto inserite in questa Alleanza. L'Associazione Myrionemo-Giraudietum sphacelarioidis si
inquadra, invece, nell'Alleanza Cystoseirion
crinitae.
Anche l'aggruppamento
vegetale ad Halophila stipulacea è compreso in questa
Alleanza.
La vegetazione marina
dell'infralitorale su substrato mobile è inquadrata fitosociologicamente
secondo il seguente schema:
Classe Zosteretea Pignatti 1953
Tipo
nomenclaturale: Zosteretalia Beguinot
1941.
Car.
Classe: Zostera noltii.
Ord. Zosteretalia Bèguinot 1941
Sinonimo:
Zosteretalia Braun-Blanquet &
Tüxen 1943.
Tipo
nomenclaturale: Zosterion Braun-Blanquet
e Tüxen 1943.
Car.
Ord.: Zostera noltii.
All. Zosterion
Braun-Blanquet & Tüxen 1943
Tipo
nomenclaturale: Zosteretum noltii Pignatti
1953.
Car.
All.: Zostera noltii.
La vegetazione lagunare
Per questo tipo di
vegetazione gli schemi tuttora validi sono quelli elaborati da Den Hartog e
Segal, i quali basano la loro classificazione su quanto precedentemente
elaborato da Du Rietz, Luther e Lohmeyer. Le forme di crescita costituiscono,
infatti, la base per la classificazione secondo Du Rietz; mentre Luther basa i
suoi schemi sulle modalità di impianto al substrato e Lohmeyer, invece, da più
importanza ai criteri di classificazione basati sul significato ecologico delle
diverse specie che caratterizzano questa tipologia vegetazionale.
Il sistema di
classificazione elaborato da Den Hartog e Segal è anche influenzato dalle idee
di Iversen il quale nella sua classificazione fitosociologica tiene conto degli
adattamenti morfologici che le piante acquatiche hanno adottato per meglio
inserirsi nell'ambiente lagunare.
Secondo Giaccone e
Perrera il criterio floristico, posto alla base del sistema fitosociologico di
classificazione della vegetazione, va integrato con elementi di bionomia
bentonica, che includono nella sistematica vegetazionale anche fattori biotici
e abiotici.
Inoltre, per le unità
sintassonomiche superiori al rango di Associazione i criteri di Du Rietz,
Luther e Lohmeyer sono più capaci di esprimere le complesse interazioni dei
molteplici fattori ecologici che entrano in gioco negli ambienti lagunari.
Le forme di crescita
e i modi di fissazione al substrato dei vegetali acquatici hanno qualche
analogia, relativamente a fisionomia e struttura della vegetazione, con le
forme biologiche di Raunkiaer basate sugli adattamenti dei vegetali ai periodi
sfavorevoli e ai rapporti gemma/suolo.
Per quanto concerne
l'inquadramento sistematico degli ambienti lagunari, Giaccone e Perrera
raggruppano i vari popolamenti come segue:
a) Vegetazione di aptofite attaccate ai
substrati duri naturali o artificiali.
È un tipo di
vegetazione del Mesolitorale e della Frangia infralitorale in cui predominano
alcune specie di Enteromorpha, Blidingia e, in Alto Adriatico dove le
acque sono più pulite, Fucus virsoides.
Nei biotopi con buon
ricambio idrico, nei mesi primaverili, lungo la frangia Mesolitorale e
Infralitorale si posso sviluppare anche Petalonia
fascia, Scytosiphon lomentariae e
Porphyra leucosticta. Nello stesso periodo si può anche sviluppare la specie
Ulva laetevirens che poi in Novembre - Dicembre è vicariata da Ulva rotundata
e in Luglio - Agosto da Ulva curvata.
L'Infralitorale, che
data la torbidità di questi ambienti non va oltre 1 - 2 metri di profondità, è
colonizzato oltre che dalle specie già citate anche da molte specie
preferenziali dello Pterocladiello-Ulvetum
laetevirentis. Tra queste quelle che predominano sono Chondria coerulescens, Chylocladia verticillata e Grateloupia
doryphora.
Nei moli e lungo le
banchine di Venezia Pignatti descrive per l'Infralitorale il Cystoseiretum barbatae, un'associazione caratterizzata da un popolamento
eterogeneo appartenente alla serie evolutiva che porta dal Cystoseiretum crinitae,
degli ambienti puliti, allo Pterocladiello-Ulvetum
laetevirentis degli ambienti con acque torbide e inquinate. In questi
ambienti sono anche state riscontrate coperture notevoli di Corallina officinalis e Chondria coerulescens.
Nello Stagnone di
Marsala la specie Cystoseira crinita è vicariata da C. barbata
f. aurantia associata ad Anadyomene stellata, Dasycladus vermicularis, Acetabularia acetabulum, Padina pavonica e C. schiffnerii. Una particolarità di questo
ambiente è la presenza di C. spinosa f. marsalensis che si sviluppa con la parte stolonifera immersa nel
sedimento e la parte aerea allungata fino a raggiungere la superficie
dell'acqua.
Confrontando i
diversi biotopi lagunari si evince un progressivo impoverimento della
vegetazione fino ad arrivare a popolamenti monospecifici che vanno interpretati
come un complesso di facies impoverite di due associazioni presenti in
condizioni ottimali. Pertanto le cinture mesolitorali presentano una facies
impoverita dell'Enteromorphetum compressae, presente anche in ambienti
puliti, e quelle infralitorali dello Pterocladiello-Ulvetum
laetevirens, presente in ambienti instabili e/o eutrofici.
b) Vegetazione di rizofite fissate sui fondali
mobili con sabbia e fango.
Prima di descrivere
questi tipi vegetazionali bisogna distinguere due tipi di ambienti, quelli più
tipicamente marini e quelli più tipicamente lagunari.
Negli ambienti più
tipicamente marini in prossimità di lagune si afferma il Cymodoceetum nodosae. Ciò
accade principalmente nel Golfo di Trieste; mentre in altri biotopi
mediterranei la specie Caulerpa prolifera spesso sostituisce Cymodocea e Zostera. Nello Stagnone di Marsala è possibile osservare un Posidonietum oceanicae in vari stadi di regressione.
In ambienti
tipicamente lagunari Posidonia e Cymodocea sono vicariate da Zostera marina, in presenza di effluenti di acqua dolce, e da Zostera-Zosterella noltii, in
presenza di condizioni instabili e di substrati caratterizzati da fanghi
ridotti.
Negli ambienti più
tipicamente salmastri e poco profondi, come quelli dalla Laguna Veneta, della
Laguna di Grado, Marano e Orbetello, si sviluppano popolamenti a Ruppia spiralis. Il Ruppietum spiralis predomina anche nelle Valli di
Comacchio, negli stagni di vendicari e nelle saline di Marsala su fondali
caratterizzati da limo e a profondità compresa tra i 20 ed i 150 centimetri.
