Il Giardino

Villa Bellini si estende in forma allungata, irregolarmente trapezoidale, occupando una superficie di 70.942 mq Il perimetro è chiuso in gran parte da ringhiere, alcune in ghisa artisticamente decorata. Un ampio viale a tripla corsia, delimitato da filari di alberi, costeggia quasi per intero la villa; due collinette separate da un grande piazzale centrale movimentano il percorso, arricchito da sentieri e vialetti. All’interno la villa è provvista di numerosi elementi architettonici, quali vasche, fontane, statue e numerosi busti di insigni personalità catanesi. Il giardino è situato a un’altitudine compresa tra 17,5 m all’ingresso di via Etnea e 36,7 m s.l.m.in cima alla collinetta sud. Il substrato è di tipo sedimentario, formato da argille marnose azzurre, in parte coperte da terreno di riporto. Il bioclima è di tipo termomediterraneo-subumido La temperatura media annua è di 18°C e le precipitazioni medie annue ammontano a 720 mm, concentrate nel periodo autunno-vernino e con ampio deficit idrico nei mesi estivi

 

Villa Bellini si presenta come un giardino in gran parte formale, bisimmetrico, e in parte informale. La flora, essenzialmente esotica, per lo più di tipo subtropicale, ben si adatta al clima di Catania, ed è costituita da elementi che, tranne poche eccezioni, hanno ampia diffusione nel verde cittadino. In misura quantitativamente minore sono rappresentate specie del contingente mediterraneo quali Ulmus canescens, Quercus ilex, Pinus halepensis, P. pinea, Cupressus sempervirens, Viburnum tinus. La forma biologica dominante è quella fanerofitica, sia arborea che arbustiva, la quale nell’insieme definisce l’aspetto strutturale più significativo della copertura vegetale. Sono presenti 107 specie, appartenenti a 85 generi e 54 famiglie; tra queste meritano menzione le numerose palme (Chamaerops humilis, Phoenix dactylifera, Ph. canariensis, Ph. reclinata, Livistona chinensis, L. australis, Washingtonia filifera, W. robusta, Erythea armata, Trachycarpus fortunei, Howea forsteriana, H. belmoreana), varie specie di Araucaria (A. heterophylla, A. bidwillii, A. columnaris, A. cunninghamii) e Ficus (F. magnolioides, F. microcarpa, F. elastica), numerosi esemplari di Sophora japonica, Cupressus sempervirens, Pinus pinea, nonché i filari di Platanus hybrida e Schinus molle, componenti principali delle alberature dei viali. Frequente è l’uso di siepi (Ligustrum vulgare, Pittosporum tobira, Viburnum tinus, Cestrum parquii) e di bordure (Portulacaria afra, Buxus sempervirens, Leonotis leonurus, Bougainvillaea glabra) per la delimitazione di settori e aiuole e per la creazione di sculture e disegni decorativi. La presenza frammentaria, talora puntiforme, di esemplari di Ailanthus altissima, Rhamnus alaternus, Pistacia lentiscus e Ulmus canescens sembra attribuibile al risultato di una propagazione casuale. La componente erbacea, rappresentata in gran parte da specie a fioritura vistosa (Anthirrhinum majus, Matthiola incana, Salvia splendens, Viola x wittrockiana, Tulipa sp. pl., ecc.), viene utilizzata a riempimento di aiuole o a decorazione di varie strutture architettoniche ed essendo soggetta a continui rinnovi e sostituzioni non viene riportata nell’elenco floristico. Frammenti di vegetazione risalenti all’epoca dell’iniziale impianto del giardino trovano esempio nei due esemplari di Araucaria columnaris all’ingresso principale, mentre numerosi altri esemplari, quali ad es. le Washingtonia filifera ai lati del datario, le Phoenix dactylifera ai piedi della collinetta nord, alcuni Schinus molle nel “Viale degli uomini illustri” e i Platanus hybrida lungo i viali all’ingresso di piazza Roma, trovano testimonianza nelle numerose foto d’epoca di fine Ottocento. Per contro, la realizzazione del cavalcavia sulla via Sant’Euplio (avvenuta nel 1932 su progetto degli architetti Antore, Samonà e Gessigrande) ha provocato un drastico stravolgimento della porzione d’ingresso con la distruzione della maggior parte delle essenze arboree inizialmente presenti. Va, comunque, precisato che i continui rimaneggiamenti effettuati nel corso degli anni, unitamente all’incendio dell’archivio comunale (1944), rendono molto difficoltoso risalire all’originaria composizione vegetale del giardino.

