I GEOTOPI DELLA SICILIA

(a cura di Laura Bonfiglio)

Con il termine "geotopi" si intendono quesi siti che, per la loro singolarità geologica, costituiscono un patrimonio naturale di particolare valore scientifico e didattico, tali da essere anche oggetto di fruizione per la collettività.

La Sicilia ha una costituzione geologica molto complessa, essendo formata da unità che hanno raggiunto gli attuali rapporti reciproci in conseguenza della tettonica compressiva che ha accompagnato la collisione delle placche europea e africana, in un intervallo compreso tra l'inizio del Miocene e l'inizio del Pliocene.

Si riconoscono sostanzialmente tre unità strutturali:

1- Il Plateau ibleo, costituito essenzialmente da rocce carbonatiche, forma la parte sud orientale dell'isola ed ebbe funzione di avanpaese.

2- La parte centrale e e centro-occidentale, è occupata da sedimenti terrigeni di fossa.

3- A nord si estende l'edificio a falde, caratterizzato dall'accavallamento di unità tettoniche provenienti da domini paleogeografici diversi e differenziati dal punto di vista litologico, con prevalenza di rilievi carbonatici nella zona occidentale (Monti di Palermo) e di metamorfiti e di depositi terrigeni in quella orientale (Monti Nebrodi e Monti Peloritani).

Le formazioni geologiche della Sicilia presentano pertanto una tale ricchezza e varietà da fornire un inventario quasi completo degli aspetti della strutture geologiche.

I geotopi possono avere carattere:

Geologico (strutture sedimentarie, strutture tettoniche, strutture metamorfiche)

Mineralogico (mineralizzazioni, depositi minerali)

Geomorfologico (monumenti geologici, terrazzi, scarpate di faglia, forme morfologiche particolari)

Paleontologico (depositi fossiliferi di vertebrati, depositi fossiliferi di invertebrati)


Didascalie delle figure:

Figura 1 - Pendici settentrionali del massiccio di Pizzo Castellaro su cui si aprono la grotta di S. Teodoro ( a sinistra) e il riparo Maria ( a destra). Il deposito a ippopotami pleistocenci si estende davanti alla parete, dalla grotta di S. Teodoro al Riparo Maria.

Figura 2 - La trincea F, alla fine dello scavo. E' visibile la porzione ghiaiosa del deposito e, sul fondo a sinistra, un accumulo di ossa sovrastanti una piattaforma di abrasione marina precedente il deposito lacustre. La trincea ha una profonditò di m 5. 50 e una larghezza di due metri.

Figura 3 - Le trincee B e D ricchissime di resti scheletrici, lasciati in posto per la sistemazione del museo all'aperto.

Figura 4 - Porzione siltosa del deposito lacustre contenente due femori, destro e sinistro, di Hippopotamus pentlandi. La scala è di 10 cm.

Figura 5 - Porzione ghiaiosa del deposito, ricchissima di resti scheletrici di Hippopotamus pentland. La scala è di 10 cm.




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