Negli stessi ambienti dove il substrato è prevalentemente sabbioso il Ruppietum spiralis è vicariato dal Lamprothamnietum
papulosi.
c) Vegetazione di pleustofite secondarie con
acropleustofite galleggianti sulla superficie dell'acqua e con bentopleustofite
adagiate o rotolanti sui fondali mobili.
Le acropleustofite
sono prevalentemente rappresentate da alghe verdi Ulvales con predominanza di Enteromorpha
intestinalis e Ulva laetevirens. A
queste possono associarsi alcune Cladophorales,
tra cui predominano Cladophora, Chaetomorpha e Chondria dasyphylla.
Nei periodi freddi
predominano le fasi aptofitiche mentre nei periodi caldi, soprattutto in
ambienti più tipicamente marini o dove le acque sono più calme, predominano le
forme pleustofitiche. Nella fase acropleustifitica queste specie sembrano
perdere la capacità di riprodursi sessualmente acquisendo una enorme capacità
di riproduzione vegetativa, tanto da dar luogo a grandi accumuli di materia
organica che a fine estate, a seguito del normale concludersi del ciclo di vita
di questi vegetali, danno luogo ad intensi e distruttivi fenomeni di
inquinamento organico di origine secondaria.
Tutti questi
popolamenti ad acropleustofite secondarie si possono considerare come lo stadio
finale di una serie di trasformazioni che subisce la vegetazione marina su
substrato duro in quegli ambienti, prima puliti e ben ossigenati, che subiscono
trasformazioni tali che ne riducono la quantità di ossigeno disciolto e
l'equilibrio ecologico in generale.
Dal punto di vista
ecologico hanno un notevole interesse i popolamenti caratterizzati da
bentopleustofite e da mesopleustofite. Nelle lagune la specie più interessante
è Gracilariopsis longissima, mentre
nelle valli hanno un notevole interesse le specie Valonia aegagropila, Chaetomorpha linum e Rytiphloea tinctoria. Nello Stagnone di Marsala
sono molto interessanti le ricche formazioni di Maërl con grossi sferoidi di Phymatolithon calcareum, Mesophyllum lichenoides e Lithothamnion fruticulosum
auct. oltre ad altre specie di Melobesie libere.
La vegetazione di
pleustofite secondarie con alghe marine acropleustofite e bentopleustofite
comprende le seguenti associazioni:
Chaetomorpho-Valonietum
aegagropilae Giaccone 1974
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono:
Valonia aegagropila, Chaetomorpha linum.
Le specie formano
egagropili sferoidali che si aggregano formando masse in aree soggette a
correnti di fondo negli stagni e lagune dei vari settori del Mediteraneo.
Gracilariopsetum longissimae Giaccone 1974
La specie
caratteristica dell'Associazione è:
Gracilariopsis longissima.
I talli di Gracilariopsis longissima formano
grovigli di filamenti che, in alcuni punti si accumulano con uno spessore di
oltre 50 cm. Questa Associazione si sviluppa in lagune in comunicazione con il
mare e soggette ad apporto di acque dolci, ricche di nutrienti.
Cladophoro-Rytiphloetum
tinctoriae Giaccone 1994
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Cladophora
echinus, Rytiphloea tinctoria.
Si tratta
di un'Associazione che forma popolamenti puri che si trovano su fondali
sabbiosi; è stata tuttavia riscontrata come sottostrato anche nelle
associazioni a rizofite e aptofite.
Queste associazioni
marine non sono state dai loro autori inquadrate in unità fitosociologiche di
ordine superiore. Si sviluppano nell'infralitorale superiore alto degli
ambienti lagunari in comunicazione con il mare; pertanto si propone qui di
inquadrare queste associazioni durevoli degli ambienti lagunari nella Classe Cystoseiretea Giaccone 1965, nell'Ordine
Cystoseiretalia Molinier 1958 emend. Giaccone 1994 e nell'Alleanza Cystoseirion crinitae Molinier 1958.
Nelle tabelle
fitosociologiche citate, infatti, si ritrovano alcune specie eurivalenti
inquadrabili negli Syntaxa superiori
relativi all'infralitorale superiore.
A queste specie spesso
si associano come acropleustofite in primavera consorzi galleggianti di Cladophorales, di Ceramiales ed in autunno di Nostocales.
Forme bentopleustofite appartengono anche alle Melobesie libere, mentre tra le
alghe rizofitiche possono avere coperture significative Dasycladus vermicularis e Caulerpa
prolifera.
Per gli
ambienti lagunari, in letteratura, sono state descritte altre due Associazioni
caratterizzate da Lamprothamnium
papillosum e Ruppia spiralis. La
prima specie è dominante nel Lamprothamnietum
papulosi Corillion 1957 e si afferma su fondali sabbiosi in ambienti
lagunari condizionati da apporto di acque dolci. L'Associazione Ruppietum spiralis Iversen 1936 si
afferma ad una profondità compresa tra 20 e 150 cm su fondali con predominanza
di limo in ambienti salmastri (Giaccone,
1974).
L'Associazione
Lamprothamnietum papulosi è
inquadrata nell'Ordine Charetalia
Sauer 1937 e nell'Alleanza Halo-Charion Krausch
1964, mentre l'associazione Ruppietum
spiralis nell'Ordine Ruppietalia
(Tüxen 1960) Den Hartog & Segal 1964 e nell'Alleanza Ruppion maritimae
(Braun-Blanquet 1931) Den Hartog & Segal 1964.
La vegetazione tionitrofila
La vegetazione
fotofila di substrato duro nell'infralitorale superiore in condizioni di
alterazione ambientale ed in particolare di inquinamento organico, viene
vicariata da associazioni durevoli con dominanza di specie opportuniste,
caratterizzate da strategia fuggitiva, ed in particolare di Ulvales.
Questi aggruppamenti
sostituiscono le associazioni climaciche dell'Alleanza Cystoseiron crinitae
Molinier 1958 e sono, quindi, da considerarsi dal punto di vista dinamico come
stadi di regressione della serie evolutiva dell'Ordine Cystoseiretalia Molinier 1958. Le specie del genere Cystoseira, infatti, costituiscono un
fattore biotico fondamentale per la composizione e la strutturazione delle
associazioni climaciche. Le specie opportuniste delle associazioni durevoli,
infatti, regrediscono qualora vengano riequilibrati in un biotopo i fattori
edafici e la serie evolutiva dei Cistoseireti riprende il suo ciclo fino a
stabilizzarsi con la maturazione dell'Associazione climax.
Ulvetum laetevirentis
Berner 1931
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Enteromorpha
linza, Pterosiphonia parasitica, Ulva laetevirens.
Questa Associazione
si sviluppa in condizioni di acqua molto calma, inquinata e diluita in maniera
discontinua, con temperatura stagionalmente elevata e luminosità intensa. Si
afferma su substrato compatto nella frangia infralitorale o in ambienti di
pozza ed in insenature protette. Si tratta di una Associazione povera in specie
e ricca di individui.
