U Meli dû-Bbamminu
L’Arranciata
I Stidduzz’i Natali
Li Ferri vecchi
I Mustazzola
A Cutugnàta e a Mustarda
U-Bbucciddatu
A Fondà
Li Cuddureddi di ficu sicca
I Filletti
A Cassata e i cassateddi
U Turruni
A Frutta Marturana
I Cassateddi d'Agira
I Muffulittedd'i-rricotta
A Stidda di Natali

U Meli dû-Bbamminu

E’ il più semplice e genuino dolce natalizio: pane col miele.
«Cc’è-mmeli,… cc’è-mmeli..»!
Era questa un'antica esclamazione, legata alla tradizione natalizia, con la quale, originariamente, si annunziava a nascita dû Bbammineddu e che, in seguito, è stata utilizzata per partecipare la venuta al mondo di un neonato.
L’esclamazione «Cc'è-mmeli» rappresentava un invito ppê picciriddi : in occasione di la Santa Nàscita, infatti, si era soliti distribuire ai bambini, fette di pane spalmate col miele.
In segno di festa, mentre i “grandi” (i ranni) spalmavano u meli, i ragazzini (i carusiddi) ne prendevano na iditata dal barattolo….Gli adulti, dal canto loro, festeggiavano sturando una bottiglia di vinello genuino….
Il miele e il mosto erano ingredienti dei quali si faceva grande uso per preparare alcuni tradizionali dolci denominati meli. Questo termine indica diversi tipi di cosaruci ottenuti facendo rapprendere sulla fiamma - fino a raggiungere la consistenza della mostarda - succo d'uva o di fichi d’India. Meli d’apa sono invece denominati alcuni dolci confezionati con miele e zucchero e addensati mediante cottura a fuoco lento.
Dall’usanza di preparare questi dolci, trae origine il detto: «Sgarrari la cotta di lu meli d'apa» che, metaforicamente, significa «Non azzeccarne una».

I Stidduzz’i Natali

Sono dolcetti di mandorla o pasta frolla, a forma di piccola stella.


Li Ferri vecchi

Dolci di cioccolato a forma di tenaglie, martelli, chiavi, cardini, chiodi o altri oggetti in ferro, preparati fondendo il cioccolato, lavorandolo con burro di cacao e poi versandolo entro stampi che impartiscono la caratteristica forma di ferru vecchiu. Non appena il cioccolato rapprende, si cosparge con cacao in polvere che simula a-rrùggia (ruggine).

I Mustazzola

Si possono confezionare con miele (mustazzola di meli), vino cotto (mustazzola di vinucottu) o fichi d’India (mustazzola di ficurinia). Questi ultimi si preparano setacciando i frutti e cuocendone il succo fino ad ottenere uno sciroppo che si addensa con la semola e al quale si aggiungono cioccolato, scorze d'arancia, mandorle e cannella. A cannedda può essere utilizzata in forma di piccoli “cilindri” che possono essere ricoperti con zucchero (cannedda ncunfittata) o profumati con chiodi di garofano (cannedda ngalufarata).
I mustazzola casarecci si aromatizzano con alloro , vaniglia e semi di cardamomo (Elettaria cardamomum With. et Maton). Talvolta hanno forma di piccoli rombi, denominati moscardini, termine che indica anche alcuni dolci che si preparano durante le festività natalizie, amalgamando, a fuoco vivo, acqua, zucchero, cacao, farina e chiodi di garofano. L’impasto ottenuto, ancora caldo, va mescolato lentamente, posto negli appositi stampi e fatto asciugare per un paio di giorni, quindi, infornato.

A Cutugnàta e a Mustarda

Sotto le invitanti luci dâ vitrina dû cosaruciaru risalta il bel colore ambrato cutugnàta, una confettura a base di zucchero e polpa di cotogne, decorata dai disegni dello stampo di terracotta smaltata (u stampu) entro il quale è fatta asciugare.
Accanto alle cotognate, i mustàrdi sulle quali vengono adagiate i fogghi sicchi d'addauru che conferiscono un particolare aroma.
A mustarda di mustu, detta anche mustucottu, e a mustarda di ficurinia sono dolci a base di mosto o succo di fichi d’India, addensato con amido o semola (ccû-ll'àmitu o-ccâ simula), aromatizzato e condito con pezzi di mennuli munnati, cannedda, cardamomo, chiodi di garofano, scorze d’arancia tritate e infornate e, a piacimento, cacao o pezzi di cioccolato.
La mostarda o mustata si consuma sia fresca, sia secca (mustarda frisca o sicca) dopo averla fatta asciugare al sole, entro piccoli stampi di foggia varia.

U-Bbucciddatu

Tipico dolce natalizio, riempito con una farcitura (rriminatu) a base di vino cotto, fichi, pinoli, canditi, mandorle tritate e uva passa (pàssula di-rraçina ianca e-nniùra)
Simile al bbucciddatu è u nataleddu, un dolce a lunga conservazione, che si prepara con mandorle ricoperte di zucchero (mennùli ncunfittati), fichi, uvetta di Pantelleria o passulidda, l’uvetta passita che si adopera in pasticceria.

