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 La
più ricca collezione dell'Orto
Botanico è certamente quella
delle piante succulente,
che annovera migliaia di esemplari
per la maggior parte coltivati all'aperto.
Ciò è possibile grazie
al clima piuttosto mite che permette
di supplire in parte alla carenza
di serre.
 Per
le loro originali forme e strutture
le succulente rappresentano una delle
attrattive di maggior pregio dell'Orto
sia dal punto di vista didattico che
estetico. Fu lo stesso Tornabene che
diede vita alla collezione; infatti
da un suo elenco redatto nel 1887
risultano presenti esemplari di diverse
famiglie, quali Aizoacee, Crassulacee,
Cactacee, ecc.

Nel 1963 essa fu arricchita di 4000
nuovi esemplari in seguito all'acquisizione
della collezione di C. Di Stefano;
recentemente, un ulteriore incremento
si è avuto grazie alla donazione
del dott. C. Gasperini.
 Oggi,
in base a una stima approssimativa,
la collezione di succulente raccoglie
circa 2000 specie, prevalentemente
Cactacee, Agavacee, Euforbiacee, ecc.
 L'apparente
uniformità di aspetto che si
osserva in piante appartenenti a famiglie
sistematicamente molto lontane è
il risultato di un adattamento
convergente ad ambienti estremamente
aridi e si manifesta
con l'acquisizione di particolari
strutture quali il parenchima acquifero,
ricco di mucillagini in grado di trattenere
notevoli quantità di acqua,
l'epidermide ispessita e cutinizzata,
la trasformazione delle foglie in
spine, la presenza di fusti fotosintetizzanti,
l'assunzione di forme sferiche allo
scopo di limitare la superficie traspirante,
e così via.
Le
Cactacee sono piante tipiche del continente
americano; esse hanno forma varia,
con fusto colonnare od otriforme e
foglie generalmente trasformate in
spine.
Solo il genere Pereskia
è simile nell'aspetto alle
comuni piante arboree con ampie foglie
persistenti e per questo motivo viene
considerato il più primitivo.
Tra
gli esemplari più notevoli
sono da citare alcuni Cereus
di grandi dimensioni, dalla tipica
fioritura notturna, e diversi Echinocactus
grusonii, ultra-centenari, di inestimabile
valore. Numerosi esemplari di Mammillaria
(M. schiedeana, M. herrerae, M. theresae)sono
custoditi in serra e all'aperto.
Inoltre,
particolarmente interessanti sono
Blossfeldia liliputana, il più
piccolo cactus sudamericano in grado
di fiorire e fruttificare prima di
raggiungere mezzo centimetro di altezza;
Astrophytum
capricorne con le sue varietà
tra cui la var. nivea, molto rara
e delicata; Leuchtenbergia principis,
il cui aspetto ricorda quello di un'agave,
con rami che portano alle estremità
areole, spine e fiori.
Altre
pregevoli Cactacee sono Roseocactus
fissuratus, Melocactus jansenianus,
Toumeya papyracantha, Lophophora williamsii.
Dalle
regioni aride dell'Africa australe
proviene la maggior parte delle Aizoaceae.
Caratteristico è il genere
Lithops;
le piante hanno la forma di piccoli
sassi e si mimetizzano con il terreno
ciottoloso circostante.
Diversi
sono gli esemplari di Euforbiacee
fra cui spiccano, per la bellezza
dei rami e per il portamento maestoso,
alcuni giganteschi esemplari di Euphorbia
abyssinica ed E. candelabrum, mentre
altri, quali Euphorbia trigona, E.
caerulescens ed E. resinifera, formano
densi cespugli.
Fra
le Crassulacee citiamo Crassula
falcata dai caratteristici fiori
rosso sangue disposti in dense cime
e C. brevifolia a foglie bordate di
rosso, nonché i generi Sedum,
Echeveria ed Aeonium.
Fra
le Agavacee arboree spicca un eccezionale
esemplare di Nolina
recurvata, del Messico sud-orientale,
con il caratteristico ingrossamento
basale del fusto che supera i 2 m
di diametro.
Infine,
ricordiamo la presenza nell'Orto di
diverse specie di Asclepiadacee tra
cui quelle del genere Stapelia
dai tipici fiori a stella che emanano
uno sgradevole odore di carne putrida
per attirare particolari insetti pronubi
(mosche).
Stapelia europaea ssp. europaea, dell'isola
di Lampedusa, è l'unica specie
del genere presente in Italia allo
stato spontaneo. |