L'Autore inserisce Ulva lactuca tra la specie
caratteristiche di questo Aggruppamento; tuttavia, la presenza in Mediterraneo di questa specie deve essere
confermata. Pertanto, come proposto da Boudouresque et al. (1977) Ulva lactuca
auct. è da riferire a Ulva laetevirens, che consideriamo come
caratteristica anche di Ordine fitosociologico superiore.
Pterocladiello-Ulvetum
laetevirentis Molinier 1958
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Pterocladiella
capillacea (come P. pinnata), Colpomenia sinuosa, Chondracantus
acicularis, Nitophyllum punctatum, Ulva laetevirens.
Le condizioni in cui
si afferma questa associazione sono simili a quelle descritte per l'Associazione
precedente, in biotopi con una minore intensità luminosa. Tuttavia
l'aggruppamento descritto da Molinier è maggiormente strutturato e
caratterizzato da: Pterocladella
capillacea (come P. pinnata), Colpomenia sinuosa, Chondracantus
acicularis, Nitophyllum punctatum e Ulva
lactuca auct. Quest'ultima specie, così come quella di Berner, è
probabilmente da riferire a Ulva
laetevirens.
Geraci (1990) ha
studiato questo Aggruppamento effettuando rilevi mensili che hanno messo in
evidenza anche il periodismo stagionale e l'estrema eterogeneità
dell'aggruppamento.
L'associazione
definita da Molinier (1958) mostra un corteo floristico differente da quello
dell'Ulvetum laetevirentis Berner. Un paragone tra le tabelle di queste due
Associazioni mostra quindi che si tratta di aggruppamenti differenti in cui l'Ulva laetevirens
rappresenta l'unico elemento comune in presenza di alterazione ambientale.
Pertanto riteniamo Ulva laetevirens caratteristica
di Syntaxa di ordine superiore.
Dictyopteretum polypodioidis
Berner 1931
La specie
caratteristica dell'Associazione è: Dictyopteris
polypodioides (come Haliseris
polypoidioides).
L'Associazione si
afferma nei primi metri dell'infralitorale in stazioni con luminosità e
idrodinamismo ridotti; queste condizioni non permettono l'affermarsi di
Aggruppamenti vegetali più complessi e Dictyopteris
polypodioides assume un ruolo predominante.
Ceramietum rubri Berner 1931
La specie
caratteristica dell'Associazione è: Ceramium
rubrum.
Si afferma a poca
profondità in biotopi con idrodinamismo e luminosità ridotti con apporto di
acqua dolce. Il pieno sviluppo di questa Associazione si ha in primavera.
Corallinetum officinalis Berner 1931
La specie
caratteristica dell'Associazione è: Corallina
officinalis.
Si afferma in biotopi
con idrodinamismo elevato, in condizioni di luminosità elevata e con apporto di
acqua dolce.
Syntaxa di ordine superiore: vegetazione
tionitrofila
Il
primo a inquadrare le associazioni tionitrofile da un punto di vista
fitosociologico fu Berner (1931). Questo ricercatore definisce un'Alleanza Ulvion nella quale inserisce quattro
aggruppamenti: Ulvacetum, Haliseretum,
Corallinetum e Ceramietum.
Più
tardi Molinier (1958) creò l'Ordine Ulvetalia
nel quale inquadrò l'Ulvion Berner
1931 indicandone le specie caratteristiche. In questa Alleanza inserì lo Pterocladiello-Ulvetum laetevirentis Molinier
1958 considerando tale associazione un sinonimo pro parte dell'Ulvacetum Berner
1931.
Ulvetalia Molinier 1958
Tipo nomenclaturale: Ulvion laetevirentis Berner 1931.
Car.
Ord.: Ulva laetevirens, Spermothamnion
irregulare, Gymnogongrus griffithsiae.
Ulvion laetevirentis Berner 1931
Den.
orig.: Ulvion Berner 1931.
Tipo nomenclaturale: Ulvetum laetevirentis Berner 1931.
Car.
All.: Ulva laetevirens, Spermothamnion
irregulare, Gymnogongrus griffithsiae.
Dall'esame
comparato delle tabelle riportate dagli Autori che hanno studiato questa
vegetazione riteniamo che U. laetevirens
debba essere considerata anche come specie caratteristica di Alleanza e di
Ordine.
La vegetazione a Caulerpe
Le alghe del genere Caulerpa sono Chlorophyceae, alghe verdi dell'ordine Bryopsidales. Di quest'ordine fa parte la famiglia Caulerpaceae costituita da un unico
genere comprendente circa 72 specie raggruppate in 12 sezioni sulla base della
differente ultrastruttura dei cloroplasti.
Le Caulerpe sono
alghe «termofile» diffuse prevalentemente nei mari caldi, tropicali e
subtropicali, nei quali costituiscono a volte la parte preponderante della
vegetazione algale. Il genere Caulerpa,
per il momento, è rappresentato nel bacino del Mediterraneo da solo 6 specie.
L'organizzazione del
tallo delle Caulerpe è simile per tutte le specie in cui è suddiviso il genere.
Sono, infatti, provviste di un cauloide principale strisciante ad accrescimento
apicale, detto stolone, dal quale ventralmente si dipartono i rizoidi, numerosi
e molto ramificati, che hanno la funzione di fissare la pianta al substrato,
mentre dalla parte dorsale si alzano i filloidi, che differiscono nelle diverse
specie per forma e dimensioni. Il tallo di queste alghe è costituito da
cenociti privi di pareti di divisione trasversali per cui assume una struttura
di tipo polienergidico. Pertanto i nuclei che formano ogni singola fronda di Caulerpa possono spostarsi in tutto il
citoplasma mediante correnti plasmatiche. Data la mancanza di pareti
trasversali, all'interno del tallo sono presenti numerose strutture
trasversali, trabecole, che servono da sostegno all'alga per impedire che si
afflosci su se stessa .
Le Caulerpe si
riproducono sia vegetativamente, mediante talea, che sessualmente. Nel caso
della riproduzione sessuale i gameti, maschili e femminili, vengono formati per
olocarpia nel medesimo tallo. Le papille riproduttive vengono differenziate nei
filloidi, ma possono anche formarsi negli stipiti dei filloidi e sullo stolone.
La dispersione in Mediterraneo
Caulerpa prolifera è il più antico rappresentante di questo genere in Mediterraneo
ed ha una distribuzione pantropicale.
Oggi in Mediterraneo
si trovano altre cinque specie di Caulerpa
(C. mexicana, C. racemosa, C.
scalpelliformis, C. sertularioides, C. taxifolia), tutte provenienti da
mari tropicali, ed introdottesi in esso probabilmente in poco più di cento
anni, cioè da quando fu tagliato il Canale di Suez. Per alcune di queste specie
(es. C. racemosa e C. mexicana) si pensa ad un relitto di
epoca terziaria. Era stata descritta per il Mediterraneo anche un'altra specie
di Caulerpa, C. olliveri, ma sembra che si tratti di un'ecoforma di C. prolifera ritrovata anche nei
Caraibi.