 
L'ingresso da Via Etnea

L’ingresso principale di Villa Bellini, sulla via Etnea, si apre sotto la chioma di maestosi esemplari di Ficus microcarpa, ai piedi di un’ampia scalinata pavimentata con ciottoli bianchi e neri disposti a mosaico. Ai lati della scala spiccano i densi cespi di Cycas revoluta e due esemplari di Erythea armata. Due maestosi individui di Araucaria columnaris, dominano l’ingresso della villa. Si tratta di esemplari centenari, alti ca. 20 m e con fusto di 70 cm di diametro, presenti sin dai tempi dell’acquisizione comunale.. La scalinata termina in un vestibolo al cui centro spicca la grande vasca con fontana e cigni, delimitato da monumentali quinte recano in alto quattro statue raffiguranti le Arti, dello scultore Lazzaro (1905-1968), e le Stagioni, opera dello scultore Perrotta (1908-1985), affiancate da due vistosi esemplari di Pinus pinea (altezza 10 m) e di Ficus microcarpa (uno con fusto di 120 cm di diametro). Le foto storiche indicano che in passato quest’area era ricca di una fitta copertura vegetale, tra cui due imponenti esemplari di Araucaria heterophylla e varie altre specie. Il vestibolo è frontalmente chiuso dalla collinetta sud, il cui pendio è decorato con bordure raffiguranti le ore di un orologio e un vistoso datario. Qui, dal 1866, è posto il monumento marmoreo a Bellini, opera dello scultore napoletano Tito Angelini. Ai lati del datario spiccano due imponenti esemplari di Washingtonia filifera (altezza 20 m) fiancheggiati da Trachycarpus fortunei. Poco più in basso e più lateralmente altri due grandi esemplari di Pinus pinea completano il prospetto. Dal vestibolo, due vialetti pedonali, pavimentati con ciottoli a mosaico, si intersecano risalendo il pendio della collinetta sud.

 

La collinetta sud

Il prospetto dell’ingresso principale di Villa Bellini è chiuso in alto dall’elegante Chiosco dei concerti In ghisa lavorata in “stile moresco”, il chiosco venne innalzato nel 1879, a somiglianza di quello della Villa Nazionale di Napoli, sul piazzale ricavato in cima alla collinetta sud, dove sorgeva la villa di Biscari. E’ possibile osservare tracce dell’antica costruzione proprio sui lati meridionale e settentrionale della collinetta, interamente rivestiti con piccole pietre di lava porosa. Il piazzale è delimitato da ringhiere e da doppi filari di Sophora japonica con diversi esemplari di Cercis siliquastrum. Sul confine ovest si rinviene il monumento ad Androne (il fanciullo catanese, vissuto tra il V e il IV sec. a.C., che per primo associò la danza mimica con il suono della tibia), in marmo, dello scultore Antonio Gangeri.

 
L'ingresso da Via Tomaselli

Un cancello consente l’accesso al settore ovest di Villa Bellini. Sui lati, in alto, i pilastri portano quattro statue raffiguranti le Stagioni. L’ingresso si apre con uno slargo perimetralmente delimitato da grossi esemplari di Ficus microcarpa (sul lato di sud-est), alti fino a 10 m, e di Schinus molle (sul lato ovest); tale spazio è articolato in diverse aiuole con numerose Phoenix canariensis e Chamaerops humilis, con Washingtonia filifera, Ficus microcarpa e F. elastica, Cycas revoluta, Pinus pinea, Meryta denhamii, Genista monosperma, ecc. Al centro trovano posto una fontana ottagonale e poco distante il monumento in marmo a Giuseppe Mazzini di Francesco Licata.

