Famiglia Cortinariaceae Roze

Nei boschi dell’Etna, i Cortinari sono ben rappresentati, sia da specie commestibili, sia da specie di scarso pregio gastronomico o non commestibili. In questo sito si ricordano soltanto il mortale Cortinarius rubellus Cooke (= C. speciosissimus), responsabile della sindrome orellanica, rinvenuto presso pino laricio; il commestibile, ma non pregiato - come del resto altre specie presenti nel territorio - C. violaceus (L.: Fr.) Gray, presente in cerreta e bosco misto (Rifugio Citelli, "Cerrita"), e il non commestibile C. trivialis J.E. Lange (fùnciu di gnuni-gnuni, "presente in ogni angolo") ritrovato in bosco misto, presso querce, lecci e altre latifoglie (Rifugio Citelli, Monte Minardo, Etna versanti nord-ovest e sud-ovest).

Tra le Cortinariaceae note nel territorio etneo, ma da scartare per fini alimentari sono da ricordare: Gymnopilus spectabilis (Fr.: Fr.) Smith (pineta, Linguaglossa), Hebeloma fastibile (Pers.: Fr.) Kumm. (Monte Spagnolo), H. crustuliniforme (Bull.: Fr.) Quél., dall’odore di radice, H. sinapizans (Paulet) Gillet (Bosco del Flascio) e H. testaceum (Batsch: Fr.) Quél. (fùnciu di crita, creta; per il color terracotta, come altre specie dalle medesime tonalità cromatiche).

La famiglia delle Cortinariaceae annovera anche alcune specie allucinogene (o sospette) del genere Inocybe (quasi sempre tossiche per l’alto contenuto in muscarina) tra le quali I. rimosa (Bull.: Fr.) Kumm. (= I. fastigiata) specie velenosa, o comunque sospetta, rinvenuta in lecceta al pari di I. dulcamara (Alb. & Schw.) Kumm., la tossica I. bongardii (Weinm.) Quél. (in bosco misto), e I. cervicolor (Pers.) Quél., (non commestibile), rinvenuta in pineta e lecceta.