Il Mare Nostrum sta infatti subendo una
continua invasione da parte di organismi provenienti dal bacino Indo-Pacifico a
causa di due eventi che si sono succeduti nell'arco di un secolo. Infatti, da
quando, nel 1869, fu aperto Suez si è assistito ad un continuo flusso di organismi
migranti, animali e vegetali, detti specie Lessepsiane, che dal Mar Rosso
giungevano fino al settore Orientale del bacino Orientale del Mediterraneo.
Questi organismi erano, però, confinati lungo le coste siro-palestinesi, turche
ed egiziane per via del continuo afflusso di milioni di metri cubi di acqua
dolce che quotidianamente il Nilo scaricava in Mediterraneo, andando a
costituire una insormontabile barriera ecologica alla loro diffusione nei
settori Centrale ed Occidentale del bacino Orientale.
Quando nel 1965 fu
chiusa la Diga di Assuan la portata d'acqua del basso corso del Nilo venne
drasticamente ridotta ad un terzo diminuendo di conseguenza l'afflusso di acqua
dolce in Mediterraneo. Questo diminuito apporto di acqua dolce finì così per
non costituire più una barriera di bassa salinità tra i settori Occidentale ed
Orientale del bacino Orientale. Inoltre le opere di escavo eseguite nel Canale
dopo il 1967 hanno portato la velocità della corrente proveniente dal Mar Rosso
fino a 3 - 4 nodi.
Da questa data si ha,
infatti, in tutto lo Jonio una invasione di specie migranti molte delle quali
stazionavano da decenni sulle coste dell'Egitto, della Palestina, del Libano,
della Siria, della Turchia, di Cipro ed in genere del Mare Egeo
centro-meridionale. Esempi significativi di questa accelerazione
espansionistica sono costituiti tra le alghe rosse da Lophocladia lallemandii, tra le alghe verdi da Caulerpa racemosa e Caulerpa
scalpelliformis, tra le alghe brune da Stypopodium
schimperi e tra le Angiosperme da Halophila
stipulacea.
Essendo molte delle
Caulerpe opportuniste ed alcune possedendo anche un metabolismo eterotrofo
facoltativo, mediato da batteri simbionti, le tappe dell'invasione del bacino
Mediterraneo sono costituite preferenzialmente dai biotopi costieri degradati
da inquinamento organico o dai margini dei Posidonieti, caratterizzati da
abbondanza di resti vegetali e di materiale organico proveniente
dall'ecosistema prateria. Ciò è dimostrato dal fatto che il ricoprimento delle
praterie a Caulerpa diminuisce,
quando la sostanza organica viene ossidata o metabolizzata dagli organismi in situ oppure quando se ne ha un
abbattimento mediante gli impianti di depurazione.
Le specie migranti
con portamento invasivo (C. mexicana, C.
racemosa, C. scalpelliformis, C. sertularioides, C. taxifolia), più o meno favorite da azioni antropiche, hanno
trovato in Mediterraneo un'area biogeografica ospitale anche a causa dei
processi di tropicalizzazione delle sue acque e di meridionalizzazione dei suoi
settori settentrionali. Lüning (1990) a ragione inseriva il Mediterraneo nella
fascia calda dell'oceano mondiale.
Distribuzione in Mediterraneo
Caulerpa prolifera è presente pressoché lungo tutte le coste del bacino come è
ampiamente riportato in letteratura e raggiunge la profondità di oltre cento
metri in Mediterraneo Orientale e di circa quaranta metri in quello
Occidentale.
Le Caulerpe di
recente introduzione nel Mediterraneo, provenienti dal Mar Rosso, sono presenti
prevalentemente nel settore Orientale e Centro-Orientale del bacino. Infatti,
fu proprio l'estremo settore Orientale di questo mare il loro primo punto di
arrivo. Da quì seguendo la direttrice di migrazione Est-Ovest si sono poi
diffuse a tutto lo Jonio e l'Adriatico e stanno ora spingendosi verso il
Mediterraneo Occidentale. Non si può escludere che alcune popolazioni siano
derivate da esemplari provenienti dall'Atlantico tropicale e subtropicale (es. C. racemosa delle coste tunisine). Nel
Mediterraneo Orientale erano segnalate, infatti, già nella prima metà del
secolo oltre a Caulerpa prolifera
anche C. mexicana, C. scalpelliformis e C. racemosa. Più recentemente è stata
segnalata C. sertularioides.
C. racemosa
ha avuto il maggior successo tra tutte. Infatti, dopo aver raggiunto le coste
della Tunisia, ad Ovest, e dell'Egeo, ad Est, è riuscita a giungere sino alle
coste di Lampedusa e Augusta (Sicilia Orientale). Attualmente è segnalata in
Adriatico, lungo le coste albanesi, e nel Mediterraneo Occidentale, in Toscana
e in Sardegna (località Sarroch-Cagliari; Marco Giani, com.pers.).
C. mexicana è
presente lungo le coste di Siria e Palestina.
C. scalpelliformis e C. sertularioides per
il momento sono segnalate solo nel Bacino Orientale del Mediterraneo, la prima
lungo le coste di Libano, Siria, Palestina e nel Mar Egeo, e la seconda nel Mar
di Marmara, in Turchia. C.
scalpelliformis nel 1998 è segnalata in Sardegna meridionale.
C. taxifolia
fu segnalata nel 1984 nelle acque del Principato di Monaco. Da allora C. taxifolia si diffuse molto
rapidamente andando a colonizzare ampi tratti di mare lungo la Costa Azzurra
ricoprendo migliaia di ettari di fondale. Nel 1992 fu segnalata la presenza di C. taxifolia anche alle Baleari, in
Spagna, e lungo i litorali ligure e toscano, in Italia. Recentemente (inverno 1995)
è stata segnalata anche in Adriatico sulle coste della Croazia davanti Spalato.
Attualmente si sta diffondendo in Sicilia orientale e meridonale.
A proposito delle tre
specie C. mexicana, C. scalpelliformis e C. taxifolia in letteratura si è
ipotizzato che il complesso mexicana-taxifolia
sia un unico taxon in fase di
speciazione attiva. Riteniamo che nel complesso si possa includere anche C. scalpelliformis. Pertanto riteniamo
fondata l'opinione che queste tre entità siano ancora in fase di speciazione,
soprattutto in condizioni di simpatria.
Effetti della dispersione delle Caulerpe sulla
vegetazione e l'ambiente naturale del Mediterraneo
L'arrivo in
Mediterraneo di specie tropicali a portamento invasivo del genere Caulerpa ha causato, in qualche caso,
effetti rilevanti sulla vegetazione marina (alghe e fanerogame) delle località
interessate.
