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"Scienza e arti all’ombra del vulcano"
Scienza e arti all’ombra del vulcano. Il monastero benedettino di San Nicolò l’Arena a Catania (XVIII-XIX sec.)

Le ragioni della mostra
di
Enrico Iachello, Caterina Napoleone, Giovanni Salmeri

Scienza e arti all’ombra del vulcano. Il monastero benedettino di San Nicolò l’Arena a Catania(XVIII-XIX sec.)è la prima di un serie di mostre che verranno organizzate nell’ambito del progetto triennale Passato e futuro della scienza a Catania. Una riflessione – rivolta anche verso il futuro – sulla ricerca scientifica nella città etnea nei secoli dell’età moderna che primariamente riguarda il suo territorio, così che lo studio del vulcano e dei fenomeni naturali connessi assume un ruolo di primo piano. Un ruolo simbolicamente espresso dall’elefantino nano (specie Elephas falconeri, Pleistocene medio), rinvenuto nel 1958 nella grotta di Spinagallo e conservato nel Museo di Paleontologia dell’Università degli Studi di Catania, che può essere ritenuto un epigono di quegli animali imbalsamati, coccodrilli, tigri e leoni, che figuravano nelle principali collezioni catanesi. Scheletri e crani di elefanti nani simili a quello esposto, sono stati attribuiti nei secoli passati ai Ciclopi – in particolare a Polifemo – che, secondo la leggenda, vivevano sulle pendici dell’Etna. La loro effettiva identificazione, ha costituito un momento decisivo per il progresso scientifico in Sicilia nei primi decenni dell’Ottocento, periodo centrale di questa rassegna.
A Catania inoltre si può osservare un notevole sviluppo delle scienze botaniche e mediche, e anche ingegneristiche (approvvigionamento delle acque, ricostruzione dopo il terremoto del 1693), caratterizzate da una costante attenzione ai risultati degli studi condotti nel resto d’Europa e da uno stretto legame con la religione: ecclesiastici erano spesso, nel corso Settecento, gli scienziati catanesi. Ciò non significa che mancassero elementi di contraddizione. La tensione è evidente nel caso dell’eruzione del 1669, quando da una parte la lava venne fronteggiata portando in processione il velo di Sant’Agata e, dall’altra, si avviarono i primi tentativi di deviazione della colata con fossati e mura.
Con queste premesse s’inaugura l’esposizione dedicata al sapere scientifico del monastero benedettino di San Nicolò l’Arena nel corso del Settecento e della prima metà dell’Ottocento.
È significativo che l’istituzione ecclesiastica, privilegiando una disciplina come la botanica, abbia consentito di sviluppare ad alcuni dei suoi esponenti competenze che trovarono anche uno sbocco nell’insegnamento universitario. Sottesa, d’altronde, alle loro indagini nei diversi campi di studio, rimase sempre la necessità di contemperare scienza e fede. Un nesso oggi di nuovo attuale, come mostrano l’attenzione per il caso di Galileo, e le diatribe in merito alla ricerca sulle cellule staminali e, in genere, alle moderne frontiere della genetica.
Nella mostra ad indicare l’aspetto più specificamente religioso saranno esposti quegli arredi liturgici per lo più in uso nel monastero, quali ostensori, calici e reliquiari, e alcuni dei dipinti che abbellivano le stanze dei monaci. Similmente, l’interesse di tipo scientifico per l’acustica si collega alla realizzazione del celebre – per dimensioni e varietà di suoni – organo di Donato del Piano nella chiesa di San Nicolò l’Arena, che accompagnava feste e cerimonie liturgiche come quella del Santo Chiodo.
In particolare, divengono emblematico riflesso della vivacità artistica e culturale del monastero figure di monaci vissuti nel XVIII e XIX secolo quali Vito Maria Amico, Placido Scammacca, Emiliano Guttadauro, Gregorio Barnaba La Via, Francesco Tornabene, portavoci dei singoli temi che la mostra illustra attraverso una scelta di opere fra le più evocative del Museo e della Biblioteca benedettina: dall’antiquaria alla botanica, dalla malacologia alla mineralogia, con stampe e disegni, erbari e fossili, campionari di marmi e pietre laviche, dipinti, arredi e oreficerie riferiti alle più raffinate manifatture dell’isola. E sono i ritratti degli stessi monaci a scandire l’esposizione, evidenziando il carattere interdisciplinare delle ricerche perseguite al monastero. Esemplare in tal senso è la raffigurazione di Guttadauro, in cui volumi di Linneo e di altri scienziati compaiono alle sue spalle, un vaso greco della collezione del monastero al suo fianco e le conchiglie, oggetto del suo studio, sono posate su uno spartito musicale.
La prospettiva storica qui adottata – privilegiando contesti e relazioni – consente di evitare visioni settoriali e di guardare agli sviluppi della scienza senza fermarsi alle trame puramente intellettuali.
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