La Storia

Il Giardino Ibleo di Ragusa Ibla si caratterizza per l'interessante coesistenza di un patrimonio botanico di un certo rilievo scientifico e di notevoli emergenze architettoniche quali alcune chiese monumentali, un museo e resti di mura e pavimentazioni antecedenti al terremoto del 1693.
Sulla storia del Giardino Ibleo si dispone oggi di una scarsa documentazione (AREZZO, 1994; COSENTINI, 1991) e molti dei dati qui riportati sono stati raccolti grazie alle dichiarazioni di anziani cittadini.
Fino ai primi dell'800, come risulta da una pianta di S. Puglisi del 1837, l'area della villa era un recinto inedificato in cui si riconoscono i resti dei pilastri della cattedrale di San Giorgio, crollata in seguito al terremoto del 1693, la chiesa e il convento di San Domenico e il convento dei Cappuccini.
Il primo impianto del giardino risale al 1858 grazie all'iniziativa privata di tre facoltosi cittadini iblei: Carmelo Arezzo di Trifiletti, Emanuele La Rocca Impillizzeri di San Filippo e Giuseppe Maggiore marchese di Santa Barbara, come testimonia una lapide situata sul muro perimetrale esterno del convento dei Cappuccini; esso si sviluppava intorno al Viale delle Colonnine così denominato da una serie di colonnine tortili che reggono vasi di terracotta decorati.
La realizzazione del giardino vide la partecipazione anche del popolo di Ibla: per acquistare il giardino annesso all'antica cattedrale di San Giorgio, in modo da ampliare e abbellire la villa, fu messo in vendita un volumetto di versi di Paolo Arrabito del 1884 in cui il poeta canta:
..."S'è ideato un disegno che è una magnificenza / Si vorrebbe allargare della villa il confine /
Così la vaga rosa sarìa spoglia di spine / E sapete Signore come potrebbe fare? /
Il giardin di San Giorgio tentando comperare"..

Inizialmente il giardino era privo di ogni chiusura; la recinzione fu deliberata solo nel Giugno del 1907, affidando il progetto al geometra Giuseppe Pinelli (CULTRERA, 1997; ZAGO, 1986). In tale occasione l'ingresso della villa, che si trovava in direzione del Viale delle Colonnine, fu spostato nell'attuale posizione.
Il viale principale, chiamato Viale delle Palme per il doppio filare di Phoenix canariensis che lo affianca, prese il posto di una strada carrabile, Via Giarratana, che, parallela al Viale delle Colonnine, risaliva alla città lambendo le rovine del portale e della chiesa di San Giorgio.
Il giardino venne poi ampliato verso Nord, con la realizzazione di una parte in stile formale che si estende come una grande terrazza sulla cava del fiume Irminio.
Negli anni Trenta vennero inglobati nel giardino alcuni terreni limitrofi, appartenenti al convento di San Domenico e alla chiesa di San Giacomo, oltre ad un vasto terreno ad Ovest del comparto otto-novecentesco di proprietà di Giovanni Spadaro.
Nello stesso periodo venne realizzata l'ultima aggiunta al giardino, il cosiddetto Boschetto della Rimembranza, per ricordare i caduti della prima guerra mondiale con l'impianto da parte delle scolaresche di un alberello di Pino (Pinus pinea) per ogni concittadino caduto. Fu anche realizzato il Monumento ai Caduti, su progetto del Pinelli.