Plasticità morfogenetica delle piante in risposta a fattori biotici ed abiotici

 

M. B. Bitonti

Dipartimento di Ecologia, Università degli Studi della Calabria, 87030 Arcavacata di Rende (CS)                                                                 

e-mail: b.bitonti@unical.it

 

Le piante, organismi autotrofi ed immobili, sono strettamente vincolati all’ambiente in cui vivono, dove interagiscono più o meno intimamente con una miriade di organismi diversi. In virtù del loro piano organizzativo, gli organismi vegetali non possono facilmente sfuggire né a condizioni ambientali avverse né all’attacco di patogeni e predatori eterotrofi; di conseguenza sono stati spinti ad evolvere specifiche forme d’adattamento e sofisticati meccanismi di difesa, in grado di conferire loro capacità di tolleranza o resistenza. Tali processi si sono concretizzati in un’enorme plasticità a livello cellulare, morfologico e per alcuni aspetti anche a livello della comunità in cui la pianta vive (1, 8).

Le basi cito-fisiologiche e molecolari della risposta della pianta a fattori biotici ed abiotici di disturbo, ampiamente studiate, risultano alquanto articolate e complesse. Esse includono l’attivazione di specifiche vie metaboliche per la trasduzione del segnale (8-10), che interagiscono nel determinare una risposta diretta, o una riconfigurazione metabolica, o, ancora, l’espressione di specifici geni (2-9), che conduce, in alcuni casi, alla risposta ipersensibile ed alla morte cellulare programmata (12,13).

Sovente la risposta della pianta si accompagna ad uno sviluppo morfogenetico ex novo o inusuale, che nelle interazioni pianta-organismi eterologhi include quello strettamente coordinato dei noduli radicali (14,15), nella simbiosi Rhizobium/leguminose, ma anche alterazioni morfologiche più o meno drastiche, quali iperplasia e sviluppo tumorale, rizomania, plastomania e anomalie della ramificazione (8, 16, 17). Le alterazioni nella differenziazione e morfogenesi sono notoriamente associate allo sbilanciamento dei fattori di crescita che, nei rapporti fra pianta ed endofita, possono essere prodotti da uno o entrambi i bionti, in funzione del livello di coevoluzione raggiunto (18).E’, d’altro canto, noto come una coordinata interazione tra le diverse classi di fitormoni controlli la crescita e lo sviluppo delle piante (19).

Un esempio d’alterazione profonda a livello morfologico si riscontra nella patologia del mal della bolla del pesco (Prunus persica L.), causato da Taphrina deformans, un ascomicete dimorfico, prevalentemente presente nella foglia dell’ospite. L’interazione tra il patogeno e l’ospite, segnalata precocemente dall’accumulo di antociani, che conferiscono colore rosso alla lamina fogliare, causa profonde alterazioni nel pattern differenziativo, inducendo nel mesofillo iperplasia e ipertrofia cellulare, con conseguente bollosità. Tali eventi possono essere causati, almeno in parte, dalla comprovata produzione di auxine e citochinine fungine (20), ma anche dall’alterazione dei livelli endogeni di tali fitormoni nella pianta (21). Considerata la documentata relazione tra specifici ormoni vegetali e l’attività di alcune classi di geni omeobox (22-25), determinanti essenziali del destino differenziativo delle cellule, le foglie di pesco affette dal mal della bolla si presentano come un interessante modello per verificarne il possibile coinvolgimento nello sviluppo neoplastico che caratterizza la patologia. In questo lavoro verranno presentati dei pattern di espressione di un gene omeobox di pesco, del tipo knox di classe 1 (KNAPE 1), responsabile dell’identità indefinita dei meristemi vegetativi. Tale gene, di norma non espresso nelle foglie sane, appare riattivato a seguito dell’ infezione, suggerendo che il disordine organogenetico sia conseguente all’instaurarsi di una condizione cellulare indeterminata che porta ad una ripresa della proliferazione (23) non più coordinata ad un processo differenziativo. La localizzazione del trascritto suggerisce una relazione spazio-temporale con l’accumulo di citochinine nella foglia infetta, verificato attraverso un approccio immunocitochimico.

La malattia prosegue con una diffusa clorosi, generata da degradazione delle clorofilla, con la riduzione dell’efficienza fotosintetica e culmina con la necrosi fogliare (26). E’ stato pertanto preso in esame anche un gene (CHL P) coinvolto nella sintesi della catena laterale della clorofilla, tocoferoli e fillochinoni. Tale gene, una geranil geranil reduttasi, mostra una diminuzione complessiva di espressione, sebbene la localizzazione del messaggero indichi una forte attività a livello delle lesioni fogliari, causate dagli aschi deiscenti .

 

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