 
Il Viale degli Uomini Illustri

L’ingresso da via Tomaselli si snoda verso nord in vialetti alberati confluenti in parte nell’ampio Viale degli Uomini Illustri La componente vegetale, ridotta rispetto al passato è rappresentata da esemplari di Ficus microcarpa, Ulmus canescens (altezza 12 m, fusto con diametro di 75 cm), Schinus molle (uno con fusto di 110 cm di diametro), Erythea armata, Livistona chinensis, Erythrina caffra, Phoenix canariensis, Chamaerops humilis, Strelitzia augusta, Araucaria heterophylla (altezza 25 m, fusto con diametro di 1 m), Cordyline australis, Pinus pinea e un individuo femminile di Phytolacca dioica.

 

L'ingresso da Piazza Roma

Una lunga cancellata in ghisa delimita il lato nord della Villa. Un ampio cancello centrale introduce al grande spiazzo recante il busto in bronzo di Vittorio Emanuele II, opera di Salvatore Grimaldi (1890). Su entrambi i lati, altri tre cancelli di diversa grandezza consentono l’accesso alle corrispondenti corsie del grande viale, un tempo destinate al percorso differenziale di pedoni, carrozze e cavalli. Tali corsie sono delimitate da filari di Platanus hybrida, alcuni esemplari con tronco largo fino a 1 m, frammisti a Nerium oleander. Tra le numerose specie che caratterizzano questa vasta area, meritano menzione il monumentale Ficus magnolioides con tronco del diametro di 5 m, i numerosi esemplari di palme, Howea forsteriana (altezza 8 m) e H. belmoreana, Livistona australis e L. chinensis, Washingtonia filifera e W. robusta, Trachycarpus fortunei, Chamaerops humilis, Phoenix dactylifera e Ph. reclinata, nonché Cycas revoluta, Meryta denhamii, Dracaena draco, Cedrus deodara (altezza 12 m, fusto con diametro di 75 cm), Araucaria cunninghamii (altezza 13 m, fusto con diametro 80 cm).

 
La collinetta nord

Il settore nord di Villa Bellini, alle spalle dell’ingresso di piazza Roma, si estende lungo il pendio di una collinetta. Una fontana con esemplari di Colocasia antiquorum, Cyperus alternifolius e Monstera deliciosa, chiusa alle spalle da un folto cespo di Strelitzia augusta, segna l’inizio delle due rampe di accesso alla sommità della collinetta. Lungo le pareti, trovano impianto a nord-ovest numerosi esemplari di Phoenix canariensis, Ligustrum japonicum, Schinus molle, Pittosporum tobira; a est, siepi di Jasminum azoricum, Wistaria chinensis, Plumbago capensis, Ligustrum vulgare e Broussonetia papyrifera delimitano il percorso in salita, mentre lungo il pendio varie specie da bordura disegnano la scritta “Giardino Bellini” e altre decorazioni di significato simbolico, quali ad esempio l’elefante, emblema di Catania, la lira e la chiave di violino, raffigurazioni della musica, la Trinacria, simbolo della Sicilia. La sommità della collinetta nord accoglie un piazzale troneggiato al centro da un chiosco ligneo, in passato adibito a biblioteca. Vistosi esemplari di Cupressus sempervirens, circondano interamente il chiosco.