C. prolifera
trovandosi in Mediterraneo da sempre si è ben integrata nella vegetazione di
questo mare divenendo una componente normale del fitobenthos. La sua vegetazione
è inclusa nella serie dinamica della prateria a Posidonia. Per la specie C. sertularioides, ancora confinata
all'estremo settore Orientale di questo bacino con una distribuzione pressoché
puntiforme (Mar di Marmara), in base alla scarsa letteratura esistente a
tutt'oggi non può dirsi nulla circa gli effetti che la sua presenza può avere
avuto sulla flora algale del luogo in cui è stata segnalata. Questa
segnalazione necessita di ulteriore conferma.
C. scalpelliformis, che ha una distribuzione più estesa (lungo tutto il litorale
siro-palestinese), è stata oggetto di studi fitosociologici da parte di Mayoub
(1976), il quale ha riscontrato la presenza di circa 20 specie epibionti per
ciascun rilievo effettuato, con un valore medio di R/P pari a 5,11. Inoltre,
dalle tabelle che l'A. riporta non si evincono effetti dannosi sui preesistenti
popolamenti. Nel Golfo di Cagliari la specie è attualmente confinata davanti
all'area industriale di Sarroch.
C. mexicana,
presente in Mediterraneo Orientale e si trova mescolata a tutta la vegetazione
fotofila dell'infralitorale superiore.
Gli studi condotti
sul popolamento a C. racemosa di Baia
S.Panagia (Sicilia Orientale) hanno messo in evidenza come un fondale pressoché
privo di vita possa essere ricondotto sulla via del risanamento ambientale
grazie all'insediamento di una specie vegetale in grado di colonizzare ampi
tratti di mare fortemente degradati dagli insediamenti industriali. La C. racemosa di Baia S.Panagia si è,
infatti, insediata in un tratto di mare nel quale il massivo apporto di
inquinanti (sversamento di idrocarburi, scarichi di acque di centrali termiche,
scarti di lavorazioni industriali in genere) avevano portato a morte, prima
della realizzazione degli impianti di depurazione, un preesistente Posidonieto,
del quale oggi restano soltanto i rizomi ricoperti da uno spesso strato di
sabbia grossolana e fango, con il conseguente azzeramento della biodiversità. I
valori degli indici sinecologici riscontrati per questo popolamento sono: 46,75
specie vegetali epibionti in media per rilievo mentre il valore medio
dell'indice R/P è di 8,12.
Un discorso più
articolato va fatto per C. taxifolia.
Questa Cloroficea, infatti, dal momento della sua comparsa in Mediterraneo ha
destato le preoccupazioni del mondo scientifico internazionale per via della
sua elevata velocità di colonizzazione su qualunque tipo di substrato. In Costa
Azzurra la sua espansione fece temere per la vita stessa dei preesistenti
Posidonieti, già spesso in precarie condizioni per il degrado ambientale e per
le condizioni idrologiche sfavorevoli, al punto da far si che si attivassero
diversi gruppi di ricerca nel tentativo di mettere a punto metodologie mirate
all'eliminazione dell'alga.
Boudouresque et al.
(1994) affermarono
che Caulerpa taxifolia costituisce
una minaccia per la diversità biologica dell'intero Mediterraneo. Verlaque
& Boudouresque (1995) successivamente dichiararono che la flora epifita di C. taxifolia è fortemente danneggiata e
ridotta. Da ricerche da noi condotte sulla biodiversità degli epibionti
vegetali nei prati a Caulerpa taxifolia
nel Principato di Monaco sono venuti risultati molto diversi da quanto
asseriscono gli A.A. citati.
Gli indici
sinecologici mostrano valori senzaltro più confortanti rispetto a quelli
calcolati per la vegetazione epifita associata a due fanerogame (Cymodocea nodosa e Halophila stipulacea) viventi nel Mediterraneo. Per la flora
epibionte, infatti, abbiamo rilevato un numero medio di specie per campione
pari a 30 unità ed un valore medio dell'indice R/P pari a 8,64. Questi dati,
che in valore assoluto sono inferiori a quelli calcolati per gli epifiti di Posidonia oceanica, sono però,
senzaltro, paragonabili, in quanto a diversità biologica, con quelli calcolati
per la fanerogama tenendo conto della minore superficie di impianto offerta
agli epibionti dai filloidi di C.
taxifolia. Solo in estate-autunno si nota una certa diminuzione del numero
di specie per rilievo dovuta all'intensa attività metabolica della Clorofita.
Da osservazioni
recenti si è potuto constatare come l'espansione di C. taxifolia sia in fase di rallentamento in alcune zone
interessate da fioriture di alghe mucillaginogene. Ciò probabilmente sta a
significare che la specie può aver raggiunto una certa integrazione con la
flora preesistente, e con gli organismi animali che se ne cibano. In pratica
esisterebbero specie vegetali ed animali in grado di competerle gli spazi
vitali.
Furono presi in esame
anche i metaboliti secondari prodotti da C.
taxifolia come possibili agenti in grado di sopprimere oltre che gli altri
vegetali marini anche gli animali che avessero pascolato l'alga. Qualcuno
ipotizzò che anche l'uomo, nutrendosi di tali organismi (pesci e molluschi)
avrebbe potuto averne conseguenze dannose. Infatti, nel genere Caulerpa, tra i metaboliti secondari si
trovano principalmente Caulerpenina, un sesquiterpenoide acetilenico con un
legame triplo e quattro legami doppi; Caulerpina, un pigmento derivato da un
dimero dell'indolo e Caulerpicina, una miscela di composti simili agli sfingolipidi
dei tessuti animali. I prodotti considerati più tossici sono quelli di natura
terpenoidica, gli altri hanno funzione soprattutto antibiotica,
detterrente-gustativa e allelopatica o sociologica. Composti simili sono però
presenti anche in altre alghe (Flabellia
petiolata, Halimeda tuna, Anadyomene stellata., Cystoseira sp. pl., ecc.) ampiamente
diffuse in Mediterraneo. Da ciò si evince che tali deterrenti chimici sono
sempre stati attivi nei rapporti tra pascolanti e pascolo e risulta dunque
spropositato affermare che possano essere responsabili di eventi patologici per
le specie animali, uomo compreso. Secondo Vidal et al. (1984), inoltre, Caulerpina e Caulerpicina hanno scarsa o
nulla tossicità. Molte specie di Caulerpa
sono coltivate e mangiate nell'area del Pacifico.
In conclusione, si
può affermare che sui substrati mobili senza vegetazione i prati a Caulerpe,
sia indigene che esotiche, non costituiscono un danno per la biodiversità
algale, ma anzi una opportunità di ripopolamento di aree degradate. Per cui la
dispersione in Mediterraneo di specie Indo-Pacifiche o in genere ad affinità
calda costituisce un fenomeno di ricolonizzazione di un bacino geologicamente e
biologicamente giovane caratterizzato dall'esistenza di biotopi con spazi
disponibili e di biocenosi sociologicamente aperte.