A Fondà

Nei giorni di festa, in piazza, tra le “praline, ”le radici di liquirizia e i "dolcetti" colorati, ordinatamente esposti supra u vancuni , non può mancare la cosiddetta fondà, a base di zucchero fuso e miele, generalmente ripiena di sciroppo di frutta e, in passato, anche di rrosolìu.

Da Natale alla festa della Befana, inoltre, è possibile trovare anche u carvun'i-zzuccaru, un dolce a base di zucchero e aromi che, nell'immaginazione popolare, a vecchia strina, portava in dono ai bambini.

Li Cuddureddi di ficu sicca

Insieme alla colorata frutta candita, ci sono le filze arrotolate di fichi secchi aromatizzati (dette anche cudduri o iunci), chiuse alle estremità con un pezzetto di canna; solitamente si mangiano insieme a noci e mandorle.
Cuddureddi sono denominate, comunemente, anche alcune focacce a forma di ciambella, ripiene di miele, fichi secchi tritati o farina impastata con sàpa (mosto concentrato mediante cottura prolungata).
Con i fichi secchi tritati, si prepara anche il ripieno di alcuni tipici dolci natalizi detti cannilicchia.

I Filletti

Sono dolci tradizionali di Bronte, preparati con uova montate, farina, zucchero e, a piacere, pistacchio, e cotti in una padella di rame dal fondo conico, arroventata da due bracieri (i conchi) posti al di sopra e sotto di essa (ccû focu supra e u focu sutta). La brace, che può essere messa anche direttamente sul coperchio della padella, è raccolta utilizzando una grande paletta (u palittuni ra braçia).
Nel Brontese, le “fillette” sono molto note ed apprezzate: durante le feste, questi delicati dolci si regalano, in segno d’augurio o di gratitudine, alle persone “importanti”.
E’ anche consuetudine portarne na-bbella nguantera (un vassoio pieno) a chi ha avuto un lutto: nella triste occasione, infatti, i filletti, insieme a latte e caffé, sono offerte ai parenti del defunto, in segno di conforto e partecipazione.

A Cassata e i cassateddi

Quannu l'Arabbi-dduminiàvanu m-Palermu, alla Kalsa, i cuochi del palazzo dell’Emiro, crearono la cassata, un “.. dolce nuovo e rotondo..” che, nel 1575, il Sinodo di Mazara del Vallo, avrebbe definito come “indispensabile della Pasqua”. Dopo il suo positivo “esordio”, a cassata, manipolata dai cucineri delle famiglie patrizie e dalle monache dei conventi, comparve sulle mense più riccamente imbandite, durante le più importanti ricorrenze, prima tra tutte, il Natale.
Le cassate e le “cassatelle” sono a base di Pan di Spagna impregnato di liquore e ricoperto con ricotta impastata con vaniglia, zucchero, pasta ri mènnula di colore verde e pezzetti di cioccolato fondente. Il tutto è farcito e guarnito con frutta candita e zuccata, ossia con pezzi di zucca (cucuzza di cunfitteri) imbevuti di sciroppo e rivestiti con zucchero.
A cassata è uno dei più rinomati dolci siciliani: la sua indiscussa squisitezza è, spesso, utilizzata quale “termine di paragone” culinario… Quando, infatti, si vuole decantare la bontà di una pietanza, si suole dire: “E’-mmègghiu di na cassata!

U Turruni

E’ un dolce d’origine araba, molto apprezzato, in Sicilia, anche durante le feste natalizie. Originariamente, si preparava con mandorle e sesamo (a-ggiuggiulena) ma anche con i ceci tostati e cotti nel miele (cicirata).
Il torrone, confezionato in pezzi o in stecche, può avere consistenza dura o morbida ed essere ricoperto con sesamo , cioccolato, oppure ccû-ll’òstia, ossia con una sottile cialda di farina di frumento. I suoi ingredienti principali sono: zucchero, bianco d’uovo, cacao, miele, pistacchi, nocciole, arachidi, e mandorle, sgusciate e non, a seconda che si prepari il “torrone bianco” o il “torrone nero”(turruni iàncu o nìuru).
U turrunaru prepara il torrone cchê mennuli cocendo e mescolando continuamente, mandorle sgusciate e zucchero, in una particolare pentola. Quando lo zucchero si scioglie e assume un colore dorato, toglie il tegame bollente dal fuoco; nel frattempo, con l’olio, unge un tavolo di marmo sul quale verserà il torrone profumato e fumante. Questo, ancora caldo, va spianato e lavorato velocemente, servendosi di appositi arnesi, per evitare che rapprenda. Quando il torrone si raffredda è tagliato in pezzi, con affilati e robusti coltelli e variamente confezionato.
A fastucata è una sorta di torrone fatto con «.. pistacchio sfarinato e zucchero che serve a diversi usi nell’arte dei pasticceri e dei bericuocolai..», ossia di coloro che preparavano il “bericocolo”, una sorta di pasta dolce a forma di mustazzolu, fatta con farina e miele ed aromatizzata con frutta secca.
Spesso, accanto al tavolo dû turrunaru, lavora un altro artigiano che, con una speciale attrezzatura prepara u-zzuccaru filatu.

