Il Giardino

Villa Casalotto fa parte del territorio comunale di Aci S. Antonio (CT), cittadina del versante sud-orientale dell’Etna, situata a ca. 300 m di quota.
Dal punto di vista geologico la proprietà ricade in un’area delimitata da colate laviche recenti e costituita da un deposito di tufiti giallo-brune di notevole spessore, a banchi ben definiti con intercalazioni di sottili livelli di pomice.
L’area risulta caratterizzata da un bioclima intermedio tra i tipi termomediterraneo e mesomediterraneo.
La vegetazione naturale potenziale è rappresentata da boschi caducifogli termofili riferibili all’Oleo-Quercetum virgilianae, ancora presenti in piccoli lembi nelle zone circostanti.
Il parco si sviluppa su un modesto rilievo in gran parte terrazzato, con muretti a secco in pietra lavica, sistemazione comune per i terreni agricoli della zona, sulla quale è stato sviluppato secondariamente l’impianto ornamentale. L’organizzazione strutturale è riconducibile ad uno stile eclettico, in cui l’aspetto prevalentemente paesistico della sistemazione a verde si contrappone alla formale orizzontalità dei terrazzamenti e alla geometria delle aiuole in prossimità delle abitazioni.
Dai due viali principali si dipartivano, a vari livelli, vialetti e percorsi sinuosi tra vaste aiuole sistemate a boschetto. Purtroppo, con l’abbandono delle strutture abitative e la cessazione dell’attività produttiva del palmento, il parco di Villa Casalotto ha subito un veloce declino, provocato anche da numerosi atti vandalici e furti. Lo sviluppo incontrollato della vegetazione ha fortemente compromesso la sistemazione dei vialetti e la delimitazione delle aiuole; anche i terrazzamenti e le scalinate mostrano in più punti segni di cedimento. La presenza di ceppaie testimonia l’intensa attività di ceduazione, svolta abusivamente con grave danno per la componente arborea. L’intero complesso architettonico, inoltre, si presenta in gran parte smantellato e il giardino spoliato degli elementi decorativi (statue, vasche, fontanelle) che in passato ne qualificavano la struttura.
Benché fortemente compromessa, l’originaria organizzazione del giardino è, comunque, ancora percepibile tra gli evidenti segni del degrado.
Nelle aree sistemate a boschetto, la disposizione degli alberi non segue una geometria definita, ma in alcuni casi le specie appaiono raggruppate per tipologia, in modo da formare boschetti di lecci, palme, cedri, tigli e magnolie.
Il lungo viale perimetrale e i viali principali sono, invece, sistemati con alberature a doppio filare di lecci alternati a cespugli di Buxus sempervirens, Pittosporum tobira o Jasminum mesnyi. In prossimità della cappella di famiglia, quattro gruppi di imponenti Phoenix canariensis marcano l’incrocio del viale principale con quello laterale che conduce alle abitazioni.
Nei pressi delle piscine il parco muta la sua fisionomia, presentando un’ampia radura pianeggiante con evidenti segni di una sistemazione prettamente formale con arbusti fioriferi, oggi quasi esclusivamente rappresentati da cespugli di rose inselvatichite.
La commistione dei diversi aspetti stilistici, in taluni casi perfino antitetici, può forse apparire strutturalmente discorde, ma certamente comprensibile se si considera Villa Casalotto come un tentativo di associare il fascino suggestivo del bosco con la concreta praticità delle strutture e delle attività produttive.
A dispetto del generale stato di abbandono, il parco ha conservato una notevole ricchezza floristica, associata alle soddisfacenti condizioni vegetative della maggior parte degli esemplari arborei presenti. Ciò va sostanzialmente attribuito alle favorevoli condizioni pedo-climatiche del sito, dove una notevole umidità ambientale si associa alla particolare fertilità e profondità del suolo, costituito da materiale vulcanico sciolto.
Il giardino mostra una prevalenza di specie esotiche frammiste ad elementi della vegetazione boschiva naturale che ne accrescono l’interesse naturalistico.
Nelle attuali condizioni, la fisionomia del giardino di Villa Casalotto è fondamentalmente definita da un fitto ed elevato strato arboreo, ricco di numerose specie, spesso di imponenti dimensioni; prevalgono Quercus ilex e Tilia americana, oltre a Quercus virgiliana, Cupressus sempervirens e C. macrocarpa, Robinia pseudacacia, Cedrus deodara e C. atlantica, e densi gruppi di palme, quali Phoenix canariensis, Washingtonia filifera e W. robusta.
La presenza, inoltre, di grandi esemplari di Quercus virgiliana, alcuni con diametro abbondantemente superiore al metro, va interpretata quale significativa testimonianza della preesistente vegetazione naturale, sapientemente conservata e armonizzata nell’impianto ornamentale.
La mancanza di pratiche colturali ha favorito lo sviluppo invasivo dello strato arbustivo-lianoso, che si presenta fitto e intricato con tendenza a prevalere sulla componente arborea. Si rinvengono, in particolare, arbusti quali Prunus domestica e P. cerasifera ssp. pissardii, Laurus nobilis, Pittosporum tobira, Sambucus nigra, Rhamnus alaternus, Ailanthus altisima, Nerium oleander, e specie lianose quali Hedera helix, Rubus ulmifolius, Smilax aspera, Macfadyena unguis-catii, Arauja sericifera, Asparagus plumosus, Parthenocissus quinquefolia.
Da rilevare, inoltre, il notevole rinnovamento spontaneo di Quercus ilex e Q. virgiliana che trovano in quest’area condizioni ottimali per la germinazione dei semi.
Infine, particolare menzione merita un’area nei pressi della cappella, circondata dal parco ma esterna alla proprietà, in passato adibita a cava e successivamente a discarica di materiale lavico di riporto; qui, gli scavi hanno determinato la formazione di una depressione colonizzata da specie igrofile quali l’endemica Salix gussonei e alcuni giovani esemplari di Platanus hybrida spontaneizzati.
La ricchezza floristica, unitamente alla vetustà e al carattere monumentale di molti individui, accentua il pregio e il significato storico-naturalistico del parco, certamente uno dei più rilevanti del territorio acese.