Gli inconvenienti
segnalati o temuti sia per le praterie ad Angiosperme marine che per la
vegetazione algale di substrato duro sono dovuti al carattere invasivo che
molte specie dimostrano nell'attuale fase di dispersione in Mediterraneo. Ma
fenomeni simili sono segnalati nell'Eocene e nell'Oligocene dell'Europa
Centrale per via indiretta dalla presenza diffusa di Molluschi erbivori
obbligati delle Caulerpe.
L'accentuazione dei
fenomeni migratori nel bacino Orientale, fanno di questo relitto di mare Tetide
un ponte biogeografico verso l'Indo-Pacifico, che nell'ultimo secolo è stato
riattivato con il taglio di Suez ed è stato potenziato con l'incremento del
traffico mercantile in questa via d'acqua artificiale.
Ci sembra che si
possa ragionevolmente affermare che l'attuale fase di dispersione invasiva
della vegetazione a Caulerpe in Mediterraneo, sia l'effetto di cause complesse
ad azione sinergica come ad esempio:
eccessivo
degrado della fascia costiera,
intensificazione
del traffico marittimo,
opere
di escavo del Canale di Suez dopo il 1966,
chiusura
della Diga di Assuan dopo il 1965,
diffuse
pratiche di acquariologia e di maricoltura,
aumento
dei valori medi nella temperatura dell'acqua di mare (dati del «World Climate
Disc»; 1992),
probabili
fenomeni evolutivi con meccanismi epigenetici di origine ambientale nei
popolamenti a Caulerpe presenti in Mediterraneo.
Le Caulerpe, secondo
la teoria di Hutchinson (1959), conosciuta come «Omaggio a Santa Rosalia»,
negli ambienti in equilibrio si comportano a nostro avviso come
"compattatrice di nicchia"; negli ambienti stressati esse assumono,
invece, un ruolo di risanamento e di incremento della biodiversità.
L'attuale successo
nella fitness moltiplicativa delle specie del genere Caulerpa in Mediterraneo
può essere spiegato non con lo sciovinismo nazionalista o l'isterismo
ambientalista, ma soltanto con i concetti acquisiti dalla moderna ecologia: «É
una buona ipotesi di lavoro predire che il climax non arriverà mai e che
qualunque comunità è sotto lo stress della colonizzazione». Pertanto non si
comprende perché debbano fare eccezione le comunità a Posidonia e a Cystoseira.
Ci sembra di potere
concludere questo argomento con la spiegazione biogeografica che Lüning (1990)
dà del successo della colonizzazione delle specie migranti o introdotte in
Mediterraneo: «A causa della relativa recente ricolonizzazione del biota marino
intorno a circa 5 milioni di anni, il Mediterraneo può manifestare una più
grande ricettività alle specie migranti o variamente adattate di quanto ci si
potrebbe aspettare per un antico, evoluto ecosistema nel quale lo spazio è
scarso e la competizione alta».
Le comunità
biologiche sono definite dagli habitat; gli habitat del Mediterraneo negli
ultimi 60 anni sono cambiati sia per cause meteomarine che biotiche anche di
origini antropiche, di conseguenza cambiano le comunità. Alla fine del secondo
millennio è il momento delle comunità a Caulerpe, ma non è la fine del mondo,
anzi del Mediterraneo, ma un'altra tappa nella storia multiforme della vita in
questo travagliato habitat del Pianeta Terra.
Le Associazioni vegetali a Caulerpe
Caulerpetum racemosae Giaccone
& Di Martino 1995
La vegetazione a C. racemosa è di tipo psammofilo. Le
rizofite dominanti sono, oltre alla specie caratteristica, anche Caulerpa prolifera alla quale si
associano in sottostrato Rytiphloea
tinctoria e Halopteris filicina.
Più a Nord (Brucoli) e più a Sud (Ognina di Siracusa) C.racemosa si ritrova mescolata sia alla vegetazione epilita che a Posidonia oceanica.
I prati si presentano
con una struttura orizontale a mosaico o in densi prati continui. La struttura
verticale è costituita da un'associazione dipendente in epibiosi e da specie
emisciafile in sottostrato, che consideriamo riferibili alla Classe Lithophylletea Giaccone 1965.
Nella sezione delle
specie epibionti ci sembra opportuno segnalare la presenza delle seguenti
specie che solo occasionalmente si ritrovano in altri tipi di vegetazione: Microdictyon tenuius, Champia parvula, Halodyction mirabile e Lejolisia
mediterranea. Le quattro specie possono essere indicate come
caratteristiche elettive dell'associazione dipendente in epibiosi
sull'associazione principale rappresentata dalla sezione delle rizofite.
La vegetazione di
sottostrato è relativamente povera di specie e senza significativa capacità di
ricoprimento. Si tratta di specie incrostanti o meno a larga ripartizione in
sottostrato o infeudate agli aggruppamenti sciafili del sistema fitale.
La vegetazione a C. racemosa possiede carattere invasivo
ed è in rapida espansione in Mediterraneo. La sua fascia climatica di
diffusione è tutta l'area tropicale.
Ci sembra che lo
studio fitosociologico effettuato porti alla individuazione di una nuova
associazione rizofitica (1) e di una nuova associazione dipendente epifitica
(2).
1)
Caulerpetum racemosae Giaccone &
Di Martino 1995
rilievo tipo: ril. n°2 tab. 2 sezione specie
rizofite
profondità: -5 m,
luogo classico: Baia
di S.Panagia - Siracusa - Sicilia, esposizione E, pendenza (°) = 10
specie caratteristica: Caulerpa racemosa (Forsskäl) J.Agardh
condizioni
ambientali: infralitorale sabbioso e alquanto infangato in aree moderatamente
riparate.
2)
Microdictyetum tenuii Giaccone &
Di Martino 1995
rievo tipo: ril. n°2 tab. 2 sezione specie
epifite su C. racemosa
profondità: -5 m
luogo classico: Baia
di S.Panagia - Siracusa - Sicilia, esposizione E, pendenza (°) = 10
specie
caratteristiche elettive: Microdictyon
tenuius (C.Agardh) Decaisne, Champia
parvula (C.Agardh) Harvey,
Halodictyon mirabile Zanardini e Lejolisia
mediterranea Bornet
condizioni
ambientali: associazione dipendente di epibionti su Caulerpa racemosa in aree moderatamente riparate
nell'infralitorale.
La validità della
prima associazione è confortata dalla consolidata prassi di riconoscere il
rango di associazione alla vegetazione marina rizofitica con contingente
caratterizzante monospecifico.
La validita delle
associazioni dipendenti ed in particolare di quelle epifitiche nella
vegetazione marina, è stata riconosciuta per l'aggruppamento vivente sulle
foglie di Posidonia oceanica.
In conclusione si può
affermare che la fedeltà degli epibionti in questa tipologia vegetazionale deve
essere considerata solo elettiva e non esclusiva. Ma studi ulteriori su altri
tipi di vegetazione epifitica marina ci sembra debbano essere intrapresi prima
di tentare, ove possibile, un inquadramento sintassonomico di queste
associazioni dipendenti in unità di ordine superiore.