A Frutta Marturana


La colorata e invitante frutta Martorana è un tipico dolce siciliano così denominato perché, originariamente, confezionato dalle monache di clausura del Convento della Martorana di Palermo. Le religiose che, col tempo, tramandarono la loro ricetta ai pasticceri della città, elaborarono una tecnica che consisteva nel cuocere in "acqua d'arance" (acqua aromatizzata con cannella, vaniglia e buccia d’arancia tritata) un impasto a base di zucchero, miele e mandorle sfarinate, per ottenere la “pasta di marzapane. U mpastu, ingrediente base per la preparazione della frutta Martorana, veniva cotto in un recipiente di rame e modellato prima che si raffreddasse, quindi, infornato.
Questa preparazione fu resa possibile grazie all’importazione dello zucchero di canna durante la dominazione araba. “Marzapane” deriva, infatti, dal termine mauthaban che, in origine, indicava una moneta, poi una misura di capacità (nel caso in specie, le giuste dosi di mandorle e zucchero da mischiare per preparare il marzapane) e, infine, il recipiente in cui riporre lo stesso.
La “pasta di marzapane”, squisita e delicata, divenne, ben presto, il “dolce” dei pranzi reali, meritando, così, l’appellativo di “pasta-rriàli”.
La consuetudine di preparare la frutta Martorana nei conventi, si diffuse sempre di più, distraendo le suore dalle loro incombenze: per tal motivo, nel 1575, il Sinodo della Diocesi di Mazara del Vallo ne vietò la produzione.
Le varie forme con cui, anche oggi, è realizzata la frutta Martorana, sono scaturite a-ggustu e-ffantasìa dê “mònach’ i Palermu” che, già nel XII secolo, manipolavano piccoli marzapani dagli originali disegni, raffiguranti, perlopiù, ortaggi e
frutti quali mele, fichi, albicocche, fragole e alivetti, ricoperti con zucchero o cioccolato.
In un primo momento, i piccoli dolci colorati e allustràti-ccâ gumma aràbbica erano confezionati soltanto ppî-ttuttisanti (festa di Ognissanti); in seguito, anche ppô-ddui nuvembri. Nel giorno della Commemorazione dei Defunti, infatti, la “frutta delle monache”, insieme ad altri dolcetti (cosi dê morti) era ammugghiàta ntê panareddi cchê-nnocchi-rrussi e-rrialàta ê picciriddi (incartata in
cestini decorati con nastri rossi e regalata ai bambini).
La consuetudine delle famiglie palermitane di acquistare la frutta Martorana, si diffuse in altri centri della Sicilia e divenne comune anche durante le festività patronali e natalizie.

Con pasta-rriàli, infatti, è confezionato anche il piccolo
funcìddu russu che "sorveglia" la capanna della Natività, innevata con zucchero a velo e immersa tra li sfogghji di-ccicculatti di una invitante torta di Natale.


I Cassateddi d'Agira

Squisiti dolci, a forma di raviolo, tipici di Agira, nell'Ennese. A pasta dê cassateddi si prepara con acqua, farina, zucchero, sugna e uova. Per il ripieno, si utilizzano mandorle tostate, cacao, zucchero, bucce di limone tritate e-ffarina di cìciri. Tradizionalmente, i cassateddi sono cotte ntô furnu a-ppetra ove, prima dell'infornata, si fanno ardere scocc'i mènnuli. Dopo la cottura, le "cassatelle" sono spolverate con cannella e zucchero a velo.


I Muffulittedd'i-rricotta

Dolci, anch'essi, a forma di raviolo, la cui pasta si prepara come quella dê cassateddi. Noti anche come cosa duçi dû picuraru, sono ripieni di ricotta amalgamata con zucchero e, insaporita, a piacere, con cannella, pezzetti di cioccolato e canditi.


A Stidda di Natali

Confezionata ccû Pan'i Spagna e la crema dû pasticceri e ricoperta con panna e frutti di bosco, la torta a forma di stella, così chiara e "luminosa", ricorda a stidda cumeta e rende ancor più festosa l'atmosfera che profuma d'antico della vecchia cucina dove, attorno alla tavola imbandita, tutti si scambiano l'augùrii di Bbunu Natali.

Auguri che, anche l'autrice di questo itinerario tra le tradizioni e le piante del Natale siciliano, insieme a tutti gli altri componenti del Dipartimento di Botanica dell'Università di Catania, porge ai visitatori di questo sito.

 
     
made by mediaetna