 
Il piazzale centrale

Le due collinette sono separate da un ampio spazio pianeggiante, corrispondente a una parte dell'antico orto benedettino di San Salvatore. Già concepito nell'antico progetto voluto, nel 1858, da Antonio Paternò del Toscano, il piazzale centrale venne creato per la sosta delle numerose carrozze che fino ai primi del Novecento affollavano la villa, soprattutto in occasione dei concerti bandistici. Attualmente, la zona si presenta come un grande spiazzo, riempito in terra e privo di piante, che, durante l'estate, funge da teatro all'aperto per varie rappresentazioni. La componente vegetale si rinviene a perimetro di questo spazio ed è prevalentemente quella dei versanti acclivi delle due collinette e del pendio che frontalmente digrada dal soprelevato Viale degli Uomini Illustri. al centro del pendio si osserva una scalinata a tenaglia che in basso delimita una piccola grotta in pietra lavica, mentre in alto è troneggiata da un orologio solare, già presente nell'antico Labirinto del Biscari, opera del topografo tedesco Wolfang Sartorius (1809-1876). Lateralmente il piazzale è delimitato, lungo il confine sud, dal viale perimetrale a tripla corsia con Platanus hybrida e Nerium oleander, mentre sulle curve due grosse aiuole, rispettivamente a est e a ovest, ospitano l'una un esemplare di Araucaria heterophylla (altezza 20 m, fusto con diametro di 65 cm) e l'altra due maestosi esemplari di Araucaria bidwillii (altezza 30 m, fusto con diametro di 110 cm); al confine nord, il piazzale è fiancheggiato dal pendio della collinetta sud con le bordure decorative, mentre in basso due aiuole triangolari, rispettivamente a est e a ovest, ospitano diverse specie, quali Washingtonia filifera, Strelitzia reginae, Erythea armata, Livistona chinensis, Phoenix dactylifera e Brachychyton diversifolium.

 

Villa Bellini possiede un patrimonio botanico relativamente ricco e differenziato, sebbene in prevalenza caratterizzato da specie comunemente diffuse nel verde urbano. Nell’aspetto generale il giardino appare discretamente conservato, ma diversi esemplari mostrano segni di sofferenza a causa dell’errato sesto d’impianto, di cattiva manutenzione (capitozzatura, mancato uso di cicatrizzanti, scarse innaffiature estive, ecc.) oppure di attacchi parassitari a carico del tronco o dell’apparato fogliare (come ad esempio in diversi individui di Platanus hybrida, Schinus molle, Erythea armata, Euonymus japonicus, Pittosporum tobira, ecc.). Anche gran parte delle siepi e delle bordure appaiono carenti di adeguata manutenzione. Il miglioramento del giardino Bellini non sembra presentare particolari difficoltà operative. Gli interventi prioritari riguardano soprattutto il piazzale centrale. E’, difatti, inaccettabile che un’area tanto vasta venga lasciata sterrata e priva di verde; anche l’allestimento, nei mesi estivi, di un teatro all’aperto (e delle strutture ad esso connesse) non appare idoneo per la corretta salvaguardia del patrimonio botanico e architettonico del giardino, oltre che sotto il profilo estetico. Nell’ipotesi di un restauro, si potrebbe, ad esempio, tappezzare a prato l’intera area creando aiuole tematiche mediante l’utilizzazione di specie di particolare interesse botanico o di elevato effetto decorativo, mentre lo spazio sottostante potrebbe anche accogliere un parcheggio sotterraneo, di estrema utilità per la Città. Il rilevamento frequente di esemplari in stato di stress idrico suggerisce, altresì, la necessità di un impianto automatico di irrigazione. I continui rimeneggiamenti in passato apportati dal processo di urbanizzazione (cavalcavia su via S. Euplio, costruzione di via Cimarosa e Largo Paisiello, ecc.) hanno in gran parte stravolto l’originario assetto del giardino privilegiando gli spazi aperti a discapito della componente vegetale, drasticamente ridotta. L’esigenza di ricchi spazi verdi, al giorno d’oggi tanto attuale e pressante in una città asfissiata dalle costruzioni e dal cemento, potrebbe agire da incentivo per l’arricchimento del patrimonio vegetale della Villa e l’eventuale ripristino dell’antico paesaggio. Inoltre, attraverso l’etichettatura degli esemplari e l’allestimento di pannelli esplicativi, la funzione pubblica del giardino Bellini potrebbe avvalorarsi del ruolo divulgativo ed educativo; la conoscenza della vita delle piante e della molteplicità delle sue forme rappresenta, infatti, un presupposto fondamentale per la diffusione di una coscienza ecologica basata sul rispetto della natura e dell’ambiente. Nella prospettiva di un’adeguata valorizzazione di Villa Bellini, quale patrimonio di interesse storico e sociale, oltre che botanico, questo contributo, dunque, vorrebbe rappresentare una base di partenza, fornendo gli spunti necessari a migliorare l’attuale impianto e restituire al giardino parte dei suoi “antichi splendori”.