Caulerpetum taxifoliae mexicanae
Giaccone & Di Martino 1995
Nel biotopo studiato
la vegetazione a C. taxifolia ecad mexicana è fissata su un ghiaione
grossolano originato dalle correnti dello Stretto di Messina. Il suo modo di
fissarsi al substrato la rende idonea ad essere classificata sia come
rizofitica che come aptofitica. La propagazione avviene mediante stoloni
unicamente basali.
La struttura
orizzontale è a chiazze mentre quella verticale è nettamente divisa in più
sezioni. Nella sezione rizofitica è nettamente dominante C. taxifolia ecad mexicana,
mentre Halopteris filicina ha solo
un'elevata presenza.
Sulla specie
dominante si sviluppa in epibiosi un'associazione dipendente altamente
diversificata, ma anche con evidenti valori di ricoprimento dei filloidi e
degli stoloni.
Consideriamo
caratteristiche elettive tra gli epifiti Aglaothamnion
byssoides, Crouania attenuata e Laurencia microcladia. I maggiori valori
di ricoprimento sono presentati da Dasya
rigidula, Dictyota dichotoma v. intricata, Hydrolithon farinosum, Lithophyllum
pustulatum e Laurencia minuta
ssp. scamaccae.
Nella sezione delle
aptofite viventi sia in sottostrato che più raramente in strato elevato
presentano alta frequenza e significativo ricoprimento Dictyota dichotoma v. dichotoma,
Nithophyllum punctatum, Lithophyllum frondosum, Peyssonnelia rosa-marina e stagionalmente
il gametofito di Asparagopsis armata.
In questa sezione si affollano un numero elevato di specie rare o occasionali.
Probabilmente
l'elevata reologia della colonna d'acqua e l'instabilità del substrato mobile
favoriscono le efemeroficee sulle alghe perennanti. Ma il ruolo stabilizzante
di C. mexicana potrebbe in futuro
cambiare questo rapporto sopratutto nell'orizzonte basso dell'infralitorale
superiore.
A conclusione dello
studio fitosociologico effettuato sono state descritte due nuove associazioni di
alghe marine una per la sezione rizofitica (1) e l'altra per quella epifitica
(2).
1)
Caulerpetum taxifoliae mexicanae
Giaccone & Di Martino 1995
rilievo tipo: ril. n°6 tab.1 sezione specie
rizofite
luogo classico: Stretto di Messina, litorale
Torre Faro-Ganzirri, profondità -4m su substrato di ghiaia e ciottoli;
esposizione S-SE, pendenza (°) = 10.
specie caratteristica: Caulerpa taxifolia (Vahl) C. Agardh ecad mexicana Sonder ex Kützing sensu
Coppejans et al. (1990 e 1992).
condizioni ambientali: ambiente leggermente
eutrofico moderatamente riparato dal moto ondoso, con reologia intensa,
unidirezionale oscillante. Infralitorale superiore.
Riteniamo di
distinguere la nostra associazione dal Caulerpetum
scalpelliformis Mayhoub 1976, perchè le due specie presentano ecologia e
distribuzione batimetrica differente. Inoltre C. scalpelliformis non è ancora arrivata in Sicilia, anche se è già
(1998) segnalata in Sardegna.
2)
Laurencietum microcladiae Giaccone
& Di Martino 1995
rilievo tipo: ril.n°6 tab.1, sezione specie
epifite su C. taxifolia ecad mexicana profondità -4 m;
luogo classico: Stretto di Messina, litorale
Torre Faro-Ganzirri, esposizione S-SE, pendenza (°) = 10.
specie caratteristiche: Laurencia microcladia Kützing
elettive: Aglaothamnion byssoides (Arnott ex
Harvey in W.J.Hooker) L'Hardy Halos et
Ruenes e Crouania attenuata (C.Agardh)
J.Agardh.
condizioni ambientali: reologia intensa,
eutrofia moderata. Infralitorale superiore.
Le ragioni che
giustificano la descrizione delle nuove associazioni vegetali sono simili a
quelle riportate in un lavoro contestuale sulla vegetazione a Caulerpa racemosa e quindi non
intendiamo qui riportarle. In ogni modo il nostro procedimento metodologico
ripercorre quello canonico del trattato di fitosociologia di Braun Blanquet
(1964), adottato in precedenza per la vegetazione marina dell'infralitorale.
Caulerpetum scalpelliformis
Mayoub 1970 emend. Giaccone & Di Martino
1995
Come corollario,
infine, intendiamo validare ed emendare l'associazione cumatofila, termofila e
fotofila di substrato mobile descritta come popolamento a Caulerpa scalpelliformis da Mayhoub (1976). In accordo, infatti,
con il codice di nomenclatura fitosociologica (Barkman et al., 1986), è necessario indicare il rilievo tipo, non riportato
nella descrizione originale dall'autore.
Le specie
caratteristiche dell'Associazione sono: Caulerpa
scalpelliformis (Brown ex Turn.) C.Agardh, Schizotrix arenaria (Berkeley) Goumont.
Nell'emendamento
consideriamo specie caratteristiche Caulerpa
scalpelliformis e Schizotrix arenaria
(riportata con il sinonimo Microcoleus
chtonoplases). Caulerpa mexicana,
al dire dello stesso autore, si associa a C.
scalpelliformis solo negli ambienti più riparati e superficiali
dell'infralitorale superiore, mentre quest'ultima specie forma estesi e densi
prati fino a 40 m di profondità.
Caulerpetum scalpelliformis
Mayhoub 1976 emend.Giaccone & Di
Martino 1995
Den.orig.: Peuplement à Caulerpa scalpelliformis
lectotipo: rilievo stazione n°70 (Tartous) tab.
n°20
tab.20: 4 rilievi dell'A.; loc.: Siria;
data 1973; sup. ril. cm2 900; pend.
(°): da 0 a 45; esp.: varia; prof. cm: da 60 a 100;
specie caratteristiche: Caulerpa scalpelliformis (Brown ex Turn.) C. Agardh, Schizotrix arenaria (Berkeley) Gomont.
Caulerpetum taxifoliae taxifoliae
Di Martino & Giaccone 1996
La vegetazione a C. taxifolia può impiantarsi su vari
tipi di substrato, ma ha una maggiore capacità di colonizzazione su substrato
mobile o su roccia in ambienti soggetti ad intensa sedimentazione.
La vegetazione
dominante sui substrati di sabbia grossolana sotto la gettata del Museo, prima
dell'insediamento di C. taxifolia,
era la prateria a Posidonia oceanica.
Le mattes morte con rizomi ancora
evidenti, sono visibili in alcune aree di erosione. Il Posidonieto però, è
morto prima dell'arrivo della Caulerpa a causa della instabilità ambientale,
causata in tutta la regione dai lavori di riempimento del mare sia del
Principato di Monaco che davanti all'aeroporto di Nizza. Notevole influenza
hanno avuto gli scarichi fognari non depurati e le acque meteoriche non
dissabbiate.
I prati a C. taxifolia si presentano con una
struttura orizzontale omogenea, interrotta quà e là da chiazze con fronde e
stoloni putrescenti soprattutto alla fine dell'estate. Su alcuni spuntoni di
roccia emergente dal prato dominano Dictiotali e Sfacelariali, che
rappresentano la vegetazione vestigiale di substrato roccioso.
La struttura
verticale è costituita da una associazione rizofitica, con una sola specie
dominante (C. taxifolia) e due specie
accompagnatrici (Halopteris filicina
e Stypocaulon scopariae). Sulla
rizofita dominante si sviluppa una flora epifilla ed in parte epifita sul
cauloide, dotata di una considerevole biodiversità. Una sessantina di specie
sono state trovate solo come epibionti ed una quarantina comuni anche alla
vegetazione del sottostrato.
Esclusivamente nel
sottostrato abbiamo trovato solo 16 specie, tutte dotate di scarsissima
capacità di ricoprimento, analogamente alla maggior parte delle specie
epibionti. Questa struttura è paragonabile alla vegetazione rizofitica con
dominanza di Caulerpe sia autoctone (C.
prolifera) che alloctone (C.
scalpelliformis, C. mexicana, C. racemosa, ecc.).
Ci sembra che lo
studio fitosociologico effettuato porti alla individuazione di una nuova
associazione rizofita, già rilevata, ma non formalmente descritta secondo il
Codice di Nomenclatura Fitosociologica (C.N.F.), da Verlaque & Fritayre
(1994).
Si tratta di una
vegetazione la cui validità fitosociologica è confortata dalla consolidata
prassi, accettata dal C.N.F., di riconoscere il rango di associazione alla
vegetazione marina rizofitica con contingente caratterizzante monospecifico.
Contrariamente a
quanto affermato da Verlaque et al.
(1994, 1995) e da Boudouresque & Tripaldi (1994): "L'epiflore de C. taxifolia
est negligeable", a noi la flora epifita risulta consistente e ci
sembra di poter riconoscere una nuova associazione dipendente in epibiosi
caratterizzata, come la specie supporto, da due specie algali anch'esse
recentemente migrate in Mediterraneo: Acrothamnion
preissii e Womersleyella setacea.
La validità delle
associazioni dipendenti ed in particolare di quelle epifitiche nella
vegetazione marina è stata riconosciuta per l'aggruppamento vivente sulle
foglie di Posidonia oceanica ed è
comunemente riconosciuta nella vegetazione terrestre di tipo arboricolo.
1)
Caulerpetum taxifoliae taxifoliae Di Martino & Giaccone 1996
rilievo tipo: n° 3 tab. 2 sezione specie
rizofite;
profondità: -16 mt.; pendenza: 10%;
luogo classico: gettata del Museo Oceanografico
Principato di Monaco;
specie caratteristica: Caulerpa taxifolia (Vahl) C.Agardh ecad taxifolia sensu Coppejans et
al. (1990 e 1992).
condizioni
ambientali: infralitorale fotofilo sabbioso-ciottoloso con peliti in ambiente
moderatamente calmo.
2)
Acrothamnietum preissii Di Martino & Giaccone 1996
rilievo tipo: n° 3 tab. 2 sezione specie
epifite;
profondità: -16 mt.; pendenza: 10%;
luogo classico: gettata del Museo Oceanografico
Principato di Monaco;
specie caratteristiche elettive:Acrothamnion preissii (Sonder) Wollaston
Womersleyella setacea (Hollenberg) R.E.
Norris
condizioni
ambientali: associazione dipendente di epibionti su Caulerpa taxifolia, ma rinvenibile impoverita anche su altri
substrati vegetali e minerali, infralitorali, caratterizzati da instabilità di
sedimentazione e da ambienti moderatamente calmi.
Caulerpetum proliferae
Giaccone & Di Martino 1997
Ollivier (1929: 103) descrive la velocità di
diffusione della vegetazione a C.
prolifera sulla Costa Azzurra con espressioni forti e preoccupate che
ricordano quelle più recenti degli algologi e dei giornalisti francesi per C. taxifolia: «Il devient tellement envahissant qu'en général là où il s'installe
toute autre végétation disparait sur le fond». Ma nel 1977 Meinesz
sperimentava colture in situ con Caulerpa
prolifera per ripopolare i fondali della regione Alpes-Maritimes.
Caulerpetum proliferae Giaccone & Di Martino 1997
Olotipo: ril. 4, Tab. 2
Tab. 2: 8 ril. in Giaccone & Di Martino
1997;
Luogo classico: Capo S. Croce (Sicilia
orientale, Siracusa);
Data: 1996; sup. ril. cm2: 3.600;
pend: 10 %; esp.: S-SE; prof.: 5 e 10 mt.
Specie caratteristica: Caulerpa prolifera (Forsskäl) Lamouroux
Condizioni
ambientali: infralitorale fotofilo, sabbia grossolana con peliti in ambiente
moderatamente calmo.
La vegetazione epifitica comprende
prevalentemente le componenti lessepsiane riscontrate nel Caulerpetum taxifoliae (Acrothamnietum
preissii) ma vi sono presenze significative anche delle associazioni
dipendenti ritrovate negli altri Caulerpeti della Sicilia orientale. Questo
risultato era in qualche modo atteso, perchè Caulerpa prolifera è il taxon
più anticamente insediato e più diffuso in Mediterraneo. Inoltre la vegetazione
rizofitica associata sia in strato elevato che in sottostrato ha una biodiversità
maggiore di quella osservata nei Caulerpeti delle specie migrate o introdotte
dagli ambienti tropicali degli oceani vicini.
Syntaxa di ordine superiore
Classe
Caulerpetea Giaccone & Di Martino 1997.
Classe di rizofite
algali associate ai prati formati da specie del genere Caulerpa. L'ambiente di
elezione è l'Infralitorale, ma può estendersi anche al Circalitorale degli
ambienti tropicali e subtropicali. Pur potendosi sviluppare su differenti
substrati, le Caulerpe prediligono i substrati clastici con importante
componente di sostanza organica, che utilizzano con un metabolismo
fotochemio-organotrofo e con un efficiente meccanismo di assorbimento
rizoidale. La vegetazione è generalmente eurifotica, euriterma e galenofila.
Tipo
nomenclaturale: Caulerpetalia
Giaccone & Di Martino 1997.
Car.
class.: Caulerpa prolifera e Caulerpa racemosa
Ordine:
Caulerpetalia Giaccone & Di
Martino 1997.
Tipo
nomenclaturale: Caulerpion Giaccone
& Di Martino 1997.
Car.
ord.: Caulerpa prolifera e Caulerpa racemosa
Alleanza:
Caulerpion Giaccone & Di
Martino 1997.
Tipo
nomenclaturale: Caulerpetum racemosae
Giaccone
& Di Martino 1995
Car.
all.: Caulerpa prolifera e Caulerpa racemosa